PIANO CASA IN CAMPANIA DISCUSSIONE RINVIATA A MERCOLEDI´, BASSOLINO FRENA

0

Duemila e più emendamenti ed il Piano Casa non passa, torna in aula mercoledì prossimo, il tutto si blocca sull’articolo 5 che pubblichiamo in fondo integralmente. Ricordiamo che la Costiera amalfitana e la Penisola Sorrentina, area di riferimento di Positanonews, fra Amalfi, Sorrento, Capri e Monti Lattari, vengono interessati solo in parte da questo Piano, in quanto zone vincolate per cui le regole vanno viste nell’ottica delle normative preesistenti e e quando queste vengono prese in considerazione.

Un giusto mix di case, spazi destinati a insediamenti industriali e servizi pubblici. Sull’articolo 5 del Piano casa, quello più contestato dalle forze di sinistra, il governatore Antonio Bassolino invita a fare un passo indietro. “Alla luce della discussione fatta – dice – io non sono d’accordo che si vada avanti sul testo così come è formulato. Se l’articolo 5 significa dismissione di tutte le attività industriali per trasformarle in edilizia, sono io stesso a ritirarlo”. Lancia una proposta di mediazione, Bassolino, per uscire dall’impasse determinato dai circa duemila emendamenti che hanno accompagnato l’avvio dell’esame del Piano casa in Consiglio regionale. Il testo tornerà in aula mercoledì e giovedì prossimi, dopo “un momento di riflessione all’interno degli schieramenti”, cui farà seguito un incontro tra Giunta, maggioranza e opposizione.

E’ l’articolo 5 (vedere il testo integrale in basso) il punto più spinoso del testo, lo scoglio sul quale era prevedibile si arenasse la legge: otto commi nei quali si prevede che le aree industriali dismesse da almeno un anno si possano trasformare in alloggi. Un’ ipotesi che vede nettamente contrari i gruppi di sinistra ma anche alcuni importanti esponenti del Pd. “Su questo abbiamo davanti a noi tre strade – dice il governatore Antonio Bassolino intervenendo nella discussione -. La prima è lasciare intatta l’attuale formulazione che è la più esposta a critiche. La seconda è non fare niente.

La terza strada, quella per la quale propendo, prevede un giusto rapporto tra territori e case di varia tipologia da destinare ad uso sociale e per i ceti più vari. Penso che in questo modo potremmo utilizzare la legge regionale per aiutare il piano regolatore di Napoli ad esprimersi meglio laddove prevede poche case. A Napoli est e a Bagnoli, per esempio, c’è un rapporto tra territori e case che è assurdo. Dobbiamo intervenire con una giusta quantità di case e dico che le case a Bagnoli o a Napoli est sarebbero benedette. Attorno dobbiamo prevedere i servizi pubblici accanto a forme di reindustrializzazione”.

“Se l’articolo 5 – aggiunge Bassolino sgombrando il campo dagli equivoci – viene interpretato nel senso che si fanno le case al posto delle industrie dismesse lo ritiro, non esiste”. Di qui la proposta per un nuovo iter dell’articolo: “Senza passare dalla commissione che ha lavorato bene – dice Bassolino – ci potrebbe essere un momento di riflessione all’interno degli schieramenti. Dopodichè la giunta è pronta a incontrare maggioranza e opposizione per favorire la maggiore unità del Consiglio. Quindi – prosegue Bassolino – potrebbe essere la giunta a sentire gli schieramenti per portare in Consiglio una formulazione che ci consenta di superare i tanti emendamenti all’articolo”. “Nel corso di questa settimana – commenta il presidente della quarta commissione Pasquale Sommese – continueremo a lavorare congiuntamente con tutte le forze politiche per individuare un’efficiente sintesi tra le posizioni, convinti che siamo di fronte alla necessità di varare non una legge qualsiasi, ma una buona legge”.

