Napoli. Mutamenti urbani: Posillipo.

0

Articolo di Lucia Paesano – Mutamenti urbani: Posillipo.

 

Un asterisco su Posillipo e dintorni. 

Numerose le stratificazioni a Napoli: mutano i paesaggi. 

E’ cambiato l’immagine della collina posillipina, da luogo di delizie a centro abitato.

Posillipo ha da sempre attirato l’attenzione di tanti studiosi, i quali hanno dedicato studi, analisi e ricerche alla celebre località napoletana.

Spesso si è privilegiato il tema urbanistico, cioè la formazione, la stratificazione della zona attraverso carte topografiche e piante planimetriche del territorio mettendo in secondo piano l’identità del luogo nell’iconografia – la fotografia, ma anche le stampe o le immagini recuperate dal vasto repertorio pittorico dedicato a Posillipo – che costituisce  una sorta di “teatro della memoria”.

Posillipo, tra cartografie e guide, acquista una sua fisionomia sempre più netta, da fondale pittoresco e luogo di delizie s’integra gradualmente nel comprensorio urbano.

La bellezza di Posillipo e il fascino dei suoi luoghi hanno fatto sì che, sin dall’epoca romana, venisse prescelto dal patriziato per edificare le famose villae marittimae che arrivarono, poi, a bordare tutto il litorale.

Secoli di abbandono hanno distrutto gran parte di queste splendide testimonianze.

In epoca medievale gran parte del territorio posillipino rientrò nelle proprietà della Chiesa.

Nel XV secolo il clero dovette cedere gran parte di queste vaste aree coltivabili agli aristocratici, per liberarsi del peso della loro manutenzione, in cambio di un censo annuo.

Riprese, così, il processo edificatorio, che, preferendo, ovviamente, la costa, trasformò gli antichi siti in splendidi palazzi distruggendo spesso quello che era rimasto delle antiche vestigia.

L’obbligo a risiedere entro le mura imposto agli aristocratici dal Viceré Pedro de Toledo determinò il loro trasferirsi e di edificare nell’affollato centro cittadino, ma determinò, poi, anche il riappropriarsi di Posillipo, abbinato alla ricerca di un luogo ameno, ove trovare svago e riposo lontano dalla città.

Nel tempo, s’elevò l’austerità della corte viennese ed il disprezzo dei suoi funzionari per le gite in mare li portò ad affittare le residenze estive a Barra e, successivamente, il trasferimento della Reggia a Portici, effettuato da Carlo di Borbone, portò gli aristocratici a costruire le proprie ville sulle falde del Vesuvio, determinando il definitivo abbandono di Posillipo.

I palazzi abbandonati diventano abitazioni di pescatori e contadini della collina e, solo con l’affermarsi della nuova nobiltà borghese e cosmopolita, vengono recuperati e trasformati nelle splendide ville attuali.

La colonizzazione di Posillipo iniziò dal suo versante occidentale; quei nuclei residenziali romani costituirono non una propaggine della Neapolis, bensì dei Campi Flegrei.

Villa imperiale o città che fosse, l’insediamento più antico era su un’area volta a ponente, visibile cioè da Pozzuoli o da Baia, ma non da Napoli.

Inoltre, data la lontananza, sia dalla città che dai centri flegrei, questo insediamento, unitamente ai villaggi, che intanto venivano costituendosi sulla parte alta della collina, intorno a chiese e caratterizzati dalla attività agricola e manifatturiera, assunse la struttura di una comunità autosufficiente.

L’iconografia urbana nel corso dei secoli delinea un itinerario, che si offre, soprattutto, come documento e testimonianza di un’ evoluzione – urbanistica, architettonica, paesaggistica, e dunque politica e culturale – nella quale  Posillipo ha una sua storia specifica.

È in pieno “secolo dei lumi”, che la città di Napoli con i suoi dintorni agli occhi dei viaggiatori, muta aspetto e apparenze e il rapporto con i luoghi storici e naturali, viene progressivamente mutando.

Ma come è mutata l’identità del luogo?  

