Fini difende Berlusconi: se cade il governo solo elezioni

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Nel nostro sistema, la maggioranza è quella che esce dalle urne. Non a caso gli elettori che hanno votato nelle ultime Politiche hanno trovato sulla scheda il nome del candidato premier”. Parola di Gianfranco Fini. E’ la svolta (tanto attesa da Silvio Berlusconi). Il numero uno della Camera mette così fine a tutte le ipotesi di un governo bipartisan o del Presidente (come ha chiesto Rutelli) nel caso dovesse cadere il Cavaliere. Un esecutivo che avrebbe dovuto fare perno proprio sull’ex leader di Alleanza Nazionale: o come presidente del Consiglio ‘traghettatore’ o quantomeno per la sua pattuglia di fedelissimi in Parlamento. Niente da fare.

Fini ha scelto il momento perfetto per sottolineare la sua fedeltà a Berlusconi e spazzare via dubbi e retroscena. Nel mezzo della bufera per la sentenza (e le relative motivazioni) che hanno condannato la Fininvest a pagare 750 milioni di euro alla Cir di De Benedetti e alla vigilia della riunione fondamentale della Corte Costituzionale chiamata a decidere sul Lodo Alfano. Bossi non esclude il ricorso alle elezioni anticipate, Calderoli attacca duramente – ma senza citarlo – Gianni Letta, il Pdl è pronto a manifestare per difendere il Cavaliere e nel Centrodestra si parla ormai apertamente di un tentativo di golpe. Di sovvertire la volontà popolare.

Ed è proprio in questo contesto che la dichiarazione di Fini è tanto lapidaria quanto importantissima: il presidente del Consiglio può contare sull’appoggio del suo storico alleato. Certo, bisognerà vedere il prezzo che il co-fondatore del Popolo della Libertà farà pagare al fondatore. Il Quirinale? Palazzo Chigi? A questo punto la strada è spianata…

LE PAROLE DI GIANFRANCO FINI – “Nel nostro sistema, la maggioranza è quella che esce dalle urne. Non a caso gli elettori che hanno votato nelle ultime politiche hanno trovato sulla scheda il nome del candidato premier”. Così il presidente della Camera, Gianfranco Fini, a Napoli, rispondendo a una domanda di uno studente legata a una sua preferenza tra forme di governo di stampo francese e di stampo anglosassone. “Quello francese – dice – è più vicino a noi per storia, cultura e tradizione e può rispondere meglio di quello americano alla nostra democrazia”.

“In Italia – ragiona Fini – abbiamo fatto le riforme con una scorciatoia e abbiamo l’elezione diretta del capo del governo attraverso la legge elettorale. Di fatto siamo già in una democrazia molto diversa da quella congegnata dai padri della Costituente. Oggi – prosegue – nessuno dice ‘la maggioranza esce dalle aule del Parlamento’, ma tutti dicono ‘la maggioranza esce dalle urne’ perché si vota la coalizione e sulla scheda delle ultime elezioni c’era il nome dei candidati premier delle coalizioni”.

Dunque, a suo giudizio del presidente della Camera, “bisognerebbe razionalizzare nella Costituzione quello che è già stato introdotto con le leggi ordinarie”. Il dibattito sulla forma di governo “non dico che è inattuale, ma non è la questione che può condizionare il sistema“, conclude.

tratto da affaritaliani.it           inserito da michele de lucia

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