I DERBY DELLA CAMPANIA POSITANO CONTRO SORRENTO

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 NAPOLI (8 ottobre) – Camorra, degrado, rifiuti non rimossi, inquinamento ambientale: la Campania attira da tempo un’informazione appiattita esclusivamente sui suoi aspetti peggiori. Un territorio composito, dove convivono realtà spesso poco note bersaglio di facili equazioni negative. Per conoscere meglio la nostra bistrattata regione, Il Mattino mette faccia a faccia ogni settimana località di province differenti in possesso di qualche affinità, attraverso dei reportage che, con provocazione, si sono voluti chiamare Derby della Campania. Un modo per contribuire alla conoscenza della Campania, confrontandone bene e male.

Sorrento, l’azienda turismo da 150 alberghi. Gli escursionisti spagnoli sbarcati dalla «Royal Carribean» si affrettano in piazza Tasso. Li attende il bus che li riporterà al porto di Napoli, pronti per ripartire con la loro nave da crociera. È un buon mese, in penisola: temperatura mite e poco folla di vacanzieri facilitano le presenze straniere. E Sorrento fa la parte del leone, in Costiera.

«A luglio, eravamo davvero preoccupati – dice Costanzo Iaccarino, presidente degli albergatori sorrentini – La crisi e un avvio poco felice ci avevano fatto registrare un calo di fatturati del 20 per cento. Per fortuna, a fine stagione, i danni si sono limitati ad un calo di presenze del 5 per cento».

La crisi internazionale lascia il segno. Ma lo zoccolo duro degli aficionados di Sorrento resiste: sono soprattutto inglesi, che da soli assicurano oltre il 50 per cento di turisti. Al di là del tour operator di turno, la Gran Bretagna conserva un debole per Sorrento e la costiera. E le 150 strutture alberghiere, con 5000 addetti e una media di 18 mila posti letto, reggono. Nell’anno, significano 500 mila turisti inglesi, con fatturati medi di circa 30 milioni di euro. È la principale industria della Costiera. Oltre agli inglesi, anche americani, tedeschi, scandinavi. Ma quest’anno la Costiera è stata riscoperta dagli italiani.

Spiega Costanzo Iaccarino: «La nostra alta ricettività ci consente di fare da base per escursioni in varie località della regione, come Pompei, Paestum, il Vesuvio, le isole di Capri e Ischia». Da decenni, Sorrento non è più borgo o villaggio di pescatori. La dimensione di cittadina è ormai nel Dna di tutti i residenti. Basta scendere dalla Circumvesuviana, o arrivare in auto sotto il ponte blu con lo stemma comunale, per venire ingoiati dalle auto. Dice il sindaco, Marco Fiorentino: «Sorrento ha fatto grandi molti tour operator. Noi siamo in prima linea sempre a difendere l’immagine della nostra città, come quest’estate quando si era scatenata quella canea sul nostro mare su cui eravamo incolpevoli. Abbiamo in mente, con limitati budget a disposizione, di incrementare gli eventi turistici e di affrontare la soluzione del nostro vero problema, i difficili collegamenti. Le vie del mare e il trasporto su ferro devono essere il futuro».

Sorrento, che ha ispirato qualcosa come 120 canzoni, punta da sette anni sul Premio Caruso, per avere finalmente un suo evento di risonanza internazionale. La grande concorrenza sui festival del cinema ha ormai fatto tramontare l’antico appuntamento con attori e nuove pellicole. Troppo costoso, perdente il confronto con Venezia, o altri festival cinematografici. Si punta dunque sulla figura di Enrico Caruso, il tenore che trascorse a Sorrento gli ultimi giorni della sua vita: su di lui anche una mostra, con più di ventimila visitatori a Villa Fazzoletti.

Su corso Italia si affollano comitive di stranieri. Svoltano per il centro storico, a gustare limoncelli e liquori di agrumi nelle botteghe che propongono assaggi. A ricordare che Sorrento e la costiera non sono solo turismo, ma anche limoni e agrumi e olio. E prodotti tipici riconosciuti dall’Unione europea. Prodotti che danno lavoro a oltre 300 aziende agricole, in gran parte riunite nel consorzio Solagri, nato nel 1994 da un’idea associativa di Mariano Valentino Vinaccia. Raggruppa produzioni del famoso limone ovale per 23mila quintali, con 200 quintali di olio e 100mila di marmellate. Il limone ha il riconoscimento Igf e alimenta l’industria dei produttori di limoncello, che vantano oltre un secolo di ricette che hanno fatto il giro del mondo.

Spiega Stefano Massa, presidente dei produttori di limoncello: «In costiera se ne producono più di tre milioni di litri, con prodotti naturali. È una filiera agroalimentare integrata, che esporta in America e in tutta Europa». Sedici le aziende (14 concentrate tra Sorrento, Vico, Piano e Sant’Agnello) riconosciute con marchio Igp. Vi lavorano circa 150 addetti, ma in 4 concentrano l’80 per cento dei fatturati. Un’attività che ha soppiantato l’intarsio in crisi, che fino a 20 anni fa dava lavoro a 700 persone. La sinergia tra prodotti tipici e ricettività turistica è la carta da giocare. Il sindaco Fiorentino lo sa: «Limitazione del traffico e accoglienza sono i nostri obiettivi. Entro due anni, c’è in programma un mega parcheggio per 400 posti; poi con finanziamenti regionali di 11 milioni e 200mila euro avremo 4 ascensori per 24 persone che collegheranno la città».

