Rosso a Gila, i viola cedonoE il Lione porta a casa l´1-0Tanto Barça a San SiroMa l´Inter tiene: è 0-0

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Primo tempo tatticamente perfetto della Fiorentina, che dà l’impressione di poter puntare ai tre punti. Poi nel recupero la gomitata di Gilardino, sanzionata dall’arbitro con l’espulsione. Nella ripresa i viola reggono, Frey fa i soliti miracoli ma si deve arrendere al tiro ravvicinato di Pjanic. Jovetic subentra a Mutu e guida il generoso quanto inutile assalto finale

LIONE (Fra), 16 settembre 2009 – Un primo tempo perfetto, poi un’ingenuità dell’uomo più rappresentativo. La Fiorentina si gioca così la possibilità di portare via punti da Lione, una chance che dopo i primi 45 minuti sembrava proprio robusta. Peccato che nel recupero Gilardino incappi in un’espulsione forse troppo severa, ma magari anche evitabile.

viola attenti — I giocatori di Prandelli partono con un assetto guardingo e bene organizzato, con i centrocampisti pronti a raddoppiare anche in difesa, soprattutto nel caso di Donadel. Il Lione viene tenuto sotto controllo ed è costretto a tirare da lontano. E’ invece Mutu a firmare la prima incursione nell’area avversaria, conclusasi con un diagonale che non trova la porta. Passano i minuti e i francesi continuano a faticare; un fallo di Marchionni mette poi fuori causa Bastos, che deve uscire facendo spazio a Govou. Gli episodi pericolosi faticano ad arrivare, ma la Fiorentina non ha fretta: tatticamente ordinata (con tutto ciò che ne consegue, falli compresi), colpisce quando capita l’occasione, soprattutto con i tiri da lontano di Donadel e qualche colpo di testa. Tutto fila liscio fino al recupero di quello che sembra un primo tempo ideale, pur con un crescendo di falli tattici e cartellini. Ma ecco l’episodio chiave: Gilardino saltando di testa colpisce Toulalan con una gomitata. Secondo l’arbitro non si tratta del classico “gomito alto”, c’è invece volontarietà: è rosso diretto. I viola protestano animatamente, poi vanno in spogliatoio con la prospettiva di giocare mezzo tempo (e probabilmente altre due gare) senza la loro boa.

Pjanic festeggia il suo gol.  Reuters
Pjanic festeggia il suo gol. Reuters

l’assalto — Puntualmente, la ripresa è un’altra partita. Il Lione, in superiorità numerica, preme con più convinzione ma i viola reggono l’assalto iniziale e verso il quarto d’ora iniziano a ripartire. Anche perché alla rinnovata veemenza dei francesi non sembra corrispondere un’effettiva pericolosità. Prandelli prova a giocare la carta Jovetic per Mutu, rinunciando di fatto definitivamente alla punta di peso. Il ragazzo abbozza qualcosa, ma dietro c’è un calo fisico, i francesi attaccano in forze e alla fine l’episodio arriva: c’è un batti e ribatti davanti a Frey, alla fine Pjanic ha la palla buona su respinta del portiere e mette dentro da due passi. Il gol ovviamente carica ulteriormente il Lione tagliando invece le gambe, gia provate, dei dieci fiorentini. Ci vuole tutta la classe di Frey per contenere lo svantaggio nell’1-0. Poi l’assalto collettivo nel recupero alla ricerca del pari, che però si rivela solo generoso.

Pier Luigi Todisco© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tanto Barça a San Siro
Ma l’Inter tiene: è 0-0

Nella prima giornata della fase a gironi di Champions League, il big match del Meazza finisce senza reti. I campioni d’Europa vanno più volte a un passo dal gol e reclamano un rigore, ma non sfondano. Ibra, fischiato, combina poco. Di Sneijder e Stankovic le migliori occasioni per la squadra di Mourinho

MILANO, 16 settembre 2009 – Che abbiano troppa pazienza? Il Barça di Guardiola ti prende per sfinimento: attacca, triangola al limite della tua area, sembra giochicchiare. E’ convinto che il gol arriverà, e infatti spesso arriva. Col Chelsea, in semifinale di Champions, all’ultimo minuto. L’Inter tiene botta, anche se nel finale è un assedio. Zero a zero coi campioni: non sarà un segnale forte all’Europa, ma è un inizio. Perché se alla fine il possesso palla è 67 a 33, c’è un momento nel primo tempo in cui anche Laporta ha avuto un po’ paura. Nel complesso, un punto guadagnato.

muntari in crisi — Per la grande sfida, chi non è al meglio, sta fuori: Stankovic da una parte e Iniesta dall’altra iniziano in panchina. Guardiola in più non ripaga il lavoro di “spia” di Maxwell (gli avrebbe spiegato alcuni schemi difensivi) con un posto da titolare. Muntari titolare, quindi, con lo spostamento di Thiago Motta a vertice basso. Ma se l’ex-genoano regge, è il ghanese ad andare presto in bambola: Dani Alves lo asfalta, lui fatica a tenere palloni e a rincorrere l’avversario. Non è un caso che il Barça sfondi sempre da quella parte. Il cambio col serbo è scontato, forse tardivo.

