Positano. Il trionfo di Carmelina, un pezzo di Montepertuso in Viaggio nel Mezzogiorno d´Italia di Ciccardini

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Dalle pagine del libro “Viaggio nel Mezzogiorno d’Italia” di Bartolo Ciccardini, Ed. Guida che verrà presentato Sabato 26 settembre 2009 alle ore 17:30 presso la Terrazza di Villa Parlato in Via Pasitea  238 a Positano, abbiamo tratto la descrizione di questa “festa” in un giardino di Positano in costiera amalfitna nella frazione di Montepertuso…

Il giorno dopo Carmelina ci venne a prendere per portarci alla festa del duplice compleanno. Tutti erano più volte parenti di tutti, e compari e comari. Tutte le età erano degnamente presenti, lattanti in braccio alle giovini mamme, bambine e bambini movimentatissimi, mogli e mariti, zii e nonni di tutte le età. Una vera famiglia allargata. Voci, richiami, canzoni e fisarmoniche, saluti vocianti e sussurri veloci e segreti. Quel che si dice una “festa”.

Ogni invitato aveva portato una pietanza e sulla lunga tavola apparecchiata, appoggiata al muro a secco della antica terrazza, splendeva quello che nella cucina rinascimentale era chiamato un “trionfo”.


 

Il “trionfo” ha inizio con una mostra di pizze rustiche brunite da una solida cottura. L’involucro è di pasta di pane che si indurisce e scrocchia sotto i denti, mentre si scioglie il sapore della farcita. Prepotente quella di peperoni dolci, sontuosa quella di broccoli e salciccie, tenera quella di zucchine. Negli spazi lasciati liberi dalla torte profumate si insinuano i piatti dei fritti: gli arancini di riso, offerta amorosa del meridione e le crocchette di patate, riposanti e materne.

Ma è il momento delle melanzane superbe e sensuali. Eccole grigliate a fettine e austeramente condite con aglio ed olio, fatte in parmigiana stillanti sapido sugo e, ineguagliabili, ecco quelle baciate, vale a dire messe insieme due  a due con un ripieno di mozzarella, prosciutto  e basilico. Ed ecco le varietà dei coloriti peperoni, verdi rossi e gialli come suonatori di rasta, arrostiti, grigliati e ripieni.

Siamo ad una festa da ballo e non possono mancare i primi piatti freddi : l’insalata di riso variopinta e ricca e le pizze e pizzette di fantasia e subito la regina della festa, la pasta al forno, come si fa qui, piena di buone e stuzzicanti golosità. E come variante vegetariana i cannelloni alle verdure, che ti riservano sorprese mai immaginate

Come ragazze colorate che precedono la banda ecco le frittate. Con formaggio, con cipolle, con pomodori e con patate. Ecco il gattò, ecco la frittata con le zucchine ben rosolate, ecco regina di tutte le frittate, la frittata di spaghetti e di maccheroni.

Apriamo un altro capitolo con“ ‘a pappolla”, l’aurea polenta fritta dorata. (Come potremo mai tradurre in inglese questo “dorata”? Non è possibile, se non torna Sheakespeare ed il suo re di Napoli della “Tempesta” ).

A seguire i piatti forti: lo spezzatino di carne con piselli e carote, la genovese, che i marinai di Genova portarono al sud e che il sud nobilitò con il sapore delle sue cipolle bianche.

Un capitolo a parte meriterebbe “o muss ‘e puorc”, vale a dire il muso di porco, lesso condito con olio sale e limone.

Ma è tempo di insalate e di verdure. I pomodori del giardino a volontà in tutte le loro superbe manifestazioni: freschi, conditi, secchi, arrostiti. Fichi e prosciutto, mozzarelle e pomodori, bocconcini e salame, insalata rugiadosa e dissetante.

E poi crostate con marmellate varie, di visciole, di pesche, di albicocche, sapientemente fatte in casa, ciambelle, taralli, struffoli e ciambelloni, sfogliatelle e babà.

Il tutto con il vino dei giardini alti, fatto in casa, che ha il sapore dolce del mosto ed aspro  dei tini, mentre il giovane addetto alla fisarmonica intona “O surdate innamorate”. All’orizzonte la notte fonda è rotta da una piccola luce di una barca che passa davanti ai Galli, gli scogli delle sirene. C’è qualcosa di strano che ci attrae verso le antiche Sirenuse, forse l’eco del mito, come se una voce ci attraesse ed uno sconosciuto panico ci turbasse.