Regionali/ In Veneto è rottura tra Pdl e Lega

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Clamorosa spaccatura nella maggioranza in Veneto. Il Popolo della Libertà si stringe compatto attorno al suo Governatore, Giancarlo Galan, e lo rilancia alla guida della Regione, stoppando così la Lega Nord che da mesi reclama un avvicendamento a Palazzo Balbi dopo 15 anni di guida degli azzurri. Ma non si è fatta tardare la replica velenosa di Roberto Calderoli: “Vogliono Galan? Felici, vorrà dire che la Lega correrà da sola”. Una frattura che a questo punto soltanto Silvio Berlusconi e Umberto Bossi potranno ricucire. Questa volta, però, trovare la quara sarà davvero difficile. E il rischio per il Centrodestra è quello di perdere la seconda regione più importante del Nord. Stando infatti ai risultati delle ultime Europee di giugno, il Pdl da solo vale in Veneto il 29,3, seguito a pochissima distanza dal Carroccio con il 28,4. Ma il Centrosinistra – escluso l’Udc – se si presentasse compatto avrebbe infatti i numeri per vincere: Partito Democratico (20,3) + Italia dei Valori (7,2%) + Prc-Pdci (1,8%) + Sinistra e Libertà (1,5%) = 30,8%. Ugualle vittoria, non essendoci alle elezioni regionali il secondo turno. Determinante potrebbe essere il 6,4% di Casini, che però in Veneto sembra intenzionato a correre da solo.

LA CRONACA DELLO SCONTRO PDL-LEGA – Il messaggio pro-Galan era arrivato dopo tre giorni di convegno del Pdl a Cortina, durante i quali ministri e parlamentari fuori dal palco sostenevano con i giornalisti Galan, ma erano invece un pò tiepidi dalla platea. Quasi che qualcuno di loro avesse già abdicato al Carroccio nella sfida per la guida del Veneto nel 2010. Con un sussulto di orgoglio ci ha pensato, a chiusura del convegno, l’on. Nicolò Ghedini, seguito subito dopo dal sottosegretario e coordinatore veneto del PdL Alberto Gorgetti (ex An)). “La scelta deve essere fatta dai veneti e non a Roma. Ho grande simpatia per la Lega, molte delle loro battaglie sono le nostre battaglie, ma non si può perdere il Veneto”, ha scaldato gli animi del Pdl Ghedini. Gli ha fatto eco Giorgetti, ribadendo il concetto: “Non voglio neppure pensare – ha detto – che possa essere messa in discussione la guida della Regione. Vogliamo l’alleanza, ma se qualcuno cerca di buttarmi giù la porta, ricordo che abbiamo un voto in più degli altri. Per noi è chiusa la discussione”.

Prima di loro nessuno dei vertici del Pdl, ministri compresi (e tra questi i due veneti Sacconi e Brunetta) lo aveva detto apertamente, quasi la cosa non riguardasse il convegno cortinese dal quale si delineavano grandi progetti per l’Italia. Ma in Veneto, dove si vota tra sei mesi, il punto al primo posto nell’agenda politica è la sfida per la presidenza della Regione. Galan, sentendo la ‘minaccia’ di un abbandono anzitempo del suo partito, aveva cercato di spronare i suoi (“ci vuole un partito se non si vuole davvero che quello spazio venga occupato dalla Lega Nord”), sostenendo che con il Carroccio “la coalizione può funzionare benissimo solo a condizione che la guida sia del Pdl”. Con il supporto dell’Udc. Timidamente il coordinatore nazionale Denis Verdini aveva ammiccato, sostenendo che “il Pdl non può che sostenere la candidatura di Galan; bisogna però convincere la Lega che pone sul tavolo le sue richieste. Non possiamo litigare, ma neppure subire. Non vogliamo che nessuno ci imponga niente”.

Nelle parole di Verdini c’era la consapevolezza delle difficoltà dell’impresa. Confermate, puntualmente, dalle parole di Calderoli e da quelle più concilianti nei toni, ma sempre ferme nella sostanza, di Manuela Dal Lago: siamo fiduciosi, ha detto l’ex presidente della provincia di Vicenza, che alla fine sarà riconosciuta alla Lega la candidatura in Veneto. Galan ha capitalizzato consensi importanti dai vertici regionali e nazionali del suo partito: dal ministro trevigiano del Welfare Maurizio Sacconi al ministro Renato Brunetta. Quello che conta, e che Galan più di altri attende, è il responso del leader, Silvio Berlusconi. Dal premier capirà se spetterà a lui fare l’agnello sacrificale per impedire che si rompano gli equilibri con il Carroccio. Certo è che Galan, alle parole di Giorgetti e Ghedini, si è commosso, ha solo ricordato il suo affetto per Berlusconi – “gli voglio bene, a lui devo tutto” – e assicurato che non tradirà il Pdl. “Non farò nessuna lista, né con il Pd né con nessun altro”.

