Buccaneer, rientrati italiani. Un ufficiale: ho temuto di morire

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 Il momento più brutto di questi lunghi quattro mesi? Era il cinque maggio, pochi giorni dopo l’abbordaggio e il sequestro del Buccaneer. Eravamo in coperta e uno dei pirati ha caricato il mitra, ce lo ha puntato addosso: ho visto la canna di quell’arma davanti ai miei occhi e ho pensato di morire, ero convinto che ci avrebbero massacrato tutti. Ho pregato, pensato a mia moglie ai miei figli. ma per fortuna gli stessi compagni hanno bloccato quel pirata e ora sono qui a poter raccontare”. E’ il primo giorno da uomo libero e finalmente a casa, ad Itri, in provincia di Latina, per Mario Albano, 58 anni primo ufficiale del Buccaneer. Il comandante Albano, non può rivelare perché di quella reazione dei pirati ma spiega all’ANSA che “quella volta ce la siamo davvero vista brutta”. Dimagrito di 13 chili racconta quattro mesi di odissea, stenti, paura e poi speranza e gioia: “Mangiavamo una volta al giorno un pugno di riso e qualche volta un pezzo di carne di capra, eravamo sempre seduti, ho l’osso sacro che mi sta uscendo dalla pelle della schiena – dice Albano con la voce che gli trema per l’emozione – ma tutto sommato sto bene un po’ dimagrito certo e stanco: eravamo sempre chiusi o in coperta o in sala macchine”. Albano ha accanto a se la moglie Flora, che gli tiene la mano costantemente, e i figli Monica e Manlio. Il momento più bello quello della notizia che li avrebbero liberati. “Era il nove agosto e uno di loro si avvicina e ci dice: ‘Vi lasciamo andare’. Non volevo crederci, dopo quattro mesi di quell’inferno non volevo davvero crederci ma poi è successo davvero. Notizie di riscatto pagato? Io non so nulla e nemmeno i miei compagni. So soltanto che devo ringraziare le autorità, chi ci è stato vicino e la mia famiglia. A mia moglie Flora avevo scritto alcune righe su un taccuino, nel caso non fossi più tornato. Una specie di testamento: le avevo scritto che l’amo, che la ringraziavo per avermi amato e per avermi regalato la gioia di due figli. Per fortuna quel taccuino adesso è in fondo all’oceano e quelle cose le ho dette ieri a lei personalmente quando l’ho riabbracciata”. L’emozione poi fa spazio alla rabbia: “Questi pirati sono davvero spietati, non hanno pietà di nulla e qualcuno dovrà fare qualcosa per risolvere questa situazione, si dovranno prendere provvedimenti: non è possibile che in quel pezzo di mondo si rischia la vita per poter portare i soldi a casa, per poter lavorare. Io lì non ci andrò più. Tornerò a navigare, il mare è la mia vita, ma stavolta non mi allontanerò dal Mediterraneo”.

ansa.it                inserito da Michele de lucia

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