Costiera amalfitana. Scala e il beato Gerardo Sasso

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Domani martedì 13 ottobre Scala in Costiera amalfitana si appresta a celebrare la memoria liturgica del suo concittadino, il beato Gerardo Sasso. Alle ore 19.00 si snoderà da borgo S. Pietro la processione con la reliquia del beato e raggiungerà il Duomo dove sarà celebrata la S. Messa. Ma chi era il beato Gerardo? Nel corso del Medioevo ad Amalfi , attratti dai luoghi santi e dal desiderio di commerciare, gli Amalfitani si trasferirono a Gerusalemme dove con la elargizione di ricchi doni ottennero dal Califfo Monstafar Billah un’area nel quartiere latino. Qui fecero sorgere una chiesa dedicata a S. Giovanni Battista con accanto un grande ospedale per i pellegrini cristiani, poi una abbazia per monaci con la chiesa dedicata a S. Maria Latina, infine gli stessi monaci eressero un convento per le donne con la chiesa di  S. Maria Maddalena. Amato di Montecassino ci dice che Mauro, abitante di Amalfi e nativo di quella città aveva  fatto costruire un ospedale a Gerusalemme ed un altro ad Antiochia, che sosteneva con proprie ricchezze. La data di fondazione dell’ospedale non può essere precisata  con esattezza ma sicuramente avvenne molto prima della Prima Crociata. Neanche Amato ci dice quando l’ospedale fu fondato ma scrivendo che nel 1062 Pantaleone era già a Costantinopoli e che suo padre Mauro si era ritirato dagli affari  si può dedurre che l’ospedale fu eretto mentre veniva restaurata la basilica del S. Sepolcro, circa il 1048.  La direzione dell’ospedale venne affidata ad un laico, uomo di fede, virtù e carità, Fra Gerardo Sasso. Guglielmo di Tiro, Arcivescovo, Cancelliere del Regno di Gerusalemme e storico delle crociate afferma che quando arrivarono i cristiani in Gerusalemme trovarono Gerardo che al tempo delle ostilità aveva servito i poveri per mandato dell’abate. Altre testimonianze ci vengono da due bolle pontificie. La prima emanata da Pasquale II il 15 febbraio 1113 nella quale, approvando la regola e confermando taluni privilegi alla comunità monastica, si rivolge a Fra Gerardo con queste parole: Paschalis episcopus servus servorum Dei  venerabili Filio Gerardo istitutori ac  Praeposito Hierosolymitam xenochii eiusque legitimis successoribus in perpetuum. La seconda Bolla fu emanata da papa Callisto II il 19 giugno 1120 che così scrisse: Quamobrem, dilecte in Christo fili Giralde, Preposte, piis hospitalitatis tuae studiis incitati petitionem tuam debita benignitate suspicimus, et institutum a Te in civitate Jerusalem juxta Ecclesiam B. Johannis Baptiste xenodochium ad exemplar domini praedecessoris nostri sanctae memoriae Paschalis Papae, protectione Sedis Apostolicae communimus[2]. Il magistero di Gerardo dovette protrarsi per oltre un ventennio. L’abito dell’ordine fu una veste talare ed il mantello nero al quale più tardi si aggiunse la croce bianca a otto punte  simboleggianti le otto beatitudini. Quando l’ordine assunse la funzione di difendere Gerusalemme  i cavalieri incominciarono ad indossare anche una sopravveste rossa. La regola che Gerardo diede ai suoi può così essere sintetizzata: povertà, obbedienza e castità, assistenza  agli infermi, ai pellegrini ed ai crociati e difesa della fede. Il beato morì nel 1120 e i suoi resti mortali, dopo la caduta di Gerusalemme, furono portati prima a Rodi, poi a Cipro, a Malta ed infine nel 1334 nel castello di Manosque in Provenza, ma la Rivoluzione francese devastò la sua tomba. L’origine del beato Gerardo è stata dibattuta da due opposte correnti, quella francese e quella italiana. Il diplomatico A. Donnadieu, cavaliere dell’O.S.M. di Malta in uno scritto, pubblicato sulla rivista  dell’ordine ed intitolato Il Beato Gerardo “Tenque” – Le sue Origini e l’autenticità delle reliquie del Castello di Manosque,  affermò che il beato era nato in Provenza e che il suo cognome era Tunc. Anche lo Chevillard sostenne il cognome Thunc e la nascita a Martiguez in Provenza mentre il Varillon nello scritto L’epopea dei Cavalieri di Malta sostenne la nascita nella città di Gap. L’italiano Paoli seguì la tesi francese identificando con superficialità il beato con il crociato Gerardo di Hainaut, signore di Avesnes. In realtà la mancata concordanza sulla città natale del beato fa cadere la credibilità di tali storici, tra l’altro sono affermazioni che non poggiano su alcun valido documento storico. Al contrario vi sono valide ragioni per ritenere il beato nativo di Scala ed appartenente alla famiglia Sasso. Matteo  Camera  pubblicò  nelle  sue  Memorie  due  atti  notarili  che attestano la esistenza dell’immagine del beato nel sedile di Scala. Il primo è del notaio Stefano Varone ed è datato 15 settembre 1680; esso recita: Nell’antichissimo sedili dei nobili di detta città abbiamo trovato dipinta l’effigie di un vecchio venerando, vestito con abito talare, a somiglianza di quello dei Monaci Benedettini. Nella destra si vede elevata una spada nudata e nella sinistra uno scudo con croce bianca, proprio come quella dei Cavalieri Gerosolimitani,con in alto, di qua e di là, due stemmi; cioè a destra quello dell’Ordine Gerosolimitano con croce bianca, a sinistra invece una grande croce, in mezzo di color rosso, e dentro ai quattro lati altre quattro piccole croci rientranti dello stesso colore dell’effigie. Sopra questa effigie dipinta v’era una iscrizione che ora appare corrosa dal tempo, ma ben si possono leggere queste parole “Beatus Gerardus Civitatis Scalarum”, il resto dell’ iscrizione non si può riuscire a leggere per la vetustità. Nel secondo atto, datato 11 aprile 1705, del notaio Biagio Imperato si legge: Abbiamo trovato l’effigie del Beato Girardo, primo fondatore con abito talare quasi benedettino, con la spada ignuda in mano destra e nella sinistra con scudo et croce bianca detta di Malta sopra un giglio et sotto una corona d’oro denotante l’impresa del seggio ossia Piazza di Nobili di detta Città di Scala, e l’altra impresa a man sinistra in campo bianco con Croce Rossa in mezzo, grande con altre quattro piccole similmente rosse denotante il regno di Gerusalemme e dei Maestri della Religione Gerosolimitana con la seguente iscrizione sopra:

