Chi è Gianni Guido-Gianni Guido fu arrestato con Angelo Izzo il primo ottobre del 1975

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Gianni Guido

Gianni Guido fu arrestato con Angelo Izzo il primo ottobre del 1975 per il massacro del Circeo. Il 29 luglio 1976, la corte d’ assise di Latina condannò all’ ergastolo Guido, Izzo e Andrea Ghira, sempre rimasto latitante, trovato poi morto, in un cimitero della Legione straniera nell’enclave spagnola di Melilla in Marocco.

Il 31 gennaio 1977, insieme ad altri due detenuti, Guido e Izzo tentarono di evadere dal carcere di Latina, ma furono catturati e condannati a quattro anni di reclusione (sentenza definitiva). Il 27 ottobre 1980, la Corte d’ assise d’ appello di Roma confermò la condanna all’ ergastolo per Ghira e Izzo, ma ridusse a 30 anni la pena per Gianni Guido, riconoscendogli le attenuanti generiche grazie anche a un risarcimento di 100 milioni pagato alla famiglia di Rosaria Lopez (la stessa cifra fu rifiutata dalla Colasanti). La sentenza fu poi confermata dalla prima sezione penale della Corte di Cassazione, il 22 ottobre 1983.

Nel frattempo, il 25 gennaio 1981, Gianni Guido era evaso dal carcere di San Gimignano (Siena) dopo aver colpito una guardia carceraria con un posacenere. Per l’evasione Guido fu condannato a quattro anni e sei mesi, l’ appuntato degli agenti di custodia Mario Guazzini fu condannato a otto mesi per interesse privato in atti d’ ufficio. I genitori di Guido, Raffaele Guido e Maria Pia Ciampa, furono invece assolti con formula piena dall’ accusa di corruzione. Il 27 gennaio 1983, Gianni Guido fu di nuovo arrestato a Buenos Aires, in Argentina, dove vendeva automobili sotto il falso nome di Andrea Mariani e accusato di possesso di documenti falsi. In settembre l’Argentina concesse l’ estradizione, sospesa però fino alla definizione del procedimento penale in corso per reati commessi nel paese. Per questa accusa, Guido sarà condannato a sei mesi. Il 15 aprile del 1985, Guido riuscì però a fuggire dall’ospedale Manuel Rocco di Buenos Aires, dove era ricoverato per lesioni procuratesi in un ennesimo tentativo di evasione dal carcere Villa Devoto. Da allora si perdono le sue tracce finchè non viene arrestato nel maggio del 1994 a Panama dalla polizia e dai carabinieri.

Dopo 14 anni trascorsi nel carcere romano di Rebibbia, l’11 aprile 2008 era stato affidato ai servizi sociali: oggi è di nuovo un uomo libero. Ha finito di espiare la sua pena e, quindi, non ha più l’obbligo di dimora in casa dei genitori, Gianni Guido, uno dei killer del massacro del Circeo, condannato a 30 anni per aver ucciso, insieme agli amici Angelo Izzo e Andrea Ghira, Rosaria Lopez e aver ridotto in fin di vita la sua amica Donatella Colasanti.

Dopo la svolta nelle indagini su Ghira, latitante fino ai suoi ultimi giorni e la cui morte fu definitivamente accertata nel 2005 dalla polizia scientifica, dei tre autori del massacro resta quindi in carcere solo Angelo Izzo. Quest’ultimo è stato infatti condannato all’ergastolo per i delitti di Ferrazzano, del maggio del 2005, quando, mentre godeva del regime di semilibertà, uccise Carmela Linciano e Valentina Maiorano, rispettivamente moglie e figlia dell’ex boss della Sacra Corona Unita Giovanni Maiorano, conosciuto in carcere. Oggi, dopo quasi 34 anni si torna dunque a parlare, ancora una volta, del massacro avvenuto sul litorale di Latina, il 30 settembre 1975.

