Boffo, viaggio a Roma per dimettersi Ma il presidente dei vescovi dice no

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MILANO — Fosse stato per lui se ne sarebbe già andato: e «non da sconfitto», è stato il suo sfogo con gli amici più fida­ti. Ma alla fine è prevalsa la ra­gion di Stato. O, per meglio di­re, di Chiesa. Dopo una quarta notte inson­ne e che «definire di angoscia è poco» — per usare la sintesi dei pochi riusciti a parlargli — il di­rettore di Avvenire Dino Boffo aveva infatti preso all’alba di ie­ri la sua decisione: e uscito di casa, anziché avviarsi verso la redazione milanese del suo gior­nale, è partito per Roma dove poche ore dopo bussava alla porta del cardinale Angelo Ba­gnasco, presidente dei vescovi italiani e quindi suo principale editore. Qui ci sono le mie di­missioni, gli ha detto Boffo. Non se ne parla, gli ha risposto Bagnasco: soprattutto ora devi restare al tuo posto. E Boffo ha ubbidito: nel pomeriggio, saputo del suo rientro a Milano, gli stessi amici con cui si era confidato in mattinata hanno fatto sapere di averlo trovato rinfrancato e determinato a «resistere». Almeno per ora o comunque appunto — per sottolineare l’espressione attribuita al presidente della Cei — «soprattutto» ora. L’esito contingente è testimoniato dalla scelta editoriale concepita dal giornale in edicola oggi: sempre due pagine dedicate alla vicenda, ma non il lungo editoriale di spiegazioni e contrattacchi ipotizzato ieri da alcuni bensì una ulteriore paginata di lettere soli­dali — talune con firme anche autorevoli — più un ampio spa­zio dedicato alla semplice «cro­naca », affidata a un inviato a Terni.

E la scelta è stata interpre­tata in un certo senso come una sfida: come dire basteranno i fat­ti a far emergere la verità. Va precisato una volta di più che la giornata vissuta ieri dal direttore di Avvenire , come si sarà capito dal resoconto reso fin qui, è sintetizzabile solo at­traverso il racconto indiretto— forse non testuale nei virgolet­tati ma certamente attendibile nel succo — di chi ne ha raccol­to il patema e il dramma uma­no: «Perché di questo si tratta e così lo sta vivendo», assicura­no.

Così, nonostante la vicinan­za della sua famiglia, degli «amici veramente fidati» che in questi casi si scremano sempre da soli, Boffo ha trascorso in particolare l’altra notte metten­do in fila alcuni punti e tre su tutti: la rivendicazione reiterata ai suoi di essere «non un colpe­vole bensì una vittima», la con­sapevolezza di sentirsi «tutt’al­tro che sconfitto dentro», la vo­lontà comunque di dire «ba­sta » e mandar tutti a quel pae­se. Un po’ per tirarsi fuori dal massacro, un po’ per sottrarre la pistola a chi — attraverso di lui — ormai sparava sempre più dritto sulla Cei. Poi la giornata ha avuto lo sviluppo che ha avuto: in matti­nata le dimissioni presentate a Bagnasco e da questi respinte, nel pomeriggio l’attestazione di «fiducia» manifestata dal Papa allo stesso Bagnasco e immedia­tamente resa pubblica dall’uffi­cio stampa dei vescovi. Una fi­ducia che non avrebbe alcun bi­sogno di essere espressa, han­no subito rilevato gli esperti di cose ecclesiastiche: e il fatto che sia successo è strano di per sé. Quanto questo possa tocca­re Boffo, forse, lo si vedrà nei prossimi giorni. O più probabil­mente mesi.

Paolo Foschini
02 settembre 2009

MILANOFosse stato per lui se ne sarebbe già andato: e «non da sconfitto», è stato il suo sfogo con gli amici più fida­ti. Ma alla fine è prevalsa la ra­gion di Stato. O, per meglio di­re, di Chiesa. Dopo una quarta notte inson­ne e che «definire di angoscia è poco» — per usare la sintesi dei pochi riusciti a parlargli — il di­rettore di Avvenire Dino Boffo aveva infatti preso all’alba di ie­ri la sua decisione: e uscito di casa, anziché avviarsi verso la redazione milanese del suo gior­nale, è partito per Roma dove poche ore dopo bussava alla porta del cardinale Angelo Ba­gnasco, presidente dei vescovi italiani e quindi suo principale editore. Qui ci sono le mie di­missioni, gli ha detto Boffo. Non se ne parla, gli ha risposto Bagnasco: soprattutto ora devi restare al tuo posto. E Boffo ha ubbidito: nel pomeriggio, saputo del suo rientro a Milano, gli stessi amici con cui si era confidato in mattinata hanno fatto sapere di averlo trovato rinfrancato e determinato a «resistere». Almeno per ora o comunque appunto — per sottolineare l’espressione attribuita al presidente della Cei — «soprattutto» ora. L’esito contingente è testimoniato dalla scelta editoriale concepita dal giornale in edicola oggi: sempre due pagine dedicate alla vicenda, ma non il lungo editoriale di spiegazioni e contrattacchi ipotizzato ieri da alcuni bensì una ulteriore paginata di lettere soli­dali — talune con firme anche autorevoli — più un ampio spa­zio dedicato alla semplice «cro­naca », affidata a un inviato a Terni.

E la scelta è stata interpre­tata in un certo senso come una sfida: come dire basteranno i fat­ti a far emergere la verità. Va precisato una volta di più che la giornata vissuta ieri dal direttore di Avvenire , come si sarà capito dal resoconto reso fin qui, è sintetizzabile solo at­traverso il racconto indiretto— forse non testuale nei virgolet­tati ma certamente attendibile nel succo — di chi ne ha raccol­to il patema e il dramma uma­no: «Perché di questo si tratta e così lo sta vivendo», assicura­no.

Così, nonostante la vicinan­za della sua famiglia, degli «amici veramente fidati» che in questi casi si scremano sempre da soli, Boffo ha trascorso in particolare l’altra notte metten­do in fila alcuni punti e tre su tutti: la rivendicazione reiterata ai suoi di essere «non un colpe­vole bensì una vittima», la con­sapevolezza di sentirsi «tutt’al­tro che sconfitto dentro», la vo­lontà comunque di dire «ba­sta » e mandar tutti a quel pae­se. Un po’ per tirarsi fuori dal massacro, un po’ per sottrarre la pistola a chi — attraverso di lui — ormai sparava sempre più dritto sulla Cei. Poi la giornata ha avuto lo sviluppo che ha avuto: in matti­nata le dimissioni presentate a Bagnasco e da questi respinte, nel pomeriggio l’attestazione di «fiducia» manifestata dal Papa allo stesso Bagnasco e immedia­tamente resa pubblica dall’uffi­cio stampa dei vescovi. Una fi­ducia che non avrebbe alcun bi­sogno di essere espressa, han­no subito rilevato gli esperti di cose ecclesiastiche: e il fatto che sia successo è strano di per sé. Quanto questo possa tocca­re Boffo, forse, lo si vedrà nei prossimi giorni. O più probabil­mente mesi.

Paolo Foschini
02 settembre 2009  CORRIERE.IT   Inserito da michele de lucia

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