La purezza lineare di Guido Peyron

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Questa sera,  alle ore 18,30 verrà inaugurata la 42° stagione espositiva della galleria Il Catalogo, con venti  opere in mostra del maestro fiorentino. Sabato alla stessa ora la presentazione delle due ri-edizioni gattine affidata ad Aldo Falivena e Giuseppe Grattacaso

 Sarà il segno di Guido Peyron ad inaugurare la XLII stagione espositiva  della galleria Il Catalogo, una raffinata e significativa scelta quella di Lelio Schiavone e Antonio Adiletta, che farà comprendere al pubblico la ricerca della forma e della figura che caratterizza il percorso comunicativo di uno dei massimi maestri del Novecento italiano. Venti le opere, tra acquerelli, olii, tempere e disegni per una mostra che verrà inaugurata questa sera alle ore 18,30 che si concluderà il 10 novembre, per tracciare uno schizzo dell’appartato e inquieto Guido Peyron, il quale si dedicava alla pittura a partire dal 1924, grazie all’incoraggiamento di Ludovico Tommasi, andando successivamente a Parigi e recando con sé l’impressione della fragile e insieme fermissima purezza lineare di Amedeo Modigliani. Dove t’abbatti, dopo il breve sparo (la tua voce ribolle, rossonero salmì di cielo e terra a lento fuoco) anch’io riparo, brucio anch’io nel fosso”. E’ questo l’incipit de’ “Il gallo cedrone” di Eugenio Montale, dedicato a un Guido Peyron pittore e cuoco. Una intensa amicizia la loro, una delle tante, da Massimo Bontempelli ad Aldo Palazzeschi ed Arturo Loria, che vide il pittore fiorentino protagonista di quel ribollente crogiuolo di pensiero creativo che fu la sua città agli inizi del secolo scorso e che ha ritratto nel corso della sua attività. Opere che testimoniano la rara eleganza espressiva di un artista poco noto, ancora oggi, ma denso di stimoli. La sua personalità vibrante e l’ indiscusso talento artistico ne fecero un artista molto apprezzato ed amato da critici, letterati ed artisti quali Sebastiano Timpanaro, Alessandro Bonsanti, Matteo Marangoni. Temi ricorrenti delle opere, che saranno ospiti della galleria salernitana, ritratti di persone care e le nature morte, prevalentemente fiori, con i primi risolti quasi al tratto, in assoluta linearità, rinunciando ai volumi e al chiaroscuro, con calligrafia tremante e ricercatamente ingenua nella descrizione, quasi da parer tradotti da una mano infantile, immobili e taciti, avvolti da una indicibile malinconia. I fiori e le nature morte, sono invece concepiti da Peyron, animisticamente, quali sorta di fantasmi della vita quotidiana: per la sua fantasia, un vaso azzurro poteva essere un lago e i fiori le fanciulle, sorprese in gesti o in trasalimenti del sentimento. Nelle sue nature morte  vibra una nuova dimensione atmosferica, magmatica e pulviscolare tendente a deformare ulteriormente il reale. Altro nodo cruciale il periodo produttivo risalente agli anni Cinquanta, con opere atipiche in un panorama toscano dilaniato tra il figurativo e l’ astratto, in quanto le opere di Peyron si popolano di manichini, velieri e prostitute che riecheggiano ossessivamente quei temi dell’ introspezione, del viaggio e dell’ umanità marginale che Alfonso Gatto utilizzò per ascrivere l’artista tra i protagonisti dello stile notturno. Scrive di lui il nostro poeta: “Il gusto ironico che Peyron ebbe della vita – forse da vivere in una sola età, di corsa, e da ricordare nel sentimento del tempo per gli anni e per i giorni che ci restano da vivere – gli restò sulle tele quale un atto di omaggio e di rispetto per le cose e le persone mute, incantate nel loro essere e nel loro parere. E morte mai potremo dire le sue tante nature morte: mute, invece, e significanti anche la stanchezza della propria fatuità, emergente per contraddizione da un pessimismo nero. Mai abbandonati per un’eterna posa, i ritratti e le figure al limite del proprio cachet mondano, ma sempre sul punto di raggiungere una smania insanabile”. Il cofanetto, contenente, i due florilegi di scritti di Alfonso Gatto, “Le ore piccole” e il “Il catalogo è questo”, a cui si aggiunge uno scritto introduttivo di Giuseppe Grattacaso “La città lontano”, pubblicato, in occasione del centenario della nascita del poeta, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e grazie alla sensibilità del presidente del Credito Salernitano Giuseppe Vassallo e del “Comitato per Gatto” presieduto da Bruno Ravera, sarà presentato domani, alle ore 18,30, presso il Catalogo da Giuseppe Grattacaso e Aldo Falivena.

 Olga Chieffi