CAPRI INQUINAMENTO E ABUSI ANCORA CONTROLLI

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Nuovi controlli su lidi e ristoranti. Per l’isola di Capri si apre un’altra settimana all’insegna delle verifiche. L’inchiesta della Procura sull’inquinamento ambientale non si ferma. La delega d’indagine inviata ai carabinieri dal pubblico ministero titolare del fascicolo, il pubblico ministero Federico Bisceglia, prevede tra l’altro una serie di verifiche su alcuni stabilimenti balneari dell’isola azzurra. Soprattutto per quelli che si trovano nel territorio di Anacapri. Controlli mirati soprattutto a verificare se, in presenza di piscine che si servono dell’acqua di mare, vi siano le necessarie autorizzazioni amministrative allo scarico in mare. Siamo in una fase importante degli accertamenti investigativi. Il sospetto degli inquirenti è che vi siano ancora alcuni lidi che producano direttamente inquinamento nelle acque dell’isola azzurra. E che possa esservi dunque un nesso diretto tra il caso degli undici barcaioli della Grotta azzurra che denunciarono un principio di intossicamento lo scorso 25 agosto e gli stessi scarichi abusivi. La complessa macchina dei controlli, ora, potrebbe investire anche il Comune di Anacapri: non è escluso infatti che anche il personale di polizia municipale venga chiamato a eseguire una serie di verifiche presso gli stabilimenti. I riflettori sull’isola azzurra, insomma, non si spengono, come hanno dimostrato anche gli ultimi due casi messi in luce da un intervento dei militari della motovedetta: casi che hanno portato alla denuncia in stato di libertà di due persone – un geometra in servizio presso la commissione edilizia di Capri ed una pensionata 70enne – per deturpamento di beni sottoposti a vincolo ambientale. Si tratta di due episodi che creano un filone parallelo a quello dell’indagine sull’inquinamento del mare. Nell’area dell’abitazione della pensionata – in una zona sottoposta a vincolo ambientale e paesaggistico – è stato scoperto un deposito di rifiuti speciali: ringhiere di ferro, pannelli di legno, macchinari di ferro arrugginiti, ma anche tv, monitori di computer. Rifiuti abbandonati direttamente sul terreno, per la maggior parte nascosti sotto un telo di plastica. Il geometra di 39 anni, invece, aveva realizzato un manufatto interrato di circa 20 metri quadrati in fase di completamento e comprensivo di un terrazzamento antistante di circa 50 metri quadrati costituito da materiale di risulta: il tutto in assenza di licenze idonee, e in un’area sottoposta a vincolo ambientale e paesaggistico.