Ghedini-Bongiorno due avvocati rivali per le nuove regole

0

 

 ROMA — A guardarli così, d’im­patto, potrebbero addirittura sem­brare fratelli: corporatura essenzia­le, volti scavati e triangolari, oc­chioni scuri cerchiati da lenti legge­re. Sguardi penetranti, inevitabil­mente. Ma non solo: ad avvicinare i destini degli onorevoli avvocati Niccolò Ghedini e Giulia Bongior­no c’è ben di più. La nascita no, per carità. Sono di­versi di età: classe 1959 il legale più ascoltato dal nostro premier, classe 1966 l’ex-ragazza prodigio del maxi-processo Andreotti. E di geografia: Padova Ghedini, Paler­mo la Bongiorno. Anche se per chi crede alla cabala sono nati tutti e due il giorno 22. E tutti e due sono arrivati alle soglie dei 40 anni pri­ma di incontrare gli uomini che li avrebbero trasformati nei padri ri­formatori della moderna giustizia italica. Non è tanto per dire: c’erano lo­ro due accanto a Berlusconi e Fini giovedì nell’incontro chiave a Mon­tecitorio per la grande riforma giu­stizia. Loro, in assoluto, i ghost wri­ter delle nuove regole. L’inamovibile Giulia le sue rego­le le ha messe nero su bianco, palet­ti invalicabili: no ai pm sotto il con­trollo dell’esecutivo; no alla ridu­zione dei tempi di prescrizione; no al ritorno dell’immunità parlamen­tare; no alla modifica dell’obbliga­torietà dell’azione penale. Il tattico Niccolò sta tentando in tutti i modi di farli arretrare, quei paletti, passo passo. Ma sono i loro presidenti che parlano e decidono. Loro sus­surrano. I loro presidenti. Il nuovo presi­dente Gianfranco Fini arriva nella vita di Giulia quando il presidente Giulio Andreotti era ormai diventa­to una via di mezzo tra un padre e un nonno, sereno, certo, grazie alle assoluzioni a tutti i processi delle quali proprio lei era stata artefice. Era il 2006: un posto alla Camera nelle file di An le viene garantito da Fini l’anno seguente. Il presidente Silvio Berlusconi ar­riva nella vita di Niccolò sotto for­ma del processo «toghe sporche». Era il 1998 il premier non aveva mai sentito parlare di questo giova­ne veneto dall’aria mite. Non se ne separerà mai più. Alla Camera Nic­colò approderà con lui, nel 2001. Il segreto del successo dei due? La disciplina, ferrea. Menta­le e fisica, entrambe molto mol­to sportivi. E’ stata educata al­l’Opus Dei Giulia. Al Sacro Cuo­re Niccolò. Figli d’arte entrambe: il papà di Giulia, Girolamo, è un noto civilista di Palermo. Giusep­pe Ghedini un altrettanto noto penalista di Padova. Le loro mamme si dedicano alla casa e ai figli. Tanti in casa Ghedi­ni: quando mamma Renata mette al mondo Niccolò, ultimogenito, in casa ci sono tre sorelle, Nicolet­ta, 17 anni, Francesca, 15 e Ippoli­ta, 9. Ed è sulle loro tracce che co­mincerà la sua carriera, il papà morto lui appena tredicenne. Giulia è la prima gravidanza di mamma Maria Fiamma. E soltanto pochi anni dopo arriverà Roberta, nulla a che vedere con gli studi le­gali e i tribunali che sua sorella maggiore comincerà a frequentare giovanissima passando per la por­ta principale. Ha appena 23 anni Giulia quan­do viene messa a seguire il caso del «corvo» di Palermo, quell’Alberto Di Pisa accusato di scrivere lettere di minaccia a Giovanni Falcone. Ventotto scarsi quando entra nel maxi-bunker di Palermo per il pro­cesso di Andreotti. E’ stato Gioac­chino Sbacchi, il suo pigmalione, il primo a prenderla per mano. Ci penserà Franco Coppi a farla vola­re nella strada del successo. E se la mafia è, inevitabilmente, il primo pane per i denti di Giulia, è la banda Ludwig a segnare l’esor­dio legale di Niccolò, assistente in aula del suo maestro Paolo Longo; il veronese serial killer Marco Fur­lan il suo primo assistito. Un bimbo di 12 anni, Giusep­pe come il nonno, e una mo­glie, Monica Merotto, conosciu­ta all’età di 15 anni: non si sa di più della la vita privata di Nicco­lò che in comune nel privato con Giulia ha soltanto questo, la totale riservatezza. Di lei, infat­ti, non è dato sapere se non quello che non ha: un mari­to e dei figli. Dalla sua inten­sa vita sociale, non è mai trapelato un pettegolezzo. Deve essere per questo che Fini ha pensato a lei anche per le prati­che della sua separazione. Berlusco­ni a Ghedini ha affidato invece pra­ticamente l’intera tutela dei suoi guai giudiziari. Ma c’è un’ultima cosa che livella i due onorevoli avvocati: il conto in banca. Tutti e due nel 2008 han­no dichiarato al fisco redditi che volavano oltre il milione di euro. Alessandra Arachi