E per Berlusconi riprendono i processi

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Sono due i processi dove tra gli imputati compare anche Silvio Berlusconi e sospesi da circa un anno a Milano in attesa della decisione della Consulta sulla costituzionalità del Lodo Alfano, e che ora potranno ‘ripartirè: il caso legato ai ‘diritti tv’, quello che allo stato degli atti sarà probabilmente il primo ad essere calendarizzato. Il secondo è quello relativo al ‘caso Mills’, per il quale accusa e difesa dovranno ritrovarsi davanti ad un altro collegio giudicante rispetto a quello che ha già condannato David Mills. E i tempi potrebbero farsi un pò più lunghi. Il primo, dunque, è quello relativo ai presunti fondi neri creati da Mediaset con la compravendita di diritti tv e cinematografici. In questo procedimento la Procura milanese ipotizza che delle major americane abbiano ceduto diritti televisivi a due società off shore collegate a Fininvest le quali li avrebbero in seguito rivendute a Mediaset a prezzi maggiorati. Il processo, in dibattimento davanti ai giudici della prima sezione penale, era stato sospeso a fine settembre dello scorso anno dopo che il pm Fabio De Pasquale aveva chiesto al collegio di ricorrere alla Corte Costituzionale ‘contrò il Lodo Alfano.

Dopo una lunghissima camera di consiglio, il collegio presieduto da Edoardo Davossa aveva deciso di rimettere alla Corte Costituzionale la decisione e di sospendere il giudizio non solo per il Premier ma anche per tutti gli altri imputati. Due, sostanzialmente, i profili di presunta incostituzionalità lamentati dall’aula del processo sui diritti tv. La prima sottolineava come le norme relative alle prerogative e all’attività di organi costituzionali richiedano un procedimento di revisione costituzionale, mentre il Lodo approvato è una legge ordinaria. Esattamente la tesi ‘sposatà questa sera dalla Consulta. Il secondo è quello che sottolinea la disomogeneità per fonte di investitura delle cariche ‘copertè dal Lodo (Presidenza del Consiglio, della Camera, del Senato e della Presidenza della Repubblica) oltre a quella sorta di discriminazione tra presidenza e componenti che la legge in qualche modo sembra introdurre. Ed è questo il primo processo che potrà riprendere a Milano. È solo questione di tempo e di calendario delle udienze, ma il procedimento potrebbe ripartire entro un mese se non prima. Il secondo procedimento riguarda il caso Mills. In questa causa Silvio Berlusconi è imputato di corruzione in atti giudiziari ma la sua posizione, dopo il varo del Lodo Alfano, è stata stralciata da quella del legale inglese accusato di aver ricevuto una somma di denaro per mentire, quantomeno per omettere tutta la verità, nell’ambito di due cause celebrate a Milano nell’era immediatamente post-Mani Pulite: il processo ‘All Iberian’ e ‘tangenti alla Guardia di Finanzà. A differenza del processo celebrato davanti alla prima sezione penale, quello a carico di Mills-Berlusconi, al momento dell’entrata in vigore del lodo Alfano, era ormai al termine. E forse anche questo, come l’imminente prescrizione, aveva determinato, un anno fa, il collegio presieduto da Nicoletta Gandus a stralciare e ‘congelarè la posizione del solo Premier e procedere oltre con il giudizio nei confronti di Mills. A giudizio di quel collegio, infatti, il legislatore volutamente non aveva esteso i privilegi del Lodo anche ai coimputati: per la precisione, avevano scritto i giudici, il discrimine tra alte cariche e conindagati era stata non «una omissione casuale ma frutto di consapevole scelta del legislatore».

Con quella determinazione il collegio di Nicoletta Gandus è arrivato a giudizio per David Mills, condannato a quattro anni e mezzo di reclusione (venerdì prossimo inizierà il processo d’appello, ndr) ma ha perso ogni possibilità di giudicare in futuro il Premier. Se nel caso dei diritti tv, in qualsiasi momento, il processo può ripartire a carico di tutti gli imputati, compreso il Presidente del Consiglio, nel caso Mills è certo che la causa, se non proprio dall’inizio, debba comunque ripartire quasi da zero davanti ad altri tre ‘togatì. Lo scontro è annunciato. mentre l’accusa chiederà di riprendere il ‘filo del discorsò da dove è stato interrotto, la difesa del Premier, è pressochè scontato, infatti, non acconsentirà a dare il consenso alla validità degli atti compiuti quasi fino alla sentenza Mills. Tanto più che a lungo, e con una ricusazione, gli avvocati del Presidente del Consiglio avevano ‘attaccatò il presidente del passato collegio, Nicoletta Gandus, accusandola di grave inimicizia nei confronti di Berlusconi. Il risultato è che il processo, se dovesse rinnovare anche solo parte degli atti formati a fatica soprattutto attraverso interrogatori per rogatoria, difficilmente potrà arrivare ad una conclusione prima che scadano i tempi della prescrizione, già ‘risicatissimì lo scorso anno. Non a giudizio, ma in attesa di andarci, è ora un terzo filone, ‘figliò del processo principale sui diritti tv ed è quello denominato Mediatrade. In questo stralcio Silvio Berlusconi è accusato di appropriazione indebita per aver ‘sottrattò, secondo i magistrati milanesi, alle casse di Mediaset e, prima ancora, di Fininvest, i proventi della compravendita di film e pellicole cinematografiche acquistate da majors americane e ‘rivendutè al gruppo italiano con l’intermediazione di un uomo d’affari egiziano, Frank Agrama, nome che da tempo rimbalza nelle cronache giudiziarie, ritenuto il socio occulto del premier.

Tutto sarebbe avvenuto all’estero, sostiene la procura, dove i profitti della compravendita sarebbero stati ‘nascostì in contiaccesi in Svizzera, Monte Carlo e le Bahamas. In questo filone, oltre al leader del Pdl, figurano Agrama e una decina di manager ed ex manager legati al gruppo di Segrate. Dopo due anni, dunque, anche lo stralcio Mediatrade, è praticamente chiuso, e pronto a procedere con il deposito degli atti, preludio ad una richiesta di rinvio a giudizio. Le carte, una gran mole di faldoni, giacciono da settimane nell’ufficio del pm Fabio De Pasquale in attesa della Consulta. Procedere con il deposito prima del verdetto dei giudici costituzionali è sembrato, questo almeno era il timore, una pressione sui colleghi della Consulta, una ‘sfidà che evidentemente non è piaciuta, primo tra tutti, al procuratore capo di Milano, Manlio Minale, il cui rispetto per le istituzioni è ben noto negli uffici giudiziari. Il deposito, ora, anche per Silvio berlusconi, è solo questione di giorni.

tratto da affaritaliani.it            inserito da michele de lucia

 

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