LA GELMINI IN BIKINI A POSITANO SU ´CHI´ MENTRE RICORRE AL TAR PER L´ORA DI RELIGIONE

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Vacanza di passione per Mariastella Gelmini a Positano in costiera amalfitana e in contemporanea con lo scoop di Chi di questa settimana, che ritrae la ministra in bikini al mare o teneramente abbracciata al suo compagno, annuncia ricorso contro il Tar che ha ritenuto l’ora di religione ininfluente per il giudizio finale di maturità.

Il solitamente compassato ministro all’Istruzione, archiviate le recenti polemiche sulla conoscenza del dialetto da parte degli insegnanti, ma non per l’ora di religione, della quale si fa strenue difensore, si è concessa una vacanza in costiera amalfitana, a Positano.

È lì che è stata «colta sul fatto» dai fotografi del settimanale Chi durante alcuni momenti di effusione con il compagno Giorgio Patelli, 51 anni (con il quale si dovrebbe sposare a breve) fra i mari di Positano, Amalfi e Capri, anche se non è mancato un momento di ufficialità a Ravello con una visita al ministro Renato Brunetta.

Ma a vacanza ancora in corso il Ministro annuncia: «Ho deciso di ricorrere al Consiglio di Stato». Maria Stella Gelmini promette battaglia contro la sentenza del Tar sull’ora di religione. Secondo il ministro dell’Istruzione, «in Italia vi è piena libertà di scegliere se frequentare o meno l’insegnamento della religione. Non si comprende perché qualcuno voglia limitare questa libertà. È ingiusto discriminare la religione cattolica». Il ministro spiega in una nota che «la religione cattolica esprime un patrimonio di storia, di valori e di tradizioni talmente importante che la sua unicità deve essere riconosciuta e tutelata. Una unicità che la scuola, pur nel rispetto di tutte le altre religioni, ha il dovere di riconoscere e valorizzare».


La decisione della Gelmini arriva dopo la sentenza del tribunale amministrativo del Lazio, secondo il quale i crediti scolastici aggiuntivi concessi a chi segue le lezioni di religione sono illegittimi e i docenti di religione, non avendo diritto a concorrere con il proprio insegnamento alla formazione del voto finale, non possono partecipare a pieno titolo agli scrutini. Una sentenza duramente criticata dalla Cei. I vescovi parlano di «decisione vergognosa»e «pretestuosa».

Per monsignor Diego Coletti, presidente della Commissione episcopale per l’educazione cattolica, la scuola e l’Università, la decisione dei giudici è «povera di motivazioni» e «danneggia la laicità dello stato». E lo stesso presidente della Commissione episcopale per l’educazione cattolica afferma poi che il ricorso della Gelmini è «utile» e «giusto».

Il ministro, per la Coletti, ha fatto ciò che «era utile dal punto di vista istituzionale, non spettava infatti alla Chiesa prendere un decisione del genere, essendo stata contestata una scelta del ministero». Il ricorso è dunque «una cosa giusta», secondo il rappresentante della Cei, e riguarda «un problema che dovrebbe stare a cuore a tutti» e sul quale si dovrebbe «poter serenamente discutere».