Zlatan Ibrahimovic, 27 anni. Ansa
Zlatan Ibrahimovic, 27 anni. Ansa

inter a detti stretti — Soffrire, va bene. Reagire con svariate folate, è un segno incoraggiante. L’Inter non è ancora al livello dei campioni d’Europa, specie a livello di gioco: a centrocampo è gara impari, con Zanetti e Thiago Motta presi in mezzo alla ragnatela, e senza la solita spinta di Maicon, tenuto basso da Henry. Però si offende anche: Valdes non resta inoperoso. Merito di Milito (sua una grande chance, in contropiede, al 29’), che copre distanze da iron-man, dettando sempre il passaggio, e merito di Sneijder, che con la palla fra i piedi sa creare pericoli. Per l’olandese anche un bel sinistro, la miglior occasione nerazzurra insieme a un destro di Stankovic. La difesa è aggredita, circondata, sovrastimolata. Però Samuel e soprattutto un sontuoso Lucio reggono il colpo, stoppando Ibra, Messi e chi per loro quando sembra troppo tardi.

barcellona — Il Barça è ancora la scuola, il Barça è più collaudato. Non erano solo “mani avanti”, quelle di José Mourinho. Effettivamente, la squadra di Guardiola ripropone il vecchio vincente copione fatto di sovrapposizioni, palla mai buttata via, dialoghi stretti, copertura e ripartenze di Henry. Parte con la marcia inserita, nei primi 10’ e negli ultimi 5’ del primo tempo ha cinque occasioni chiare. Messi apre e chiude le danze, col solito tiro secco (ma stavolta un po’ centrale) dopo essere rientrato sul difensore: in mezzo Ibra, ma soprattutto Keita (41’) si divorano gol. Nella ripresa, è dominio nel possesso palla, con occasioni e un rigore reclamato per mano di Stankovic.Tutto bene, per i catalani, fino agli undici metri, dove qualcosa è cambiato, con lo svedese al posto di Eto’o, e sembra che debbano essere trovati nuovi automatismi. Dietro, Piqué svetta, Puyol talvolta barcolla.

Lionel Messi chiuso dai difensori interisti. Reuters
Lionel Messi chiuso dai difensori interisti. Reuters

gli scambiati — Sfida nella sfida: Eto’o vs Ibra. Striscioni si supporto per il camerunese dai pochi tifosi catalani, indifferenza tentata ma non riuscita per lo svedese. Lo accoglie uno striscione della curva Sud “Ibra, meglio la tua onestà delle manfrine di Kakà”, ma poi al momento delle formazioni, l’ostentata indifferenza si trasforma in un unico enorme fischio. Che si ripeterà, spesso, quando Zlatan prende palla. E gli indugi si rompono al 45’, con uno striscione della Nord: “Ibra, ti abbiamo amato, non l’hai saputo rispettare. Adesso che baci un’altra maglia sei tu che ce lo devi s…”. Lui, a occhio, non ne soffre troppo, e già dopo 8’ potrebbe zittire tutti, alla vecchia maniera: Xavi lo pesca in area, il controllo è quello giusto, il tiro no, alto e fuori. Poi dialoga coi compagni, difendendo palla, spesso smistandola dietro. Ed Eto’o? Sbaglia meno, ma si vede anche meno. Pari anche qui, ci si vede al Camp Nou.

Valerio Clari© RIPRODUZIONE RISERVATA

Liverpool, ci pensa Kuyt
La Dinamo vince in rimonta

Serata all’insegna del ribaltone quella che chiude la prima tornata di Champions. La squadra di Kiev dallo 0-1 passa al 3-1 contro il Rubin, mentre l’Arsenal sotto di due gol va a vincere 3-2 a Liegi. Ad Anfield Reds sottotono, ma l’olandese risolve la pratica

MILANO, 16 settembre 2009 – Un gol di Kuyt e uno di Pjanic portano al comando del gruppo E, quello della Fiorentina, Liverpool e Lione, mentre nel girone dell’Inter brilla il 3-1 in rimonta della Dinamo Kiev sul Rubin Kazan. Rimonta anche per l’Arsenal che, sotto di due gol a Liegi, va a vincere 3-2. Questo il quadro completo.

