Gaeta (LT). Hans Hartung.

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Articolo di Maurizio Vitiello – HANS HARTUNG – L’oeuvre ultime.

 

 

Hans Hartung da non perdere a Gaeta

 

 

Finalmente una mostra indubbiamente stimolante.

Talvolta, l’estate propone e dispone delle belle mostre e questa di Gaeta su Hans Hartung è da vedere, da non perdere assolutamente.

Gaeta accoglie, quindi, l’arte contemporanea: un artista, un gallerista, una mostra stupenda; ecco la trilogia che Gaeta celebra quest’estate esponendo alla “Caserma Cosenz” l’opera ultima di Hans Hartung.

Una serie di grandi opere realizzate venti anni orsono, nel 1989 anno della scomparsa del grande artista.

Sono dipinti nati da uno straordinario slancio vitale, che esprime una vera euforia negli ultimi giorni di una vita molto intensa dedicata all’arte.

Testimone privilegiato di questa veemenza creatrice, l’amico di sempre, Antonio Sapone, nato a Gaeta e profondamente legato a questa città dove ha studiato al “Liceo Nautico” prima di entrare in arte come si entra in religione, con la volontà di servire e promuovere gli artisti autentici e generosi.

Fu il primo ad esporre queste magnifiche tele in Francia, a Nizza.

E’ logico, quindi, che prolunghi la loro vita presentandole oggi a Gaeta, nel momento stesso in cui si celebra il ventesimo anniversario della scomparsa di Hans Hartung.

Un artista importante del nostro contemporaneo la cui opera energica ed innovatrice ha aperto la strada a generazioni di artisti.

Un pittore esposto oggi nei musei più prestigiosi del mondo e di cui gli ultimi quadri, capolavori incontestati, arrivano quest’estate in riva al Mar Tirreno, a Gaeta.

L’opera di Hans HARTUNG (Leipzig 1904 – Antibes 1989, pittore francese di origine tedesca) attesta il suo impegno per l’astrattismo pittorico sin dal 1922.

L’espressività del segno, il gesto nettamente libero in quanto elemento costitutivo dell’identità intima pittorica e di complesse relazioni strutturali tra grafismo nero e spiagge colorate, costituiscono le caratteristiche essenziali della sua produzione artistica.

E’ da autodidatta che egli si avvicina alla pittura, ma un bisogno incalzante di conoscenza lo spinge a seguire i corsi delle Accademie delle Belle Arti di Dresda (1925-1926) e di Monaco di Baviera (1928), tralasciando così l’insegnamento del Bauhaus, troppo rigido ai suoi occhi per consentirgli di sviluppare la sua opera in piena e grande libertà.

Numerosi viaggi gli permettono di scoprire la pittura europea di cui apprezza particolarmente l’impressionismo, il fauvisme e il cubismo; insomma, i cardini dell’espressività ritmica contemporanea.

Copiare le opere che lo interessano gli sembra l’intermediazione ideale per assimilarne le ricchezze plastiche.

Quando si stabilisce a Parigi nel 1935, incontra per la prima volta degli artisti che, come lui, difendono l’arte astratta e tra questi Hélion, Calder, Gonzalez; ciò lo conforta nelle sue ricerche condotte fino ad allora in solitudine, ma, tuttavia, il distacco assoluto dal soggetto rappresentato segna nelle sue opere un’identità che le allontana dalle ricerche estetiche condotte da quegli artisti.

La sua volontà di lottare contro le oppressioni e contro il nazismo, in particolare, lo spinge a offrirsi volontario per combattere nella Legione Straniera e dopo la seconda guerra mondiale, quando l’astrattismo diventa motivo di una riconsiderazione estetica, Hartung riscuote una considerazione internazionale.

Insomma, viene riconosciuto come uno dei maestri di una pittura che non concede niente all’astrazione geometrica.

La Galleria Lydia Conti, a Parigi, gli dedica una prima mostra personale nel 1947, poi, nel 1948,

presenta un insieme di disegni realizzati tra il 1922 e il 1948.

Questi due avvenimenti consentono di apprezzare l’anticipo insito nel suo linguaggio plastico rispetto ai dibattiti artistici dell’epoca, e gli fanno raccogliere fama e così raggiunge una solidissima posizione d’affermazione.

La lotta in difesa dell’astrattismo rimane infatti la prerogativa di una minoranza di artisti e critici.

L’artista sviluppa un grafismo in cui la linea si ispessisce considerevolmente fino a diventare luogo di estrema tensione, nonché vibrazione di acustiche sentimentali ed onda di plafond esistenziali.

La sua opera che rivendica l’importanza delle emozioni nell’atto creativo investe l’astrazione di una dimensione profondamente umana in cui lo psichismo interviene in un giusto rapporto tra abbandono e padronanza, tra filigrana e titolarità dell’essenza umana.

Diversi musei all’estero gli consacrano una retrospettiva ed in Italia viene riconosciuto ed apprezzato sino a tuttt’oggi.

Così, nel 1957, un’importante mostra itinerante percorre la Germania e nel corso degli anni, la sua produzione si amplia: stampe, dipinti, disegni, fotografie ed altro ancora.

Un desiderio fortissimo e costante di sperimentazione caratterizza la sua esperienza artistica, e ciò lo conduce, a partire dagli anni Sessanta a fare uso di numerosi strumenti (pistole, stiletti, larghe spazzole, rulli) per “operare sulla tela”, rinnovando così il suo concetto di arte pittorica.

Arriva ad utilizzare vinilici e acrilici, materiali che consentono una maggiore rapidità di esecuzione ed intervento.

Questo nuovo sistema di lavoro genererà una produzione in serie che si estende regolarmente sugli ultimi trent’anni.

L’opera di Hartung è definita dall’affermazione del procedimento quale elemento primo, capace di generare il linguaggio plastico al quale egli è fedele dagli Anni Venti.

Il 1960, anno di snodo sotto molti aspetti, è anche quello della sua consacrazione: riceve il Gran Premio Internazionale della Pittura de “La Biennale” di Venezia.

Nel 1973, si stabilisce a Antibes in una tenuta di cui ha progettato la casa e gli studi e che gli consente de sviluppare la sua arte su grandissime tele.

L’opera di Hartung, la cui forza di rinnovamento è costante, si iscrive nella storia del contemporaneo per le componenti estetiche che la determinano.

La gestualità di Hans Hartung è motivo di vita, si comprendono lo scatto vitale, l’impulso della pennellata, il guizzo della deduzione cromatica e la gioia del canto libero.

Colore e movimento si uniscono, danno vita, sono vita; insomma, le carature cromatiche di Hans Hartung sintetizzano in velocissime esecuzioni battiti personali e sentimenti vitali.

Lo scatto festoso ed imperioso, al contempo, di un’immagine di Hans Hartung vale una rapsodia.

L’espressionismo informale di Hans Hartung è categoria dello spirito.

L’esposizione resterà aperta sino al 31 ottobre 2009 ed è occasione da non perdere per poter apprezzare immagini di alta qualità di un artista di elevato livello.

Assolutamente da non perdere, da non mancare.

 

 

Maurizio Vitiello