Connivenze e interesse, basta con la Sippic

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Capri, l’ultimo blackout mobilita i residenti. Trecento in assemblea: siamo esasperati, c’è di mezzo la nostra salute.

GIGI DI FIORE Capri. L’altra isola, quella lontana da gossip e vip, ma che anche su quelli guadagna, si dà appuntamento alla tecnostruttura San Costanzo. Alla spicciolata, sulle tribunette si affollano in trecento. Anziani, donne con i loro bambini, qualche giovane. Sono quasi tutti residenti a Marina Grande, non lontano dalla centrale elettrica della Sippic. C’è anche Guido Lembo, il patron dell’Anema e core, con maglietta del locale. E il figlio, Gianluigi, che diventa il coordinatore degli interventi. È un’assemblea spontanea, ma il passa parola e i legami di amicizia personali contribuiscono a far numero. C’è il sindaco di Capri, Ciro Lembo, e quello di Anacapri, Franco Cerrotta. È di scena una Capri meno internazionale e più schiacciata sui problemi locali o nelle beghe politiche provinciali. La Capri che sta dietro il «Comitato per vivere», nato due anni fa per iniziativa di Costanza Allegretti, o Mirko Avellino, o anche di Lembo figlio. Dito puntato contro la Sippic, la società che da decenni gestisce l’erogazione di energia elettrica sull’isola. C’è una concessione, datata nel tempo, c’è una centrale, c’è la proprietà delle linee di distribuzione. Un monopolio, che ha scatenato molte critiche, soprattutto dopo il blackout dello scorso anno ad Anacapri ed i due successivi a Capri il 13 agosto e due giorni fa. Ma il tema forte delle proteste contro la Sippic sono le denunce di inquinamento ambientale e sonoro, in difesa della salute dei residenti. Nel palazzetto a tenda, con al centro del parquet una panca per i relatori, l’atmosfera si fa rovente. Applausi a scena aperta, urla di «vergogna» contro cronisti indesiderati, tendenza a delegare ogni azione al sindaco. Tutto viene vigilato da polizia e carabinieri dell’isola, ma da Napoli sono arrivati anche due agenti della Digos. La Capri della Piazzetta e dintorni non c’è. In compenso, i residenti di Marina Grande ci sono e si fanno sentire. Spiega Gianluigi Lembo: «Non siamo contro qualcuno o qualcosa, vogliamo soltanto denunciare dei problemi e cercarne le soluzioni». Ma Anna De Simone, che parla a nome del comitato, prima se la prende con la «stampa che deforma la realtà», poi parla di «riunione frutto di esasperazione» E infine aggiunge: «Abbiamo voluto tastare il polso della popolazione, perché c’è bisogno di dar voce a tutti per abbattere quel muro di gomma di interessi e connivenze sulla centrale». Mirko Avellino chiede sostegno e anche denaro per aiutare il comitato, poi legge un documento da sottoscrivere. Qualcuno dal pubblico urla: «Incatenatevi a Roma, non aspettate noi». Prevale il sentimento della delega. C’è l’assessore Sandro Coppola, sostenitori del sindaco come Giuseppe Gargiulo. L’ex sindaco Costantino Federico, oggi all’opposizione, ha inviato una lettera: parla della necessità di delocalizzare la centrale. La parte del leone, con applausi a più non posso, la fa il sindaco Ciro Lembo. Racconta che lunedì riceverà un appuntamento dal ministro Scajola. Fissa le tappe dei suoi obiettivi: commissariamento della Sippic, tempi rapidi per il cavo sottomarino della Terna in grado di portare energia elettrica dalla terraferma, revoca della concessione. «Vogliamo che Capri sia unita all’Italia, perché qui c’è in gioco la nostra salute». E giù applausi, anche quando critica la lettera di Costantino Federico. C’è un’altra Capri, quella dei residenti che protestano. Dalla Sippic, ancora silenzio. Ma l’attesa è tutta verso l’inchiesta della Procura e le intenzioni del ministro Scajola. (Il Mattino)

inserito da A. Cinque