Il Liverpool festeggia il gol di Kuyt. LaPresse
Il Liverpool festeggia il gol di Kuyt. LaPresse

GRUPPO E — Liverpool-Debrecen 1-0
Basta un Liverpool al 60 per cento, forse meno, per avere ragione del Debrecen. L’1-0 finale è lo specchio fedele di una vittoria giusta, anche se un po’ stiracchiata. Decide un gol di Kuyt nel recupero del primo tempo, nell’unica vera azione “da Liverpool” dei Reds: Benayoun per Torres in profondità, destro dello spagnolo respinto dal portiere Poleksic (ex Lecce) e sulla palla si fionda l’olandese per la rete decisiva. Inglesi vagamente sottoritmo, dicevamo, contro una squadra volenterosa ma molto modesta come il Debrecen. Che era arrivato ad Anfield abbottonato (una punta sola, Coulibaly, più cinque centrocampisti) e pronto a dare fastidio in contropiede. E in parte gli ungheresi avevano messo paura ai Reds, un po’ distratti nel primo tempo. Troppo poco, comunque, per poter aspirare al colpaccio. Pur con qualche brivido il Liverpool controlla la gara, si rende pericoloso un paio di volte nella ripresa con Gerrard (destro al volo da fuori a dieci centimetri dall’incrocio) e Benayoun. Rafa Benitez festeggia così nel migliore dei modi la panchina numero 300 con i Reds. (Alessandro Ruta)

Lione-Fiorentina 1-0

Marcatura stretta per Andriy Shevchenko.Reuters
Marcatura stretta per Andriy Shevchenko.Reuters

GRUPPO F — Dinamo Kiev-Rubin Kazan 3-1
Un secondo tempo all’arrembaggio e la Dinamo si sbarazza degli esordienti tartari del Rubin Kazan. Nei primi 45 minuti gli ucraini soffrono la chiusura degli spazi e il pressing degli ospiti: Shevchenko non punge, troppo largo sulla fascia e Milevsky predica nel vuoto, sempre raddoppiato dalla difesa tartara. I campioni di Russia partono sornioni, aspettano, chiudono tutti gli spazi e provano a colpire con le discese sulla fascia del velocissimo Karadeniz. Ma serve un gioiello su calcio piazzato dell’argentino Dominguez per sbloccare il risultato: il suo tiro ad aggirare la barriera batte Shovkovsky, che mette una barriera foltissima e non vede partire in tempo il pallone. Tutta un’altra Dinamo nella ripresa, più arrembante sulle fasce con Eremenko e Yarulenko, con Milevski che comincia a seminare il panico con le sue serpentine. Dopo un paio di tentativi di testa e una bella ‘puntata’ del capitano Milevski, la Dinamo si scatena. Al 26’ Yussuf si ritrova di nuovo solo in area (era già accaduto due volte nel primo tempo) e stavolta non sbaglia: colpo di testa e palla all’incrocio. Al 34’ tocca a Magrao: passaggio di Ghione per Shevchenko che non stoppa, arriva Magrao che con un sinistro poderoso inchioda Ryzhikov. Al 39’ Gusev in contropiede chiude la partita e manda in testa al girone F la squadra di Gazzaev, in virtù del pari tra Inter e Barcellona. (Alberto Agostinis)

Inter-Barcellona 0-0

GRUPPO G — Stoccarda-Rangers 1-1
Walter Smith continua a proporre il gioco che due stagioni fa ha portato i Rangers alla finale di Europa League. Ovvero una punta (stasera Kenny Miller) e tutti gli altri a difendere la porta di McGregor. La tattica in partenza non funziona e gli scozzesi finiscono per lasciare la partita in mano allo Stoccarda, che potrebbe andare in vantaggio alla prima azione di gioco grazie a una girata di Cacau, che McGregor devia in angolo con difficoltà. Dopo diciotto minuti di sofferenza scozzese arriva il vantaggio dello Stoccarda: Papac sbaglia un rinvio dalla propria trequarti, Cacau arriva per primo sul pallone e si lancia verso l’area avversaria. Con un tocco di piatto il brasiliano serve poi Pavel Pogrebnyak che non fallisce il rigore in movimento e spiazza McGregor. Nonostante lo svantaggio i Rangers non cambiano impostazione tattica, ma sfruttano gli errori di uno Stoccarda che dopo l’1-0 si ferma. Così al 32’ della ripresa Bougherra in percussione offensiva scambia con Rothen entra in area e scarica in rete. I cambi adesso è costretto a farli Babbel, ma i tedeschi non riescono più a raddoppiare, anzi al 45’ della ripresa Davis colpisce il palo. Felici i Rangers che ottengono il pari che cercavano alla vigilia, allo Stoccarda resta solo mezz’ora di buon gioco. (Paolo Malpezzi)