ARTICOLO 5

Riqualificazione zone urbane degradate 1.La risoluzione delle problematiche abitative e della riqualificazione del patrimonio edilizio e urbanistico esistente, in linea con le finalità e gli indirizzi della legge regionale 13 ottobre 2008, n. 13 – Piano Territoriale Regionale – si possono attuare attraverso la promozione dello sviluppo sostenibile della città e con strategie per la valorizzazione del tessuto urbano, la riduzione del disagio abitativo, il miglioramento delle economie locali e l’integrazione sociale. 2.Al riguardo possono essere individuati dalle Amministrazioni Comunali, anche su proposta dei proprietari singoli o riuniti in consorzio, con atto consiliare da adottare entro il termine perentorio di sessanta giorni dalla entrata in vigore della presente legge, ambiti la cui trasformazione urbanistica ed edilizia è subordinata alla cessione da parte dei proprietari, singoli o riuniti in consorzio, e in rapporto al valore della trasformazione, di aree o immobili da destinare a edilizia residenziale sociale, in aggiunta alla dotazione minima inderogabile di spazi pubblici o riservati alle attività collettive, a verde pubblico o a parcheggi di cui al decreto ministeriale 2 aprile 1968, n. 1444. 3.In tali ambiti, al fine di favorire la sostituzione edilizia nelle aree urbane da riqualificare di cui al comma 2, anche in variante agli strumenti urbanistici vigenti, è consentito l’aumento entro il limite del 50 per cento della volumetria esistente per gli interventi di demolizione, ricostruzione e ristrutturazione urbanistica degli edifici residenziali pubblici. 4.Se non siano disponibili aree destinate a edilizia residenziale sociale, le Amministrazioni comunali, anche in variante agli strumenti urbanistici vigenti, possono individuare gli ambiti di cui al comma 2 contenenti solo aree da utilizzare per Edilizia Residenziale Sociale, da destinare prevalentemente a giovani coppie e nuclei familiari con disagio abitativo. 5.Nelle aree urbanizzate, per immobili degradati, in deroga agli strumenti urbanistici, ad esclusione delle zone agricole e fermo restando quanto previsto all’articolo 4 della presente legge, sono consentiti interventi di sostituzione edilizia a parità di volumetria esistente, anche con cambiamento di destinazione d’uso, che prevedano la realizzazione di una quota non inferiore al 20 per cento destinata all’edilizia convenzionata. La volumetria derivante dalla sostituzione edilizia può avere le seguenti destinazioni: edilizia abitativa, uffici, esercizi di vicinato, botteghe artigiane. Se l’intervento di sostituzione edilizia riguarda immobili già ad attività manifatturiera industriale, artigianali e di grande distribuzione commerciale, le attività in essi svolte devono essere cessate da almeno un anno prima dalla entrata in vigore della presente legge. 6.Nelle aree urbanizzate, ad esclusione delle zone agricole e produttive, delle aree e degli interventi individuati ai commi 5 e 6 dell’articolo 3, per edifici non superiori a diecimila metri cubi destinati prevalentemente ad uffici, è consentito il mutamento di destinazione d’uso a fini abitativi con una previsione a edilizia convenzionata in misura non inferiore al venti per cento del volume dell’edificio, nel rispetto delle caratteristiche tecnico-prestazionali di cui al comma 5 dell’articolo 4. 7.I comuni, provvisti di strumenti urbanistici generali vigenti, possono individuare, con provvedimento del Consiglio Comunale, entro il termine perentorio di sessanta giorni, le aree urbanizzate nelle quali realizzare interventi di cui ai commi 4, 5 e 6 del presente articolo. 8.Per le finalità di cui ai commi precedenti la Giunta approva linee guida e può, in ragione degli obiettivi di riduzione del disagio abitativo raggiunti, determinare le modalità delle trasformazioni possibili anche promuovendo avvisi pubblici entro e non oltre 30 giorni dalla entrata in vigore della legge.