Roma. Studio Arte Fuori Centro. Successo di "Donna! 12 artiste dalla Campania Felix".

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Articolo di Maurizio Vitiello – Allo “Studio Arte Fuori Centro” di Roma successo della mostra “Donna! 12 artiste dalla Campania Felix”.

 

Allo Studio Arte Fuori Centro di Roma, in via Ercole Bombelli 22, è stata inaugurata la mostra collettiva Donna! 12 artiste dalla Campania Felix, a cura di Enzo Battarra, in collaborazione con la Unusual Art Gallery di Caserta.

L’esposizione rimarrà aperta fino al 25 settembre 2009, secondo il seguente orario: dal martedì al venerdì dalle 17,00 alle 20,00.

L’evento è il quarto appuntamento di Osservazioni 2009 ciclo annuale di quattro mostre collettive promosso dall’Associazione Culturale Fuori Centro.

L’Arte è Donna! Il breve sostantivo di genere femminile esprime da sempre seduzione e narrazione, creatività e inventiva, provocazione e originalità, doti che si riscontrano sempre nel pianeta delle donne.

L’altra metà del cielo ha spesso segnato il passo in termini di notorietà nei riguardi dei più acclamati artisti maschi per una serie di contraddizioni storiche e sociali, ma è innegabile che negli ultimi anni nel settore delle arti visive, così come in tanti altri ambiti culturali e professionali, quella che un tempo era l’altra metà dell’avanguardia oggi sia diventata la parte preponderante. E questo secolo è già stato definito il female century.

Femmina è l’arte, quindi, femmina consapevole delle sue qualità, cosciente delle sue potenzialità.

Da queste considerazioni nasce un’ulteriore mostra allo Studio Arte Fuori Centro, intorno alle problematiche della creatività al femminile, realizzata con artiste che operano attivamente nella Campania Felix, privilegiando una pittura che pone al centro dell’immagine una fascinosa figurazione.

Sono dodici artiste: Mathelda Balatresi, Anna Maria Bova, Giovanna D’Amico, Maria Pia Daidone, Anna Giordano, Irene Maltempo, Rosa Panaro, Daniela Pergreffi, Maria Racana, Clara Rezzuti, Valentina Wasla Santonastaso, Carla Viparelli, diverse per formazione, per linguaggio, per tecnica, ma pronte a confrontarsi sui temi dell’identità femminile, senza fare di questo però la loro unica essenza espressiva.

I lavori rispondono a quei requisiti di attualità validi nel contesto contemporaneo globale, un contesto che non deve dimenticare nemmeno le specificità territoriali e pertanto culturali. Il loro percorso va quindi nella direzione di una “glocalizzazione”, un’arte consapevole del proprio “genius gloci”.

L’esperto Enzo Battarra, tra l’altro, ha segnalato, in merito alla mostra partita da Caserta ed ora “esportata” a Roma:
“Femmina è l’arte, femmina consapevole delle sue qualità, cosciente delle sue potenzialità. Da queste considerazioni nasce una prima mostra alla Unusual Art Gallery di Caserta e ne segue questa, allargata a dodici, allo Studio Arte Fuori Centro di Roma solo al femminile, realizzata con  artiste che operano attivamente nel territorio campano, privilegiando una pittura che pone al centro dell’immagine una fascinosa figurazione. Sono artiste diverse per formazione, per linguaggio, per tecnica, ma pronte a confrontarsi sui temi dell’identità femminile, senza fare di questo, però, la loro unica essenza espressiva. I loro lavori rispondono a quei requisiti di attualità validi nel contesto contemporaneo globale, un contesto che non deve dimenticare nemmeno le specificità territoriali e pertanto culturali. Il loro percorso va quindi nella direzione di una glocalizzazione, un’arte consapevole del proprio genius gloci”.

Questa mostra sta avendo un forte successo; questa collettiva tutta al femminile  si distingue per l’alto profilo delle artiste e per l’alta qualità delle opere.

Mathelda Balatresi ha presentato un paesaggio silente, enigmatico e fortemente icastico, con colline dolci dagli andamenti verdi e grigiastri.; un bel lavoro teso a rammentarci i paesaggi tosco-umbri.