Siviglia in festa dopo il gol di LusisFabiano. Reuters
Siviglia in festa dopo il gol di LusisFabiano. Reuters

Siviglia-Unirea 2-0
Il Siviglia non delude e si porta in testa al girone. Dopo il largo successo in campionato contro il Saragozza, conquista senza patemi i primi tre punti in Europa ai danni di un inerme Unirea Urziceni. Decidono due brasiliani, Luis Fabiano e Renato: gol e assist per entrambi. Il copione del match è costante: nel primo tempo il Siviglia controlla la sfera con continuità e cerca di alzare il ritmo con Capel e Navas che cercano in verticale Luis Fabiano e Kanoutè. I romeni si chiudono con ordine, quando serve picchiano (tre gli ammoniti tra gli ospiti nei primi 45 minuti), ma non riescono mai a rendersi pericolosi dalle parti di Palop (Bilasco, unica punta, non calcia mai in porta). Le occasioni migliori per gli andalusi arrivano con Kanoutè (destro da fuori, deviato, a lato di un soffio) e Luis Fabiano (gran punizione, su cui vola a mettere in angolo Arlauskis). Ed è proprio il centravanti brasiliano a sbloccare il match, con un sinistro chirurgico di prima intenzione dal limite sul perfetto assist di Renato. Nella ripresa cambia poco. L’Unirea prova timidamente a mettere il naso nella metà campo spagnola, ma non dà segnali di risveglio. Al 25’ Renato chiude i giochi, deviando di testa la sponda aerea di Luis Fabiano. Nel finale il palo nega la doppietta a Renato. (Emiliano Pozzoni)

gruppo h — Olympiacos-Alkmaar 1-0
Finisce 1-0 Olympiakos-Az Alkmaar, gara d’esordio in questa Champions League per greci e olandesi decisa da una marcatura al 79’ di Torosidis. Davvero poche emozioni al Georgios Karaiskakis per i tanti spettatori accorsi al Pireo per assistere alla sfida tra i biancorossi e i campioni in carica dell’Eredivisie, con i padroni di casa freschi orfani del tecnico georgiano Ketsbaia, licenziato in tronco alla vigilia del match. Stasera a guidare gli ellenici c’era Bozidar Badovic, ma poco prima del fischio di inizio il club greco ha annunciato l’ingaggio di Zico. Nella prima frazione solamente un’occasione per parte: al 9’ El Hamdaoui fallisce da un metro il gol del vantaggio, risponde al 20’ Leonardo che solo davanti a Romero non trova la porta. Anche la ripresa è avara di palle gol ma, quando la sfida sembra avviata verso il pareggio, a far esplodere lo stadio ci pensa Torosidis, senza dubbio il migliore in campo tra i biancorossi: a undici minuti dal termine il centrocampista greco su cross di Zairi incorna sul secondo palo sfruttando il velo di Mitroglu. Al 37’ va vicino al gol del pari l’Az con Lens che di destro prova a concretizzare la sponda positiva di Pellè. Al 93’ arriva il triplice fischio dell’arbitro che mette fine a una gara mediocre ma che basta agli ellenici per conquistare i preziosi tre punti. (Federica Salpietro)

Il gol decisivo di Eduardo. Reuters
Il gol decisivo di Eduardo. Reuters

Standard-Arsenal 2-3
I Gunners raddrizzano nel finale una partita nella quale non sembravano riuscire a pungere. I campioni del Belgio choccano l’Arsenal in avvio: dopo 120” il 18enne Mangala fa secco il 21enne italiano Mannone con un precisissimo tiro dal limite, tre minuti più tardi Jovanovic raddoppia trasformando un penalty che lui stesso si era procurato. Il letargo degli uomini di Wenger dura fino al 10’, poi i Gunners si riversano nella metà campo avversaria senza però riuscire a creare problemi a Bolat. I belgi imbrigliano l’Arsenal fino al 45’, quando Diaby smarca Bendtner in area per il diagonale che riaccende le speranze inglesi. Due emozioni in avvio di ripresa (Mbokani da una parte, Bendtner dall’altra), poi l’Arsenal si scontra sempre contro il muro belga, che capitola solo al 33’, quando Vermaelen mette in rete a porta vuota un assist di Song (si addomestica la palla con la mano). Tre minuti dopo Eduardo fa esplodere i Gunners segnando la terza rete con un tocco di ginocchio. L’Arsenal potrebbe dilagare nel finale, ma al primo di recupero deve ringraziare il salvataggio di Clichy su tiro di De Camargo che impedisce allo Standard di pareggiare. (Davide Chinellato)

gasport© RIPRODUZIONE RISERVATA

                                                         MICHELE DE LUCIA

 

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