IACCARINO, UNIAMO PENISOLA SORRENTINA E COSTIERA AMALFITANA CONTRO LA CRISI. DE MASI "SONO D´ACCORDO"

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La risposta alla crisi del turismo? Unirsi. E’ ormai una opinione concorde che questa sia la soluzione o almeno un viatico. La proposta in questi giorni viene rilanciata sulle pagine di uno dei quotidiani più importanti del Sud Italia  da un oste mentre l’assessore al turismo della Regione Campania Marone è in vacanza alle Eolie, nel periodo di maggior afflusso turistico. 

Sul Corriere del Mezzogiorno di oggi si dà ampio spazio e risalto al progetto di un organismo intercomunale che accorpi l’intero territorio della costiera, una proposta lanciata da Positanonews  circa due mesi fa con un pezzo “La Costa di Amalfi-città territorio” a firma di Giuseppe Liuccio.

E’ chiaro che chi ha lanciato la proposta non è un oste qualsiasi. Parliamo di don Alfonso Iaccarino che ha innovato la cultura dell’ospitalità e non solo per l’enogastronomia in Sud Italia, a rispondergli dall’altra costa è Domenico De Masi, patron del Ravello Festival. Cosa dire di questo? Positanonews, dati alla mano, è il principale “media” della costa d’ Amalfi e Sorrento, proprio delle due coste di cui si parla.

Non possiamo esimerci dal porre la questione in primo piano, pur ricordando che siamo stati critici sulla proposta della “Costa delle Sirene” come marchio unico della Penisola Sorrentina e Costiera amalfitana (ricordiamo che la costiera amalfitana è territorio Unesco con delle sue individualità benspecifiche e non ha una conformazione omogenea come la penisola sorrentina che di fatto è un “unicum” territoriale). Fu un’occasione perduta dal precedente assessore Di Lello che fece calare dall’alto le sue imposizioni senza confrontarsi con gli operatori. Una strategia comunicativa, che parte dall’alto senza alcun serio studio approfondito dal territorio, è destinata a fallire… e infatti il territorio si ribellò a quello spreco di denaro pubblico (a proposito che fine ha fatto?)

Ma due costiere e due montiere unite territorialmente potrebbero ben portare avanti dei progetti di sviluppo comuni e la proposta di don Alfonso è l’unica sensata sentita negli ultimi tempi. Anche se stride con essa l’assenza, ripetiamo, non solo fisica, dei politici.

In questo senso si innesta la riforma del turismo ancora ferma al palo. Velardi ha “inguaiato” maggiormente la situazione decapitando i vertici delle aziende, era meglio farle scomparire. Infatti tutti i soldi che passano per l’EPT oggi sono soldi sprecati. L’Ente provinciale per il turismo di Salerno, ma crediamo anche di Napoli, è ingessato da pastoie burocratiche e da un territorio troppo vasto da gestire, che ha esautorato quanto c’era di buono nelle aziende di Positano, Amalfi, Maiori e Ravello (ricordiamo che prima della riforma voluta da Velardi a Ravello l’azienda era aperta tutti i giorni mattina e pomeriggio e produceva una utile rivista informativa per i turisti, ravellotime, ora scomparsa) sostituendole con il nulla.

Le “menti” turistiche, purtroppo, non stanno fra i politici che pensano solo a incarichi e prebende, diversamente chi ragiona da “privato” come don Alfonso e per certi versi De Masi, che con il suo staff oltre al principale Festival del Sud Italia a Ravello sta portando avanti anche un Festival del Mito a Positano, unendo le due eccellenze della Costiera amalfitana, riesce ad avere una visione più ampia. 

Le riflessioni nascono con l’articolo fatto dal giornalista Carlo Franco sul Corriere del Mezzogiorno che riportiamo di seguito. Quando Alfonso Iaccari­no, il mitico ‘don’ della ristorazione ad altissimo livello, è arrabbiato, il titolo ad effetto è assicurato. È successo an­che stavolta e il risultato è una sorta di ultima ‘chiamata’ per gli operatori turi­stici sorrentini e amalfitani evidente­mente impreparati a fronteggiare una crisi globale perfino più aspra di quella dell’estate dei rifiuti.

Siamo sull’orlo del baratro, questo è il messaggio, chi ha capito esca allo scoperto prima che la barca affondi. E già tempo di bilanci, perché Ferragosto non può modificare un andamento fortemente compromes­so: il calo delle presenze è verticale e travolge sia le grandi che le piccole aziende e il volume degli affari segnala rosso fino al 50%, se procede di questo passo molte aziende, come avviene con gli allenatori di calcio che siedono su una panchina traballante, non mange­ranno il panettone. Alfonso ci riceve nel salotto open del giardino, accanto alla parete sulla quale scivola l’acqua, trasmettendo una sensazione di fre­schezza e di serenità. Gli è accanto Erne­sto, uno dei suoi due figli, e anche il suo umore è nero.