Anna Maria Bova  con una scaletta di lenti, anche dell’ottocento, alcune quadre e molte tonde archivia con sapienza una serie di lavori improntata a declinare una moltitudine di specularità e di richiami iconoci, con sottofondi di ex-voto e di vulcani eruttanti, prgevolissimi i tocchi di legno in rosso eruttanti materiale lavico.

Giovanna D’Amico è all’inizio di un’intesa ricerca che la porta a trasferire, quasi in una prova del nove, da risoluzioni performative, dati autobiografici trattati con diverse intensità cromatiche, quasi per sfidare sponde informali e per anatomizzare il senso della materia in senso ludico e con modalità riflessive.

Maria Pia Daidone rende un gioco di misteri e di luci che naviga in un volo di uccelli su un fondo nero e riesce a dettagliare incidenze icastiche del mondo antico collegate a particolari specificità antropologiche contemporanee in una teoria di qualità di accenti in cui emergono sintetiche redazioni figurali ed una sequenza di animali, simboli pseudoiconici, segni aniconici, personaggi zoomorfi, feticci piumati, biomorfismi, fortemente eloquenti, per una fantasia realizzabile, per un’altra realtà possibile, senza con questo scomodare gli alieni.

Anna Giordano colla vigorosa e rossa posa di un suo personaggio femminile rende un’identità di una presenza e ricalca in un riflesso pieno, a livello speculare, un’attesa silenziosa.

Irene Maltempo, consapevole degli sviscerati approfondimenti che ha messo in atto, staglia una figura potente, in abbigliamento sintetico, tutta protesa a conquistare il campo della tela con una particolare forza energetica e con una femminilità statuaria, espansa, fortemente pregnante, esplosiva e deflagrante.

Rosa Panaro con una testa di cartapesta si conferma artista decisa a replicare i suoi migliori esiti nel verso dell’arte povera.

Daniela Pergreffi definisce acquerelli su carta su cui si sviluppano delle silhouettes in una verticalità di rimbalzi emotivi.

Maria Racana è per aperture su cui si sviluppano scorci serotini, pause esistenziali, semplici magie ed il tutto e confezionato per essere magia.

Clara Rezzuti è sempre raffinata e gioca col “femminile”, confermandosi bravissima nel rendere equilibri estetici e questa volta ha affrontato la ragnatela dei sentimenti con un lavoro altamente metaforico ed il simbolico ragno di carta è sui fili argentei.

Valentina Wasla Santonastaso ha elaborato significazioni massime ed alte, anche echi intriganti, ma in parte sfuggenti.  Con il gioco “Guess Who?” [Indovina Chi] ci mostra la faccia di Aisha, Salwa, Leila, Rashida, Maryam, Latifa, Nawal e Nur mentre gli uomini sono piegati, nascosti alla visione. Da una foto, elaborata coll’incantesimo delle chances operative di trasformazione offerte dal computer, si arriva ad un riassunto di sapore cromatico-grafico e gli inchiostri, attivati a conclusione delle rideterminazioni d’impostazione compositive, hanno sostanziato una tela rasa ed è venuto fuori una scena di un gioco in voga negli Settanta. E’ una decisa immagine, che attraversa il ludico ed aggancia un senso eminente di riflessione storica epocale. E’ stato accesa una nuova lettura e, forse, sta per nascere una serie di giochi con rimandi esistenziali.

Carla Viparelli, dal “Gruppo Virus” ad oggi ne ha fatta di strada, alzando la misura della qualità e della ricerca, sottilmente aspra, ma sempre avveduta; partecipa con un doppio calice a versare per l’arte.

Le artiste, presentate dal critico casertano Enzo Battarra, sono firme conosciute del panorama campano e nazionale: Mathelda Balatresi, Anna Maria Bova, Giovanna D’Amico, Maria Pia Daidone, Anna Giordano, Irene Maltempo, Rosa Panaro, Daniela Pergreffi, Maria Racana, Clara Rezzuti, Valentina Wasla Santonastaso, Carla Viparelli.

Tutte le artiste operano da tanti anni ed alcune sono nelle tracce della storia campana delle arti visive contemporanee, ma non solo.

Da non perdere questa stimolante mostra; da vedere, assolutamente, le ultimissime opere delle artiste considerate dal bravo critico casertano Enzo Battara.

 

Maurizio Vitiello