Da oggi l´Immigrazione clandestina diventa un reato

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Ronde, Maroni ha firmato il decreto
Potranno partecipare anche i 18enni

MILANO – Le associazioni di volontari per la sicurezza sono realtà. Il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha firmato il decreto che contiene il regolamento attuativo per la costituzione delle ronde, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Il regolamento prevede la creazione di un albo presso le prefetture e i requisiti per partecipare. Su un punto il regolamento attuativo è diverso dalla bozza circolata nei giorni scorsi, dove si stabiliva che le «associazioni di osservatori volontari» potevano essere costituite da massimo tre persone di età «non inferiore ai 25 anni». Il decreto stabilisce invece all’articolo 2 comma 2 che «l’attività di osservazione può esser svolta esclusivamente in nuclei composti da un numero di persone non superiore a tre, di cui almeno una di età pari o superiore a 25 anni, senza l’ausilio di mezzi motorizzati e di animali». Dunque alle ronde possono partecipare anche persone di età inferiore a 25 anni, purché maggiorenni.

IMMIGRAZIONE CLANDESTINA – Con il pacchetto sicurezza, approvato dal Parlamento a luglio ed entrato in vigore l’8 agosto, l’immigrazione clandestina diventa un reato, punibile con multe e con l’espulsione dal territorio nazionale. I primi due arresti sono stati compiuti sabato mattina a Sanremo: in manette due marocchini di 25 e 31 anni. Il dispositivo prevede inoltre il contrasto ai matrimoni misti “di comodo”, nuove norme in materia di occupazione del suolo pubblico, contrasto all’impiego di minori nell’attività di accattonaggio, nuove misure in materia di confisca dei beni di provenienza illecita, la possibilità per i sindaci di avvalersi della collaborazione di associazioni di cittadini non armati in grado di segnalare casi di disagio sociale o che rechino pregiudizio alla sicurezza (le ronde), l’aumento a 180 giorni del periodo di permanenza dei clandestini nei centri di identificazione ed espulsione, la reintroduzione del reato di oltraggio a pubblico ufficiale, con la possibilità per il cittadino di ottenere la decadenza del reato previo risarcimento del danno.

COLF E BADANTI – Dalla norma sugli immigrati irregolari saranno escluse colf e badanti, le uniche categorie per le quali il governo con il decreto anticrisi ha previsto una “regolarizzazione” tramite pagamento, da parte del datore di lavoro, di un contributo forfettario di 500 euro. I clandestini saranno anche a rischio denuncia: critici, su questo punto, molti sindacati dei medici che si sono detti preoccupati per la possibilità di “medici-spia”, che potrebbero portare molti immigrati a disertare ospedali e pronto soccorsi rendendo così difficile prevenire e curare le loro malattie infettive trasmissibili (tra cui la nuova influenza A/H1N1). Sull’atteggiamento che avranno le forze dell’ordine, rimane l’imput del capo della polizia Antonio Manganelli: gli aspetti penali sono rimessi all’autorità giudiziaria.

ROMA E MILANO – Per le ronde, invece, si parte subito: il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha di nuovo biasimato i critici, sottolineando che «il decreto non le crea ma le regolarizza» e che saranno «precise e molto severe». I sindaci di Roma e Milano hanno preso tempo: Alemanno ha fatto capire di preferire dei “volontari” e dal Campidoglio è trapelata la notizia che l’iniziativa non potrà partire prima di novembre; nel capoluogo lombardo Letizia Moratti ha detto: «Decideremo come organizzarci per attuare il decreto di Maroni». Contro le ronde si scagliano i sindacati delle forze dell’ordine. Secondo l’Associazione nazionale funzionari di polizia la legge è «tanto generica da risultare ambigua: la norma non prevede che i sindaci possono avvalersi solo delle associazioni di volontari iscritte nell’albo prefettizio, per cui il legislatore non ha escluso che i primi cittadini possano affidare il pattugliamento ad associazioni non sottoposte ad alcun controllo, per quanto blando, da parte dello Stato».

«AVVENIRE»: PERSECUZIONE – Il reato di clandestinità è invece oggetto delle critiche di Avvenire, il quotidiano dei vescovi, che parla di «stru­mento persecutorio nei confronti di migliaia e migliaia di immigrati che abbiamo accolto nel­la nostra vita quotidiana, traendone piccoli e grandi profitti». «Uno Stato ha diritto-­dovere di stabilire le norme del vivere civile e del civile stare e restare nei suoi confini, e ha anche il compito di evitare che si consolidino situa­zioni di irregolarità e di abuso – scrive il vicedirettore Marco Tarquinio in un editoriale -. Il reato di clan­destinità ha, però, in sé la carica negativa di un giudizio sommario e ingiusto. Non solo perché nessun essere umano può mai essere definito “clandestino” sulla faccia della Terra, ma perché nella concreta realtà italiana questo reato rischia di diventare non un’arma contro l’ir­regolarità, bensì uno stru­mento persecutorio. La clandestinità viene agitata come reato verso chi insidia la sicurezza di tutti, eppure rischia di colpire duramente chi ha sinora cooperato alla tranquillità di tantissime famiglie».

 CORRIERE.IT          Inserito da michele de lucia

 

 

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