ANNO CHRISTI MXX NOBILES REGIONIS AMALPHIAE

FUNDAVERUNT IN SANCTAM HIERUSALEM CIVITATEM MILITAREM

RELIGIONEM EQUITUM  S. JOHANNIS HYEROSOLIMITANI QUI NUNC

MELITENSES DICUNTUR CUIUS RELIGIONIS PRIMUSB ELECTUS MAGISTER

FUIT BEATUAS GERARDUS ORDINIS FUNDATOR CIVITATIS SCALARUM.

Quando pubblicò la sua opera Istoria il Camera non conosceva i due documenti e propendeva per l’origine francese del beato, ma dopo il ritrovamento dei due documenti anch’egli non ebbe più dubbi sull’origine scalese. Lo storico francese Joseph Delaville la Roulx nell’opera Les Hospitalitiers en Terre Sainte et a Chipre pur sollevando alcuni dubbi circa gli atti propende per l’origine scalese. Riguardo ai due atti Mons. Cesario D’Amato nell’opuscolo Precisazioni sul beato Gerardo de Saxo e l’Ospedale Gerosolimitano, pubblicato nel 1948 sulla Rivista Benedettina scrive che la famiglia Sasso vedendo cadere la pittura e l’iscrizione, a salvaguardia dell’appartenenza del beato alla propria famiglia produssero il primo atto notarile. Poiché il secondo atto dice che lo scudo del beato portava dipinto lo stemma del sedile dei nobili si può affermare che il secondo documento fu prodotto dopo il restauro della pittura per testimoniare con un atto notorio un argomento storico in favore della tradizione locale. Anche Ferdinando Ughelli nella sua Italia Sacra scrisse che Scalam natali suo inter coeteros nobilitavit Sanctus Gerardus ductor et institutor Ordinis Equitum Hospitaliorum Sancti Joannis Jerosolymitani, qui post Rhodum, nunc Militensis nuncupantur e così il Marulli nelle Vite dei Gran Maestri scrisse: Io ho visto un manoscritto in carta pergamena nel quale s’accenna Haver avuto  (il b. Gerardo) origine da Scala, antica città del regno di Napoli, posta nella costa d’Amalfi. È una notizia poco dettagliata ma anch’essa preziosa. Un altro argomento a favore della tradizione scalese fu portato dal Guerritore nello scritto Il Casato e l’arma gentilizia di Fra Gerardo pubblicato sulla rivista Araldica nel 1920. Nella chiesa di S. Pietro a Campoleone esiste una statua in marmo che rappresenta un guerriero giovane ed imberbe con corazza e scudo che trafigge un drago. Nello scannello è scolpito: PAULI DE SASSO MCCCLVIII, ma ciò che più interessa è che nello scudo si vede lo stemma della famiglia Sasso inquartato con la croce di Malta. Di questa statua si occuparono Scipione Volpicella negli Studi di Letteratura, Storia e Arte Carlo de Lellis nelle Famiglie del principato citra-Sasso  vedono nella statua un S. Michele Arcangelo, protettore dei Sasso. Invece il Guerritore sostiene che non si tratta di un S. Michele ma di un monumento eretto da Paolo in memoria del beato suo antenato come testimonia lo scudo con la croce di Malta. Inoltre va rilevato che anche l’immagine che troviamo effigiata sul piedritto di un’ arcata nella Basilica del Crocifisso ad Amalfi che la tradizione vuole che raffiguri il beato