Il massacro. Quella sera in una villa del Circeo Gianni Guido, 19 anni, Angelo Izzo, 20 anni, e Andrea Ghira, 22 anni, picchiano, violentano e annegano una studentessa di 19 anni, Rosaria Lopez, e riducono in fin di vita una sua amica di appena 17 anni, Donatella Colasanti, che riesce a salvarsi solo facendosi credere morta dai tre massacratori. Proprio credendola morta, infatti, Izzo, Guido e Ghira la chiudono con la Lopez nel bagagliaio della loro auto, una Fiat 127.

Un incubo durato 36 ore. Sarà la Colasanti a raccontare i dettagli di quelle 36 ore di terrore. I tre giovani invitano le due ragazze a una festa nella villa. Festa che per le giovani si trasforma presto in un incubo. Sono le 19,30 quando Angelo Izzo, Gianni Guido e Andrea Ghira dicono alle ragazze che le avrebbero addormentate per poi riportarle a Roma. I tre massacratori preparano due siringhe con del liquido rosso. Poi Rosaria e Donatella vengono separate, la Lopez viene portata da Izzo e Guido al piano di sopra, mentre la Colasanti resta al piano terra con Ghira. Quando si accorgono che le iniezioni non fanno effetto, la situazione precipita.

La Colasanti sente l’acqua scorrere nel bagno del piano di sopra, dove Izzo resta con la Lopez mentre Guido e Ghira si alternano per aiutarlo. Poi, atterrita, sente le grida della ragazza, a tratti interrotte come se le stessero infilando la testa nell’acqua. Qualche minuto di urla, poi il silenzio. Per Rosaria Lopez è la fine. I suoi assassini passano a colpire l’amica. Quando scendono dal piano superiore e si rendono conto che anche sulla Colasanti l’iniezione non ha avuto effetto, i tre cominciano a colpirla alla testa con il calcio della pistola, poi la prendono a pugni e le legano un laccio attorno al collo. La trascinano nuda per tutta la casa.

La Colasanti sviene. Quando si riprende sente qualcuno dire: «Questa qui non vuole morire». A questo punto, disperata, la ragazza capisce che la sola cosa da fare per salvarsi è fingersi morta. Alle 21 Guido, Izzo e Ghira avvolgono in teli di plastica quelli che ritengono essere due cadaveri e li caricano nel portabagagli della Fiat 127. Poi, tornano a Roma. Alle 23.30, parcheggiano la macchina in Via Pola e vanno in pizzeria. Poi, alle 2.50 una donna che abita in un appartamento del palazzo davanti al quale è ferma la Fiat 127 bianca sente i pugni e i lamenti della Colasanti. Alle tre arrivano i Carabinieri e si trovano davanti Donatella Colasanti, livida e insanguinata. Accanto a lei il corpo della Lopez.

Angelo Izzo e Gianni Guido vengono fermati e arrestati quella notte stessa. I due vengono processati e condannati all’ergastolo in primo grado nel 1976. Guido però si vede modificare, il 28 ottobre 1980, la condanna per il massacro del Circeo a 30 anni dopo la dichiarazione di pentimento e l’accettazione da parte della famiglia della ragazza uccisa di un risarcimento. In seguito, riesce ad evadere dal carcere di San Gimignano nel gennaio del 1981.

Guido fugge a Buenos Aires dove però viene riconosciuto ed arrestato poco più di due anni dopo. In attesa dell’estradizione, nell’aprile del 1985 riesce ancora a fuggire, ma nel giugno del 1994 viene di nuovo catturato a Panama, dove si era rifatto una vita come commerciante di autovetture, ed estradato in Italia. Insieme a Guido e Izzo, viene condannato all’ergastolo anche Andrea Ghira, che, invece, fa perdere subito le sue tracce. E rimane latitante fino alla sua morte.

È il 29 ottobre 2005 quando gli investigatori della polizia danno la svolta conclusiva alle indagini su Andrea Ghira. Erano sulle sue tracce da tempo, intercettando le conversazioni dei suoi familiari. Così si scopre che, in realtà, il caporalmaggiore Massimo Testa, alias di Andrea Ghira è morto per overdose undici anni prima in Spagna ed è sepolto nell’enclave spagnola di Melilla. Quindici giorni dopo una delegazione della polizia scientifica accerterà che i resti di Testa appartengono proprio ad Andrea Ghira. È il 26 novembre quando il test del dna dà il risultato definitivo. In quello stesso giorno Donatella Colasanti si fa avanti con l’ultima azione legale nei confronti del suo aguzzino, chiedendo alla sua famiglia un risarcimento dei danni che il suo avvocato quantifica subito in un milione di euro.

