Sorrento (NA). Atrio Biblioteca Comunale. Antonio Montano. Nei vicoli di Sorrento.

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ANTONIO MONTANO

Nei vicoli di Sorrento

a cura di Angelo Calabrese

 

Inaugurazione sabato 12 Settembre 2009, ore 18,30

 

Atrio Biblioteca Comunale

Piazza Tasso, Sorrento

 

Dal 12 al 27 Settembre 2009

 

 

Ecco il testo di Angelo Calabrese per l’occasione, che si riporta integralmente:

 

“NEI VICOLI DI SORRENTO“

 

In un ambito ispirativo, a lampo d’occhi e con uno scatto che ferma nella luce un’immagine fondamentale, fertile di collegamenti complessi, coglie il senso del tempo e dello spazio dell’accadimento. Il terzo occhio risponde all’immediatezza del pensiero che ha già decisamente intuito o intenderà poi, in un’immagine particolareggiata della “mappa” fede degna dell’evidenza fotografica, quel particolare da selezionare per proporlo all’attenzione della fruizione troppo spesso indaffarata e distratta. La scelta del formato quadrato risponde alla finalità di inquadrare segni essenziali della vita nei giorni di tutti e di forte valenza storico-sociologica, sicché l’opera d’arte propone solo l’intima essenza di un valore a rischio.

Perduto infatti alla memoria civile, disperso nei meandri delle proliferanti proposte delle attrazioni consumistiche, quel particolare che fa storia e riappropriazione delle cronache d’alta tradizione, testimoniate, mitiche o leggendarie, è escluso dalla ricerca tutta umana che impone di scoprire l’anima dei secoli.

Antonio Montano, animato da quello spirito acuto e rivelatore che denuncia l’avvilente pratica dei media omologati nelle proposte distanti dall’impegno dei costruttori d’umanità, prima che un comportamento virale diventi endemico, combatte il virus, “isolando” nell’attentato distruttivo, quel buono che resta nel grande libro della città, questa volta Sorrento, dove natura e cultura non si palesano conciliate. Si potrebbe obiettare che questo problema appartiene ormai all’universo del mondo complesso e impredicibile nel tempo dell’incertezza, ma all’artista sta a cuore Sorrento, terra d’incanto, fonte di poesia, ispiratrice d’arte e cultura, celebrata nelle alte note della nostalgia, nei profumati respiri dei frutteti e delle marine, negli incredibili stupori che fanno riconoscere antico l’uomo che s’infutura fiero del suo ingegno, delle mani operose, dei passi che non rinunciano alla speranza.

Antonio Montano arditamente e pensosamente ha scelto come spazio d’investigazione quello dei vicoli di Sorrento, non più, come cantava Quasimodo, croci di case in cui la solidale concordia vince la solitudine e la paura di restare soli nel buio.

E’ giusto che la tradizionale economia sia stata superata da nuove istanze e risorse “imprenditoriali”, ma la seriale moltiplicazione delle monotone “attrazioni” perpetuate tra proposte di souvenir, prodotti locali e allettamenti gastronomici, ha condannato all’anonimato le vere fonti della storia civile e sociale di Sorrento. Chi osa guardare in alto, su, dove il cielo transita sul vicolo che invecchia smemorandosi? Chi legge l’architettura nelle differenze e nei particolari propositivi? I passi che s’inventrano nelle antichissime strade, hanno i giusti occhi sulla nuca per leggere dai vicoli la città e le sue glorie?

Montano sosta come sa e deve fare un pellegrino nei vicoli dei giorni di tutti. Le sue facoltà percettive si accendono e la sua arte restituisce a Sorrento quello che ha appreso dal cuore pulsante della incomparabile città.

Le sue sintesi sono richiami d’alto senso, di verità care alle vie del cuore e del pensiero.

Intanto hanno suscitato in me una serie di interrogativi. Mi sono chiesto se, nella palese contraddizione di una società affollata da una moltitudine di individui, chi ingombra Sorrento è pronto a capire e partecipare. I viandanti indaffarati potrebbero anche essere curiosi, ma non sono animati dalla devozione del pellegrino che si dota dei necessari parametri culturali per esserci e appartenerci.

I particolari selezionati da Antonio Montano dovrebbero suscitare l’interesse non solo dei turisti, ma anche e soprattutto delle nuove generazioni dei sorrentini, cui sempre più difetta la comunicazione orale. E’ giusto che amino quei particolari e apprendano a cercarne altri, a custodirli come patrimonio inalienabile del quale conoscono la storia. Il presente legge meglio il passato: occorre capire, superandola sterile erudizione.

Cultura è infatti lo spazio che comunica.

Nei vicoli di Sorrento Montano ha inquadrato nelle sue opere una mole di problemi, di evidenti stati di degrado in cui la “necessaria” economia, spesso astuta e spicciola, divora la storia, anche artigiana, della città luminosa di frutti di natura e di un panorama unico al mondo.  Al flusso ininterrotto di distratti che transitano tra residenti affaccendati, propone altre radici di sapere, altre magiche sorgenti evocative.

Quanto vale quella sorta di omino a tre nuclei, quel virus sagomato e mobilissimo che si moltiplica e inesorabilmente devitalizza quel bello ch’è buono e che l’incuria sottrae alla storia. Montano denuncia, propone, comunica: fa arte con un suo stile, una ricerca personalissima e voglia di umani argomenti. Il suo dono da Sorrento a Sorrento è un gesto d’amore proposto con la nuda immediatezza del sentimento.