Viaggiatori ed artisti hanno contribuito a definirne più nettamente le caratteristiche e a renderne gli effetti mediante il disegno, la descrizione o la pittura, suscitandone così il gusto presso i diversi personaggi d’Europa che intraprendono il Grand Tour.

Sin dal 1750 cresce l’interesse per la città di Napoli che diventa luogo per gli itinerari di viaggio.

Nei disegni i soggetti più frequenti sono quelli che riuniscono più caratteristiche: l’antico, il pittoresco e la curiosità naturale, come ”La grotta di Posillipo”.

Lo sviluppo di Posillipo inizia proprio con la costruzione della strada di Posillipo, avviata per volere di Murat nel 1812.

La creazione di “Via Posillipo” comportò notevoli trasformazioni sull’intera collina, stabilì una linea di demarcazione tra l’antico e il nuovo, in più oltre i ben noti pregi paesistici, la Via Posillipo presenta anche quello di incontrarsi nei punti più opportuni con ogni salita al monte che ciascun palazzo, villa o casino aveva da sempre, ciò costituendo una caratteristica costante degli insediamenti posillipini.

Una più incisiva trasformazione dell’area si avrà solo nei primi decenni del Novecento con l’apertura di Via Manzoni sulla collina e la creazione del Circolo Nautico di Posillipo sul mare, che, preannunciando l’incombente stagione balneare del promontorio, avvieranno una serie di interventi speculativi; tra i quali, la trasformazione del “Palazzo Roccella” nel complesso del Sea Garden, l’ampliamento della vicina banchina, la creazione della rotonda del “Largo Sermoneta”; inoltre, la Villa D’Angri (progettata nel 1833) diverrà l’Istituto Santa Dorotea; il seicentesco complesso delle Scuole Pie, fondato nel 1833, trasformato nell’Ospizio Marino per pescatori e marinai.

Tutti questi mutamenti costituiscono soltanto la premessa per una più massiccia e distruttiva cementificazione del dopoguerra.

Amplissima è la raccolta di cartoline e fotografie che riprendono dalla collina posillipina il Golfo, il Pino, il Vesuvio; attraverso questi documenti sono stati identificati i notevoli cambiamenti urbani ed edilizi che durante i secoli hanno modificato il territorio collinare.

Sulla cima dello sperone di Coroglio sorge una vera e propria oasi naturale, ricca di suggestioni paesistiche e storiche.

Unica è la conformazione orografica del terreno: l’estrema punta del Golfo di Napoli, costituita da una costa ripida a strapiombo sul mare e una zona discendente verso la cala Trentaremi, sulla quale si affaccia come un anfiteatro naturale, aprendosi con una serie di terrazze verso una visuale che lascia senza fiato.

Al di sotto del parco, passa l’antica galleria che collega Coroglio con la Gaiola, costruita ai tempi dell’imperatore Augusto e nota col nome di “Grotta di Seiano”. L’impianto dell’intera area risale ad una sistemazione urbanistica degli anni Trenta, nella quale il parco era inserito in un piano generale di riorganizzazione del tessuto urbano.

Nato come “Parco delle Rimembranze” per commemorare i caduti della Grande Guerra, il “Parco Virgiliano” non deve essere confuso con il “Parco Vergiliano”, dove c’è la cosiddetta Tomba di Virgilio, a Piedigrotta.

Dopo anni di abbandono e di degrado caratterizzato dall’attraversamento di percorsi asfaltati carrabili, il Parco Virgiliano tra il 1999 ed il 2002 è stato completamente recuperato, con un’operazione progettuale radicale, che ha rinnovato le pavimentazioni, gli arredi, le attrezzature, l’impianto di illuminazione, e lo ha dotato di interventi di ingegneria naturalistica di stabilizzazione dei pendii e di nuove specie vegetali autoctone e profumate aiuole fiorite.

Oggi il quartiere Posillipo si è inserito appieno nella città di Napoli con i suoi numerosi edifici residenziali; inoltre, è stato inglobato nel piano per la tutela delle bellezze naturali della città di Napoli del 1936-1939, che punta a vincolare a verde i settori fra le  espansioni (definiti zona agricola).

 

Lucia Paesano

 

Nota Bene/Info: tutte le foto sottostanti sono state realizzate da Lucia Paesano.