Napoli, inchiesta su appalti e assunzioni: coinvolti anche politici

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Mastella moglie

I Carabinieri di Caserta e la Guardia di finanza di Napoli stanno eseguendo un’ordinanza di custodia cutelare con la concessione dei benefici dei domiciliari, 18 divieti di dimora e 6 misure interdittive del divieto di esercitare impresa e professione nei confronti di alcuni dei 63 indagati tra politici, dirigenti della pubblica amministrazione, professionisti e imprenditori campani

I carabinieri di Caserta e la Guardia di finanza di Napoli hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare con la concessione dei benefici dei domiciliari, 18 divieti di dimora e 6 misure interdittive del divieto di esercitare impresa e professione nei confronti di alcuni dei 63 indagati tra politici, dirigenti della pubblica amministrazione, professionisti e imprenditori campani. Secondo la procura di Napoli all’Agenzia regionale per l’ambiente (Arpac) le assunzioni clientelari sono state per lungo tempo la norma.

INDAGATA LADY MASTELLA. Nell’inchiesta risulta indagato anche il presidente del Consiglio regionale della Campania, Sandra Lonardo, destinataria di un provvedimento di divieto di dimora. Secondo le notizie trapelate, si tratterebbe, di un divieto che riguarda la città di Napoli, dove si svolge l’attività istituzionale della Lonardo in qualità di presidente dell’Assemblea. Non solo: quattro carabinieri ed ufficiale dell’Arma sono entrati nella abitazione della famiglia Mastella a Ceppaloni, nel Beneventano. “Sono quasi svenuta. Mi è crollato il mondo addosso. Mi chiedono di dimorare fuori della Campania. Ancora non riesco a crederci. Con mio marito sarei a capo di una cupola affaristica. Senza spiegarci cosa avremmo fatto”. Lo scrive, come prima reazione, il presidente del Consiglio regionale della Campania, Sandra Lonardo, in una lettera aperta ai cittadini della regione in merito all’inchiesta che la vede coinvolta (guarda box a destra).

APPALTI TRUCCATI. I provvedimenti del gip del tribunale di Napoli riguardano un’inchiesta sull’esistenza di un’associazione a delinquere che nell’ambito della gestione degli appalti pubblici e di concorsi per l’assunzione di personale o affidamento di incarichi professionali, ha commesso truffe, falsi, abusi di ufficio, turbativa d’asta o concussione.

Secondo quanto si è appreso, l’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli condotta dal pm Francesco Curcio è uno sviluppo di quella che nel genanio 2008 ha condotto all’arresto del presidente del Consiglio regionale campano Sandra Lonardo e del consuocero Carlo Camilleri. Tra gli amministratori pubblici destinatari delle misure interdittive anche funzionari dell’Arpac, l’agenzia campana per la protezione dell’ambiente. Oltre alle notifiche delle misure, sono stati eseguiti diversi provvedimenti di perquisizione nel napoletano, nel casertano e nel Sannio.

LA PROCURA. Le indagini che coinvolgono 63 persone tra politici, funzionari di pubblica amministrazione e imprenditori, hanno ricostruito “un ramificato sistema di potere e di gestione delle cosa pubblica (appalti, assunzioni, nomine, sostituzione di vertici amministrativi locali) che, al di là delle rilevanti ricadute sull’efficienza della P.A. e sulla regolarità delle procedure amministrative e sul corretto impiego del pubblico denaro, si è contraddistinto per un improprio utilizzo delle funzioni pubbliche a fini privatistici, con conseguente commistione tra interesse pubblico e interesse personale o del partito politico di appartenenza”. Lo scrive in una nota la Procura di Napoli.

Mastella Lonardo
Sandra Lonardo e
Clemente Mastella

 

LE MANI DELL’UDEUR SULL’ARPAC. L’indagine su una ‘cupola’ ai vertici della quale ci sono, per i magistrati, i coniugi Mastella, che insieme ad altri 25 indagati hanno costituito un’associazione per delinquere finalizzata alla truffa ai danni dello Stato, turbativa d’asta, falso in atto pubblico continuato e concussione, ha avuto inizio nell’ufficio inquirente napoletano nel gennaio 2008, contestualmente all’investitura, per ragione di competenza territoriale, di quella incardinata al tribunale di Santa Maria Capua Vetere, e vi si sono aggiunti ulteriori filoni investigativi precedenti, come quello in mano dal 2007 al Nucleo di Polizia Tributaria della Gdf di Napoli.

Ai Mastella, nella cupola, si aggiungevano professionisti e imprenditori, per ottenere vantaggi economici, consenso elettorale e posizioni di comando. I fatti accertati riguardano in periodo che è compreso nel triennio 2005-2008. Al centro dell’inchiesta, numerosi profili di gestione dell’Arpac, agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, il cui “effettivo organo decisionale non era il suo direttore generale, come per legge, ma piuttosto i vertici della struttura di partito cui quest’ultimo apparteneva e di cui lo stesso non era che mero terminale”.

In pratica, dicono i pm della sezione reati contro la Pubblica amministrazione che fa capo all’aggiunto Francesco Greco, l’ex dg Luciano Capobianco, l’unico destinatario di una misura cautelare ai domiciliari, vicino all’Udeur attraverso l’ex coordinatore regionale Antonio Fantini, già coinvolto in indagini sulla gestione del post-terremoto del 1980 in Campania, non faceva che utilizzare assunzioni e appalti per l’Arpac secondo le indicazioni della ‘cupola’. Quanto all’assunzione di personale, gli inquirenti hanno lavorato su un file trovato nel pc della segretaria di Capobianco, con centinaia di nomi a fianco ai quali risultava quello di un esponente politico o della pubblica amministrazione, alcuni presenti più frequentemente.

testo e foto tratto da affaritaliani.it           inserito da michele de lucia