Cina, dal boia all´espianto di organi"Sì, abbiamo usato i condannati"

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UN COLPO DI PISTOLA alla nuca del condannato e dottori ad aspettarne il corpo in ambulanza per affrettarsi a rimuoverne cuore, reni e fegato una volta certificatane la morte: è così che avvengono due operazioni di espianto degli organi su tre in Cina. Dopo anni di sospetti e denunce, ad ammettere per la prima volta l’ampiezza del fenomeno è stato lo stesso viceministro della Sanità Huang Jiefu annunciando al quotidiano China Daily un nuovo programma nazionale di donazione degli organi che contrasti il mercato nero e rispetti al contempo i diritti dei detenuti nel braccio della morte.

In un Paese la cui popolazione respinge culturalmente l’idea di venire seppellita senza che il proprio corpo sia intatto, solo 130 persone in 7 anni hanno autorizzato la donazione degli organi. Per colmare il divario tra domanda e offerta, il governo – che uccide il più alto numero di detenuti al mondo, 1718 nel 2008 secondo Amnesty International – è perciò ricorso nel 65% dei casi ai condannati a morte. Ufficialmente i detenuti dovrebbero prestare il loro consenso scritto, ma l’opaco sistema giudiziario cinese ha lasciato ampio spazio agli abusi. Che però non sono bastati: su 1 milione di cinesi in attesa di un nuovo organo, solo l’1% l’anno riesce a ottenerlo.

In questo contesto non ha faticato a nascere un fiorente mercato nero che richiama anche numerosi stranieri, i cosiddetti “turisti dei trapianti”. Un mercato neppure tanto oscuro: le inserzioni dei “trafficanti di organi” si trovano facilmente su internet. Basta andare sul sito daifumd. com (daifu in cinese vuol dire dottore) per imbattersi nell’annuncio di un 35enne che mette in vendita il suo rene per 200/300mila yuan, 20/30mila euro. Neppure la legge che dal 2007 impone che i donatori vivi siano il coniuge o un consanguineo ha fermato i trapianti illegali: sono anzi aumentati dal 15% del totale nel 2006 al 49%. Per aggirare la legge del resto basta falsificare i documenti o comprare la complicità dei funzionari. Laddove vendere un organo può fruttare migliaia di euro, si fa sempre più fatica a trovare donatori volontari. Ed è per spezzare questo circolo vizioso che priva di speranza milioni di malati, i più poveri, che il nuovo sistema – ha spiegato Jiefu – aiuterà finanziariamente non solo chi aspetta un trapianto, ma anche il donatore

repubblica.it            inserito da michele de lucia