Il ‘don’ non attende che la miccia venga innescata, parte lui con una bordata: «Se si vuole evitare il crollo, gli operatori turistici delle due costiere devono tendersi la mano e la­vorare insieme. Basta rivalità, basta piangersi addosso, basta aspettare che intervenga Pantalone. Mettiamo in campo progetti veri e condivisi, non le solite chiacchiere, e portiamoli diretta­mente a Roma superando le inerzie del­la burocrazia locale. Se qualcuno in Re­gione vorrà sposare la nostra causa sa­rà il benvenuto, penso soprattutto al­l’assessore Cascetta, ma, per carità di Dio, facciamo da soli se è necessario e facciamo bene».

Facciamo cosa? «Dotiamoci di quelle infrastrutture che hanno consentito ai nostri concor­renti di superarci: nel Golfo di Napoli e in quello di Salerno mancano almeno due eliporti, un campo da golf e un network portuale che dialoghi con Mon­tecarlo e Porto Cervo e che ci faccia di­ventare egemoni sulle rotte del Mediter­raneo; e poi ancora miglioriamo la depu­razione delle acque e ridefiniamo i limi­ti assurdi del Parco Marino, che è una prateria sconfinata impossibile da gesti­re: mettiamoci, insomma, allo stesso li­vello degli altri e convinciamoci che si riparte da zero.

Solo così la bellezza tor­nerà a vincere: oggi è mortificata, conti­nuiamo a far ridere il mondo perché se una pietra cade sulla statale sorrentina, manda in tilt il sistema in pieno ferrago­sto. Passatemi l’iperbole, è la stessa pie­tra che da trent’anni a questa parte cade dallo stesso costone fradicio che non è mai stato messo in sicurezza. Vi pare possibile ridurci a questo modo?» Come si può realizzare un progetto federativo?

«Nella maniera più semplice di que­sto mondo, unendo gli sforzi per impor­re le nostre eccellenze. Bisogna strappa­re i lacci che ci inchiodano ad una ge­stione primordiale delle nostre risorse ambientali, valorizziamo i sentieri, fac­ciamola davvero la funicolare che da Sorrento sale su a San­t’Agata e facciamone anche un’altra sulla costa amalfita­na. Fosse per me cambierei anche la struttura ammini­­strativa, scegliamoci un capo­luogo, eliminiamo i doppioni a livello di servizi e utilizzia­mo le risorse umane e finan­ziarie in modo più redditizio. Nessun campanile deve ri­nunciare alla sua identità, ma diamoci regole comuni. Mi rendo conto che mi daranno del pazzo, ma fecero così an­che quando la mia azienda si avviò sconvolgendo le regole dell’offerta e dell’accoglienza, io e Livia fummo considerati dei pazzi, poi si sono ricredu­ti». «Si ricrederanno anche adesso — incalza il figlio Er­nesto — diciamo che in que­sti giorni sono venuti a tro­varci molti operatori e tutti sono pronti a scendere in campo».

Il primo obiettivo? «Portare i progetti a Roma e supera­re i livelli della burocrazia locale. Dob­biamo fare presto, non c’è tempo da perdere». Avete definito una scala delle priori­tà? «Al punto in cui siamo tutto è impor­tante, ma il primo obiettivo è non per­dere quel briciolo di fiducia che i tour operators europei ancora mostrano nei nostri confronti. Per loro Sorrento e Amalfi sono sempre due regine, noi, al contrario, abbiamo distrutto il passato senza costruire un futuro. Posso dirla tutta?» Perché no. «Non meritiamo il dono che la natu­ra ci ha fatto».

De Masi a queste riflessioni ha replicato che concorda che lui, come tanti altri, Liuccio per noi e così via, auspicano queste sinergie, ma lamenta che con la dirimpettaia Scala non si riesce a portare avanti un progetto in comune. E non solo, pensiamo che a giorni ci saranno tre grandi eventi in contemporanea dal Positano Myth Festival, a Scala incontra New York al Festival delle Repubbliche Marinare, con le già programmate Ravello Festival e Gusta Minori, senza che vi sia un programma unico in Costiera..

Non possiamo che concludere con la riflessione di don Alfonso e concordare con esso.

Michele Cinque