Clamorosa spaccatura nella maggioranza in Veneto. Il Popolo della Libertà si stringe compatto attorno al suo Governatore, Giancarlo Galan, e lo rilancia alla guida della Regione, stoppando così la Lega Nord che da mesi reclama un avvicendamento a Palazzo Balbi dopo 15 anni di guida degli azzurri. Ma non si è fatta tardare la replica velenosa di Roberto Calderoli: “Vogliono Galan? Felici, vorrà dire che la Lega correrà da sola”. Una frattura che a questo punto soltanto Silvio Berlusconi e Umberto Bossi potranno ricucire. Questa volta, però, trovare la quara sarà davvero difficile. E il rischio per il Centrodestra è quello di perdere la seconda regione più importante del Nord. Stando infatti ai risultati delle ultime Europee di giugno, il Pdl da solo vale in Veneto il 29,3, seguito a pochissima distanza dal Carroccio con il 28,4. Ma il Centrosinistra – escluso l’Udc – se si presentasse compatto avrebbe infatti i numeri per vincere: Partito Democratico (20,3) + Italia dei Valori (7,2%) + Prc-Pdci (1,8%) + Sinistra e Libertà (1,5%) = 30,8%. Ugualle vittoria, non essendoci alle elezioni regionali il secondo turno. Determinante potrebbe essere il 6,4% di Casini, che però in Veneto sembra intenzionato a correre da solo.

LA CRONACA DELLO SCONTRO PDL-LEGA – Il messaggio pro-Galan era arrivato dopo tre giorni di convegno del Pdl a Cortina, durante i quali ministri e parlamentari fuori dal palco sostenevano con i giornalisti Galan, ma erano invece un pò tiepidi dalla platea. Quasi che qualcuno di loro avesse già abdicato al Carroccio nella sfida per la guida del Veneto nel 2010. Con un sussulto di orgoglio ci ha pensato, a chiusura del convegno, l’on. Nicolò Ghedini, seguito subito dopo dal sottosegretario e coordinatore veneto del PdL Alberto Gorgetti (ex An)). “La scelta deve essere fatta dai veneti e non a Roma. Ho grande simpatia per la Lega, molte delle loro battaglie sono le nostre battaglie, ma non si può perdere il Veneto”, ha scaldato gli animi del Pdl Ghedini. Gli ha fatto eco Giorgetti, ribadendo il concetto: “Non voglio neppure pensare – ha detto – che possa essere messa in discussione la guida della Regione. Vogliamo l’alleanza, ma se qualcuno cerca di buttarmi giù la porta, ricordo che abbiamo un voto in più degli altri. Per noi è chiusa la discussione”.

Prima di loro nessuno dei vertici del Pdl, ministri compresi (e tra questi i due veneti Sacconi e Brunetta) lo aveva detto apertamente, quasi la cosa non riguardasse il convegno cortinese dal quale si delineavano grandi progetti per l’Italia. Ma in Veneto, dove si vota tra sei mesi, il punto al primo posto nell’agenda politica è la sfida per la presidenza della Regione. Galan, sentendo la ‘minaccia’ di un abbandono anzitempo del suo partito, aveva cercato di spronare i suoi (“ci vuole un partito se non si vuole davvero che quello spazio venga occupato dalla Lega Nord”), sostenendo che con il Carroccio “la coalizione può funzionare benissimo solo a condizione che la guida sia del Pdl”. Con il supporto dell’Udc. Timidamente il coordinatore nazionale Denis Verdini aveva ammiccato, sostenendo che “il Pdl non può che sostenere la candidatura di Galan; bisogna però convincere la Lega che pone sul tavolo le sue richieste. Non possiamo litigare, ma neppure subire. Non vogliamo che nessuno ci imponga niente”.

Nelle parole di Verdini c’era la consapevolezza delle difficoltà dell’impresa. Confermate, puntualmente, dalle parole di Calderoli e da quelle più concilianti nei toni, ma sempre ferme nella sostanza, di Manuela Dal Lago: siamo fiduciosi, ha detto l’ex presidente della provincia di Vicenza, che alla fine sarà riconosciuta alla Lega la candidatura in Veneto. Galan ha capitalizzato consensi importanti dai vertici regionali e nazionali del suo partito: dal ministro trevigiano del Welfare Maurizio Sacconi al ministro Renato Brunetta. Quello che conta, e che Galan più di altri attende, è il responso del leader, Silvio Berlusconi. Dal premier capirà se spetterà a lui fare l’agnello sacrificale per impedire che si rompano gli equilibri con il Carroccio. Certo è che Galan, alle parole di Giorgetti e Ghedini, si è commosso, ha solo ricordato il suo affetto per Berlusconi – “gli voglio bene, a lui devo tutto” – e assicurato che non tradirà il Pdl. “Non farò nessuna lista, né con il Pd né con nessun altro”.

tratto da affaritaliani.it        inserito da michele de lucia

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