POSITANO, UN NUOVO MUSEO UNA VITTORIA PER LA CULTURA

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Intervento di Antonio Miniaci, storico gallerista e mercante d’arte, dopo l’apertura della Cripta Medievale come spazio museale con la mostra “I Dormienti” di Mimmo Paladino per il  Positano Myth Festival dopo averla visitata e dopo aver incontrato l’artista.

La nascita di un nuovo Museo è una vittoria per la cultura. La nascita di un nuovo Museo a Positano  è una doppia vittoria. Una per la cultura, l’altra per il turismo di qualità. Se poi a questo Museo si associano nomi di artisti illustri, consacrati alla storia dell’arte, la scelta innovativa si fa completa: diventa un “valore aggiunto” che suggella la lungimiranza di tutti i positanesi che credono nell’arte e che solo con la cultura e la bellezza si possa continuare a crescere qualitativamente.

Questa sera è la storia a regalarci la più grande emozione, le opere ben contestualizzate nello spazio che le accoglie, appaiono in simbiosi con la cornice, memoria passata a cui si fa ritorno, per meditare e rinnovarsi.

Entrando nella cripta, il passo si è rallentato e la commozione ha preso il sopravvento, la storia era lì davanti a me, continuando un dialogo in parte già sedimentato nella mia memoria, un luogo in cui il passato riaffiora sibillino e deciso. L’attenzione poi viene catturata dall’allestimento della mostra, impeccabile e suggestiva, grande la mia gioia nel vedere lì Mimmo Paladino, uno dei Maestri contemporanei, che apprezzo particolarmente, di cui riconosco l’alto valore artistico e di cui stimo la ferma volontà di restare nella sua terra d’origine, nonostante la sua fama internazionale. Particolarmente vicina sento questa sua scelta, visto che le mie origini restano un punto fermo, a cui non potrei mai rinunciare. Questa è la mia filosofia e quella del mio Club Miniaci e, in particolare, del Club Amici di Positano, che da anni, insieme ad un gruppo di sostenitori, mi vede impegnato su temi quali la salvaguardia e la tutela del territorio, la promozione culturale, il rispetto per i tesori invidiatici in tutto il mondo. Cultura e turismo per me viaggiano in simbiosi e questa sera s’inaugura un’occasione importante per  Positano. Spesso mi capita di essere in giro per il mondo, grazie alle attività del mio Club e molti, sfogliando la mia rivista, si soffermano sul redazionale dedicato a Positano, in particolare sulle pagine in cui ampiamente parlo dell’operato di Mimmo Paladino a Positano.

Quando qualche anno fa mi furono chieste informazioni riguardanti l’autore del tappeto musivo che oggi possiamo ammirare davanti al sagrato della chiesa madre, risposi fermamente che non si poteva scegliere un artista più all’altezza di Mimmo Paladino.

Legare il nome di Positano anche all’arte senza tempo di Mimmo Paladino, vuol dire muoversi lungo l’asse del tempo senza temerlo, per consegnare all’eternità una città che non conosce confini spirituali.

Oggi finalmente davanti ai miei occhi assisto alla realizzazione di un sogno: quello di vedere i più grandi artisti italiani qui a Positano, che considero la mia cittadina d’adozione.

La presenza delle opere di Mimmo Paladino nel Museo di Positano, fa sì che quest’ultimo possa diventare uno scrigno capace di attirare l’attenzione internazionale dei visitatori in qualunque stagione dell’anno. Mimmo Paladino, campano nello spirito e nei natali, è uno dei pochi artisti italiani viventi che il mondo ci invidia. La sua fama è legata alla Transavanguardia degli anni ’80. L’armamentario artistico di Paladino è l’ibrido perfetto tra pittura e scultura. Le sue maschere, i suoi cavalli, i segni e le campiture astratte, le sue geometrie e i suoi colori caldi, fanno delle sue opere la “summa” del linguaggio artistico contemporaneo libero da sperimentalismi vuoti. Achille Bonito Oliva ha scritto più volte sul suo eclettismo e sulla sua capacità di far emergere le potenzialità intuite. Egli ha scritto, nel famoso testo La Transavanguardia italiana: “Mimmo Paladino pratica una pittura di superficie, nel senso che tende a portare ad emergenza visiva tutti i dati sensibili, anche quelli più interiori. Il quadro diventa il luogo di incontro e di espansione a vista d’occhio di motivi culturali e di dati sensitivi. Tutto è tradotto in termini di pittura, di segno e di materia”.

La capacità di Paladino di amalgamare pittura, segno e materia gli ha permesso di costruire opere di imperitura memoria, dove la contingenza storica viene sopraffatta e l’estetica si ammanta di un’aura particolare, in cui prende forma il processo lungo della storia dell’arte anziché il dato di una contemporaneità fugace. Non a caso, Gianfranco Maraniello scrive che la dimensione artistica di Paladino “afferra il senso del pre-istorico attraverso un’iconografia arcaica che pare voglia rapportarsi solo all’arte senza tempo, a quell’arte dei grandi Maestri come Picasso e Brancusi, Matisse e Durer”.

Questa sera è l’arte di scena, attraverso il suo linguaggio universale, fatto di più attori, che grazie alla regia e la sensibilità di Mimmo Paladino, ha voluto renderci partecipi di un evento, di un viaggio attraverso lo splendido contributo del compositore e musicista Lucio Dalla, sensibile ed attento collezionista d’arte. Un omaggio musicale, il suo, perfettamente in armonia con il contesto, cadenzato ritmo che sembra quasi poter ridar vita ai corpi adagiati in terra, come se una danza fosse ancora possibile, lì in quel preciso istante.

Ho avuto il piacere di conoscere Lucio Dalla, qualche anno fa a Capri, e con grande gioia questa sera ritrovo la sua grande professionalità qui tra queste mura.

Le note musicali, magistralmente aggiungono suggestione e poesia al luogo, alla storia, all’elevato valore artistico di questo che resterà un evento culturale epocale per questa terra.

Antonio Miniaci

 

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