ritrae un personaggio imberbe che indossa un abito religioso, con il capo circondato dall’aureola e nella sinistra una spada. Anche Giuseppe Imperato nel testo Il beato Gerardo illustra tre stemmi della famiglia Sasso che testimoniano l’appartenenza del beato alla città di Scala. Il primo stemma si trova su un muro sotto l’arco d’ingresso del palazzo Mansi-Del Pizzo a Ravello. Il cimelio reca a rilievo in basso le cinque punte dei monti così come le troviamo nella statua nella chiesa di S. Pietro, in alto le due croci di Malta, nel dado sottoposto che fa un sol corpo con lo stemma vi è questa iscrizione:

INCLYTA GENS SASSO SCALAS MIGRAVIT AB URBE

INQUE CRUCES SOLYMAE MUTAVIT LILIA VICTRIX.

Il secondo stemma posto nella chiesa di S. Pietro a Campoleone reca in alto le due croci semplici, senza le otto punte, in basso i cinque pizzi montuosi di cui il centrale mancante  perché il pezzo è rotto verticalmente ed una metà anche orizzontalmente per cui anche la croce di destra resta dimezzata. Il terzo stemma si trova nella chiesa di S. Francesco in Ravello, posto al centro della navata fa da lapide alla tomba del patrizio scalese Diego Sasso. Lo stemma presenta delineate in alto le due croci a punte ottagonali ed in basso cinque pizzi di monte, mentre l’iscrizione si rifà sia pure con espressioni diverse ed abbreviate in un latino poco classico a quelle del primo stemma:

DOMIN. DIDACUS SASSO PATRIT. SCAL. – SIBI SUISQUE POS.

ANNO DNI MDCCLVI.

In questo ampio coro di testimonianze va annoverata la voce poetica di un esponente della famiglia: Tommaso Sasso. Nel poemetto La centuria nel sonetto La costa d’ Amalfi il Sasso così poetò:

Tratta di Roma la più nobil parte

Qual reliquia di lei nome ha di Costa

Questa, che sovra i Monti al Sole esposta

Scoprì petto di pietra incontro a Marte.

Quindi fe scorso il Mar di parte in parte

Humile al gran Sepolcro il piè accosta.

Qui la pietà col suo valor composta

Prodigo il Prode al peregrin compare.

Che fondandovi Hospitij; il Frate eletto

Con aurea Croce a sostenerne il pondo

Scovre d’ oro il suo zel pendente al petto.

D’ Adamo in qua. Girisi l’ Orbe a tondo

Da le Coste non sa sano intelletto

Pender, e’ Heroi de’ primi Germi al Mondo.

A buon diritto possiamo dunque concludere che la storiografia ecclesiastica e civile, la letteratura, l’architettura, la pittura, l’araldica e la poesia unitamente convergono nell’oppugnabile origine scalese del beato Gerardo Sasso.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                         


[1] Amati, Historia Normannorum, edita da V. De Bartholomeis, nella coll. dell’ Istituto Stor. Ital. an. 1935, pp. 341-346.

[2] P. A. Paoli, Dell’ origine e Istituto del SMO di S. Giovanni Battista Gerosolimitano, Roma 1781, p. 11.

[3] F. Ughelli, Italia Sacra, t. VII, p. 479.

[4] G. Marulli, Vite dei Gran maestri, pp. 1-8.

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