RAVELLO, L´AUDITORIUM PRONTO FRA UN MESE.. CHI LO GESTIRA´?

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 Ravello costiera amalfitana Un nudo di donna schizzato frettolosamento su un foglio di quaderno, in alto la dedica «Para Domenico. Oscar». Quella silhouette dalle curve sinuose ed eleganti si è fatta corpo vivo e palpitante, la sirena di Niemeyer si è incarnata all’ombra dei magici giardini di Wagner.

Il colpo d’occhio per chi si affaccia sulla strada che da Ravello guarda il piccolo borgo di Torello ed il mare della Costiera amalfitana è sbalorditivo: l’auditorium ricalca in pieno quel disegno tracciato una sera a cena e donato dall’architetto brasiliano all’amico Domenico De Masi. Lo mostra il sociologo allo sparuto gruppo di ospiti del Ravello festival – tra di loro anche il filosofo Giuseppe Cacciatore – che ha voluto accompagnare, in anteprima, al cantiere della nuova cittadella della musica, ormai quasi ultimato.

 Il «mostro» osteggiato dagli ambientalisti si è trasformato in un cigno, le belle ed armoniose forme dialogano perfettamente con la natura. «Anzi – fa notare De Masi – esaltano una parte di paesaggio di Ravello poco conosciuto, è un binocolo puntato sul verde della montagna dell’Avvocata e l’azzurro del golfo». L’auditorium è un po’ la sua creatura, l’ha sognato quando era un bozzetto appena accennato sulla carta, ha seguito il progetto, l’ha difeso strenuamente contro gli oppositori, l’ha visto nascere e crescere, recandosi quotidianamente sul cantiere. Per la prima volta De Masi si lascia andare alle confidenze: «Lavoro spesso in Brasile, lì sono molto popolare anche per una seguita rubrica televisiva. Ho conosciuto persone importanti, ma avevo il desiderio di incontrare Niemeyer di cui ammiravo le architetture avveniristiche e sociali, un mito per quelli della vecchia sinistra in Italia. Non ho mai avuto, però, il coraggio di chiedergli un appuntamento, poi un giorno mi arriva una telefonata: sono Oscar Niemeyer, apprezzo molto i suoi libri, vorrei incontrarla. Mi sono emozionato come un bambino». Il sociologo si fionda nello studio dell’architetto, passano ore ed ore a chiacchierare, nasce un’amicizia segnata da altri incontri, sempre più frequenti. «Nell’estate del 2000 – il sociologo sfoglia altre pagine inedite del suo diario – il giornalista brasiliano Roberto d’Avila, amico sia mio che di Niemeyer, fu ospite di Secondo Amalfitano, all’epoca sindaco di Ravello in costa d’ Amalfi . Parlammo della necessità di avere uno spazio alternativo a villa Rufolo per concerti e convegni da tenersi anche in inverno.

D’Avila disse che se io avessi chiesto a Niemeyer il progetto di un auditorium, certamente me lo avrebbe regalato. Io ritenni quest’idea esagerata e non ne feci niente. Invece D’Avila, tornato a Rio, andò da Niemeyer e gli chiese a mio nome di progettare l’auditorium di Ravello. Lui disse subito di sì, mi contattò e si fece inviare foto e relazioni tecniche dei luoghi. Quando a settembre ci siamo visti in Brasile, mi ha detto «l’immagino così» ed ha disegnato quel nudo dormiente. Poi mi ha mostrato il plastico già pronto, l’auditorium aveva la seduzione di quel languido corpo di donna». De Masi fa da cicerone al cantiere, prima la piazza trapezoidale, cinquecento posti, una terrazza affacciata sul mare che ospiterà la musica colta e popolare, proiezioni di film, letture. Accanto c’è il ristorante ed il bar, l’ufficio informazioni, uno dei botteghini. Al di sopra un’altra arena, piccola, triangolare, può contenere duecento persone sedute. Una rampa raffinata porta ai due garage sottostanti, capienti, super attrezzati, dotati di ascensore. Tra sali e scendi, corridoi ed ampi locali con i camerini per prove singole e plurime, registrazioni, magazzini e aule per riunione, lo spettacolo sbalorditivo della sala macchine, sembra di trovarsi nella pancia di una nave fantasma. Una scala: è il passaggio dagli inferi alla luce della cattedrale della musica.

«Abbiamo voluto degli impianti di condizionamento e di illuminazione particolari, che non disturbassero, neanche con il minimo fruscio, i concerti. È stata una scelta concordata con lo studio Müller, il più prestigioso del mondo, lo stesso che ha curato l’acustica dell’auditorium di Renzo Piano a Roma», dice De Masi. Dai sotterranei alla luce. La platea è una nuvola che galleggia tra cielo e mare, e del cielo e mare hanno i colori le poltroncine, 406, disegnate dallo stesso Niemeyer (suoi anche i graffiti che ricopriranno i muri bianchi dell’auditorium, le ceramiche che abbelliranno la cupola e la scultura della piazza grande). La parete ad est è di vetro, dà sull’Avvocata. Dietro l’orchestra un grande occhio è aperto sul paesaggio mozzafiato di Torello. «Possiamo aggiungere, volendo, altri 200 posti nei corridoi», gongola De Masi. Infine, mostra il gioiello vero, la cupola ondulata, anche se i tecnici che stanno seguendo i lavori preferiscono chiamarla calotta. Il sociologo rivela i segreti nascosti sotto il bianco abbagliante: l’anima è di calcestruzzo, un tipo particolare, leggero e mobile. «È stato preparato in contemporanea con 46 betoniere, doveva rivestire la superficie di 458 metri cubi e si doveva fare in fretta per evitare condensazioni, è stato allestito un vero campo Corbara. Il merito è del direttore tecnico del cantiere, l’architetto Luca Vitelli della cooperativa Edil Atellana che si è occupata anche del restauro della Venaria di Torino». È l’impresa esecutrice, una squadra di tecnici-eroi che, nata come risposta libera all’impero dei casalesi, è diventata leader nel campo del restauro in Italia. Costruire un’architettura contemporanea è la nuova sfida.

L’auditorium sarà pronto a fine settembre-inizi di ottobre. La fine di un lungo tormentone? Pare proprio di no. Ora nasce il problema gestione. «La proprietà è del Comune – lamenta De Masi – Sindaco è Paolo Imperato, lo stesso che con lo zio Salvatore Di Martino, Italia Nostra ed alcuni proprietari dei terreni, costituì un fronte comune contro la realizzazione dell’auditorium, ritenendolo illegale, brutto ed inutile. Il Comune non ha nè gli strumenti giuridici, nè le professionalità tecniche, nè il know how artistico culturale per gestire il complesso. Requisiti che ha la Fondazione Ravello. Gli ho scritto ben otto volte, chiedendogli che la gestione venisse affidata a noi. Non ho mai ricevuto risposta. Nè si sa come avverrà l’inagurazione. Assurdo: la città della musica di Roma fu pensata ed avviata due anni prima che l’opera fosse conclusa».

Ecco i numeri: lavori, 10.858.000 euro; scavo, 24mila metri cubi; calcestruzzo, 4.600 metri cubi, di cui 453 per la calotta; tondini di ferro, 720mila chili, di cui 170mila per la cupola; piazza, 1200 metri quadri; parcheggi, 1300 metri quadri; superfici vetrate, 720 metri quadri, pavimento in parquet, mille metri quadri.

Erminia Pellecchia Il Mattino