Voto in Afghanistan, appello alla calma dalla Ue: «Elezioni corrette, non libere»

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MILANO – Alta tensione in Afghanistan dopo il voto con i due candidati favoriti che hanno annunciato la vittoria. Il rischio: uno scontro frontale all’iraniana, con grandi pericoli per il Paese. In questo contesto, la missione degli osservatori Ue rivolge un «appello alla calma e al senso di responsabilità». Lo ha detto a Kabul il capo degli osservatori europei, Philippe Morillon, nel corso di una conferenza stampa: «Rivolgo un appello ai due principali candidati alla calma e al senso di responsabilità in attesa dei risultati ufficiali che saranno comunicati dalla commissione elettorale». Venerdì, al termine di una giornata segnata da minori violenze di quanto temuto alla vigilia, sia il presidente uscente Hamid Karzai che il suo ex ministro degli Esteri Abdullah Abdullah, ovvero i due principali candidati in lizza, hanno annunciato di aver ottenuto la vittoria.

«VOTO CORRETTO MA NON LIBERO» – Gli osservatori hanno comunque sottolineato che il processo elettorale «sembra in questa fase essere stato largamente positivo» e che «la commissione elettorale indipendente ha generalmente funzionato in modo efficiente». Lo svolgimento delle elezioni è «una vittoria contro quelli che volevano impedire al popolo afghano di decidere il proprio futuro», anche se il voto – sottolineano gli osservatori – pur corretto nel complesso, non è stato ugualmente libero ovunque, a causa delle violenze e intimidazioni contro la popolazione. Inoltre la commissione punta il dito sulla condizione femminile, indicando come l’esercizio dei diritti politici e civili delle donne, «sia come votanti sia come candidate», sia stato «severamente limitato nonostante fosse protetto dalla Costituzione». Il Commissario per le Relazioni esterne dell’Ue, Benita Ferrero-Waldner, definisce le elezioni «una vittoria per la democrazia» ma chiede che il conteggio dei voti sia portato a termine in modo trasparente.

«DITA MOZZATE DAI TALEBANI» – Ma sul voto di giovedì pende anche un altro sospetto inquietante. Secondo la “Fondazione afghana per le elezioni libere ed eque”, la minaccia talebana di mutilare gli elettori che fossero andati ai seggi (diffusa già prima dell’apertura delle urne) è stata portata a termine in almeno due casi nella provincia meridionale di Kandahar, una delle culle del movimento estremista. Secondo Nader Nadery, esponente della fondazione che ha monitorato lo svolgimento delle presidenziali, le dita erano sporche di inchiostro indelebile, una misura anti-brogli, ma che permette ai militanti di identificare chi ha votato.

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