Il 30 dicembre 2005 Donatella Colasanti, sopravvissuta al massacro del Circeo, muore a Roma dopo una lunga malattia all’età di 47 anni. Nella sua vita ha sempre chiesto giustizia per quanto accaduto quella sera perchè secondo lei, soprattutto sul ritrovamento del cadavere di Andrea Ghira, c’erano ancora molti interrogativi da sciogliere. Lo ha fatto anche in punto di morte, quando al suo legale disse: «Battiamoci per la verità».

Ma nel 2005 si è riaperto due volte il capitolo oscuro del massacro del Circeo: il 30 aprile due corpi vengono trovati parzialmente sepolti all’interno del giardino di una villetta a Campobasso. Si tratta dei cadaveri di madre e figlia, Maria Carmela Limucciano e Valentina Maiorano, rispettivamente moglie e figlia di Giovanni Maiorano, esponente della Sacra Corona Unita. Ad ucciderle è stato Angelo Izzo, divenuto amico del boss in carcere a Palermo. Izzo se ne era conquistato la fiducia e, non appena ottenuto dai giudici il permesso di uscire dal carcere, le ha uccise. La polemica sul permesso concesso al massacratore del Circeo infiammano i tribunali. Al punto che l’allora ministro della Giustizia Roberto Castelli avvia un’indagine sul caso.

Per il duplice delitto di Ferrazzano, Izzo viene condannato all’ergastolo il 4 marzo del 2008 dalla Corte d’Assise d’Appello di Campobasso. Sentenza confermata dalla prima sezione penale della Cassazione che, il 20 novembre dello scorso anno, respinge il ricorso presentato dalla difesa di Izzo, condannando il massacratore del Circeo al carcere a vita.

Fino a sei mesi Guido ha lavorato come in una cooperativa sociale in regime di semilibertà per l’assistenza ai detenuti a Civitavecchia (Roma) e poi con la Caritas.

Gianni Guido seviziò e uccise Rosaria Lopez e ridusse in fin di vita Donatella Colasanti insieme a Izzo e Ghira

ROMA – «Fine pena 25 agosto 2009»: da poche ore Gianni Guido è un uomo libero: uno dei tre responsabili della strage del Circeo ha dunque chiuso i conti con la giustizia italiana. Il 53enne ex ragazzo della borghesia romana, insieme ad Angelo Izzo e Andrea Ghira, seviziò e uccise Rosaria Lopez e ridusse in fin di vita Donatella Colasanti in una villa del Circeo la notte del 30 settembre 1975. Ora non ha più l’obbligo di dimora nella casa dei genitori così come previsto dall’affidamento ai servizi sociali che il Tribunale di sorveglianza gli aveva concesso l’11 aprile 2008.

DUE EVASIONI – Il 29 luglio 1976, dopo sette ore di camera di consiglio, i giudici di primo grado condannarono all’ergastolo Izzo, Guido e Ghira (l’unico latitante) per il massacro del Circeo. In appello, solo Guido ottenne la riduzione: 30 anni di carcere. Nell’81 evase dal carcere di San Gimignano. Due anni dopo fu arrestato in Argentina. Nell’85 nuova evasione dal penitenziario di Buenos Aires. Per sei anni non si ebbero sue notizie, finché il 23 novembre del ’91 arriva a Panama, con un nome falso (Daniel Ibrahim Laurian) e un passaporto libanese. Lì costituisce una società finanziaria, ma è solo una copertura. Guido si trasferisce a La Chorrera, sulla carretera interamericana in direzione del Costa Rica. Ma gli investigatori italiani sono sulle sue tracce. Hanno captato una telefonata tra il padre e un alto prelato del Vaticano. La sua latitanza dorata termina il 28 maggio 1994.

corriere.it      inserito da michele de lucia