La grande assenza di Dino Piana

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Il maestro fermato da un’influenza ha lasciato spazio al bel suono di trombone di Enzo De Rosa e al pianoforte di Julian Oliver Mazzariello mattatore della serata

 In molti erano andati al teatro Verdi per ascoltare o “vedere” il mito del trombone italiano Dino Piana, arrivato un po’ a sorpresa nel nostro jazz, dopo che al Lirico di Milano era stato stregato da Frank Rosolino, con uno strumento che all’epoca, sul finire degli anni ’50 era una novità perfino scomoda, poiché considerato uno strumento da banda. Il trombonista avrebbe dovuto essere il protagonista del concerto della Salerno Jazz Orchestra, diretta dal figlio Franco, ma il maestro è stato bloccato da un’influenza e costretto in albergo. L’ orchestra si è comunque presentata in buona forma, ma penalizzata da un’amplificazione eccessiva per un teatro dalla buona acustica, per offrire un omaggio ad Armando Trovajoli: dieci pezzi per ripercorrere una lunghissima carriera di musicista, arrangiatore, compositore, nella quale ci ha accompagnato la voce di Concita De Luca. Il concerto è stato inaugurato dal famoso ritmo di Bajon “El Negro Zumbon”, nel film “Anna” affidato alla voce di Flo Sandos con le movenze di Silvana Mangano, per noi, un solo che Franco Piana ha assegnato al sax soprano di Jerry Popolo, in un particolare arrangiamento intrecciato con lo standard “On green Dolphin Street”, anch’esso colonna sonora di un celebre film con Lana Turner ma assurto sugli scudi solo dopo la definitiva versione datata 1958 incisa da Miles Davis, John Coltrane e Bill Evans. “Dal motivetto stupido” così ama definirlo lo stesso Trovajoli, si è passati al tema di “Riusciranno i nostri eroi”, con finale evocativo in cui si è elevato il suono del corno di Maurizio Maiorino, un ritorno al jazz sinfonico, il suo, dopo il “battesimo” con l’orchestra di Luciano Fineschi. E’ intenso il “Jazz Prelude”, una splendida melodia dal gusto asciutto e classico, che ha visto l’incipit intonato dal flauto di Antonio Senatore con un Alfonso Deidda che gli ha fatto da secondo, purtroppo non con la stessa intenzione di suono e vibrato, che ha ceduto il passo ad un piccolo, ma scintillante cammeo di Julian Oliver Mazzariello, in piano solo. Il pianista anglo-italiano ha iniziato con “Che m’è ‘mparato a ‘ffà”, una canzone che all’epoca rivelò al grande pubblico la mirabile voce di Jula De Palma, sostenuta dall’orchestra di Lelio Luttazzi. Julian non si è allontanato dallo stile italiano di quegli anni, anche se rivisto secondo il suo particolare sentire, offrendo una lezione di virtuosismo, forse un po’ sopra le righe, con evocazioni debussyane, il tutto sempre sorretto da una indiscussa, incredibile vitalità – questo nesso sanguigno e vibrante tra epoche e stili succedentisi, che è la caratteristica di capiscuola che hanno tracciato le strade maestre del piano-jazz. Il secondo brano a solo è stato uno dei temi del film “Il Profeta” di Dino Risi, trasformato in un infuocato honky tonky, con finale affidato alla coda del pianoforte trasformato in chitarra. Ancora un successo di Trovajoli con la colonna sonora di “Anatra all’Arancia”, prima di passare ai due pezzi meglio eseguiti della scaletta: il tema di “Golden Age”, che ha rivelato al pubblico l’incessante capacità espressiva del trombone di Enzo De Rosa, privo di enfasi e di ruvidezza, che ha fatto coppia con il flicorno di Franco Piana, che sembra innervare queste esecuzioni, contraddistinte da un gioco tagliente privo di fronzoli e abbellimenti, e “Vecchi amici” in cui abbiamo apprezzato il suono del contralto di Alfonso Deidda, incorniciato come in un primo piano “con velino”. Ritorna a sedersi al gran coda Julian Oliver Mazzariello per “Sette uomini d’oro”, un interessante soggetto di fuga che ha posto in evidenza tutte le sezioni dell’orchestra. Finale con super-ospite, la vocalist Cinzia Tedesco che ci ha regalato una “Roma nun’ fa la stupida stasera” un po’ affettata. Festa delle premiazioni, con il direttivo dell’associazione e l’Assessore Ermanno Guerra in palcoscenico con i riconoscimenti per Dino Piana ed Armando Trovajoli consegnati a Franco Piana e bis. Prossimo appuntamento con la Salerno Jazz Orchestra il 16 novembre, quando gli ospiti saranno le New York Voices per una serata all’insegna del più puro vocalese.

Olga Chieffi