È la Sorrento futura. Quella che spera nel ritorno continuo dei turisti. «Per farlo, nella mia città come altrove, bisogna sempre anticipare i desideri degli utenti», ripeteva un sorrentino diventato tra i più noti direttori di alberghi nel mondo: Aniello Lauro. È morto un anno e mezzo fa, Sorrento gli ha dedicato un awards per premiare i manager alberghieri. La sede non poteva che essere qui.

Positano, la qualità: poco traffico e parcheggi.
Il mare è invitante e il caldo autunnale fa il resto. Di fronte l’Incanto e la Buca di Bacco sono non meno di una cinquantina in costume, pronti a tuffarsi e a prendere il sole. Si parla inglese, spagnolo, tedesco, francese tra via del Saracino, la spiaggia del Fornillo, la passeggiata Nureyev.

L’appendice della costiera amalfitana si fa borgo, tradizione turistica, meta di richiamo, storia. Qui tutto è caratteristico: le case che degradano sui pendii, le scalinate, le stradine strette, l’assenza di auto nel cuore del paesino che, tra vicoli con botteghe di «stracci e pezze positanesi», arriva alla parrocchia dell’Assunta e poi sulla spiaggia. «Rispetto alle fosche previsioni orientate al pessimismo – dice il sindaco Domenico Marrone – i risultati della stagione non sono stati poi così brutti. Siamo partiti in maniera lenta, poi le strutture turistiche hanno recuperato».

Presenze medie di circa 320mila persone, duemila posti letto per 30 alberghi solo nella parte centrale della cittadina, Positano in costa d’ Amalfi   si difende. E la costiera sorrentina sembra fondersi in quella amalfitana, così vicine e così lontane. Province diverse, per località a incastro ognuna con propria storia e tradizione. Qui le tre torri di avvistamento ricordano la paura per gli sbarchi dei predoni saraceni. E una grande targa insegna che fu proprio un positanese, Flavio Gioja, a inventare quella bussola che ha orientato naviganti di ogni razza e latitudine.

Negli anni Sessanta e Settanta, sono arrivati e si sono moltiplicati gli amatori di Positano. Come il ballerino russo Rudolf Nureyev, che nel 1989 comprò l’isolotto de Li Galli, che guarda la spiaggia di Positano. E lì venne spesso, fino alla morte nel 1993. E lì si videro Roberto Rossellini, Anna Magnani, Ingrid Bergman, Jacqueline Kennedy, Aristotele Onassis. Fino a Hillary Clinton in periodi più recenti. Oggi, anche Franco Zeffirelli ha venduto la sua villa a Positano, i personaggi famosi vanno altrove. E il borgo della costiera, che fu per qualche anno meta di vip in grado, nella provincia di Salerno, di fare a gara con Capri, vive momenti di notorietà offuscata.

«La verità è che i tempi sono cambiati e i grandi personaggi non esistono più – dice il sindaco Marrone, positanese doc al secondo mandato – Qui veniva Gore Vidal, ma dove sono oggi epigoni di Gore Vidal? L’importanza è mantenere alti livelli di accoglienza e qualità, nella ristorazione, come nei posti letto».

E su questo i numeri di Positano non sono da poco: 33 hotel, 41 affittacamere, 26 appartamenti, un ostello, 45 ristoranti, sette parcheggi. Cifre ufficiali della locale Azienda di soggiorno. Tre euro di media per un’ora di parcheggio, poi ci si tuffa a piedi nella «città romantica» attraverso scale e stradine scoscese. Le botteghe di camicie, pareo, bikini, bermuda, sandali ricordano che qui è nata la «moda Positano». Non è mai diventata un marchio di fabbrica, gelosie e individualismi hanno diviso sarti e piccoli artigiani, ognuno a rivendicare il nome del cliente più famoso o primogeniture di idee. Qualche anno fa, fu tentato l’esperimento di un consorzio sartorie di Positano. Ma tra le 30 piccole sartorie positanesi, la maggioranza si è defilata nel tempo. Sono rimaste in poche, il numero non supera le dita di una mano.

Ricorda il sindaco Domenico Marrone: «Nel 1997 convinsi alcune aziende che era necessario creare un consorzio. Ma, abbandonati a se stessi, non hanno raccolto risultati. Bisognerebbe cambiare passo e dare una mano alle eccellenze per esportare quello che è diventato un marchio di stile legato alla nostra sartoria». Un’attività che dà lavoro a circa 140 persone, ma che non ha mai spiccato il grande salto internazionale. Chiusa nel proprio guscio locale, con prodotti di nicchia per affezionati turisti. Positano, schiava del suo passato illustre, punta su eventi di richiamo. Come il festival del mito, quest’anno alla prima edizione con 72 artisti, più di 30 eventi e 22 giornate di manifestazione.

Il mito come tema principale di queste terre, dove le sirene tentarono di ammaliare Ulisse. Manifestazioni di richiamo unite a tentativi di migliorare la vivibilità di una perla della costiera amalfitana: più parcheggi esterni, per chiudere alle auto tutto il cuore di Positano. È l’idea del sindaco, che ha portato all’approvazione il primo piano regolatore di Positano. Il progetto parcheggi verrà presentato a Venezia agli inizi di novembre. Il borgo, la sua caratteristica struttura urbanistica, il richiamo ambientale: con il suo impianto di depurazione inaugurato due anni fa, Positano conserva il riconoscimento delle bandiere blu. Per un futuro meno legato alle glorie del passato e più alla scommessa sul suo mare e sul suo caratteristico ambiente. Lontano da stress e inquinamento.

Gigi Fiore Il mattino