IL MIRACOLO DEL SANGUE DI SAN PANTALEONE A RAVELLO COME QUELLO DI SAN GENNARO A NAPOLI

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Il sangue di San Pantaleone si scioglie, alla stessa maniera di quello di San Gennaro, ed il miracolo si ripete ogni anno a Ravello in Costiera amalfitana in occasione della ricorrenza liturgica del 27 luglio. Un “evento divino” di cui da notizia, per la prima volta, la relazione della visita pastorale che il Vescovo Paolo Fusco eseguì nel settembre del 1577:  “Il sangue del glorioso martire, che si conserva in una grande ampolla di vetro, fermata da una custodia di argento antico, miracolosamente si scioglie dai primi vespri della festa e rimane così per tutta l’ottava sino al tramonto di alcuni giorni dopo”.

Diverse le testimonianze che si sono susseguite nei secoli e, tra le ultime, quelle dell’Arcivescovo di Amalfi, Mons. Ercolano Marini, datata 1918 e del capitano scozzese Jan Grant scritta di proprio pugno, nel mese di luglio del 1924, dopo un’attenta esplorazione cominciata a metà maggio e seguita, giorno per giorno, sino     alla completa liquefazione del sangue. “Studiai ripetutamente la Reliquia – si legge in quello che può considerarsi un vero e proprio diario del Miracolo – mentre tutto il contenuto era completamente opaco”.

Finalmente, il 2 luglio, appena finita la preghiera che il signor Mansi aveva suggerito di fare, “la metà del nastro di sangue, a sinistra del Reliquario, divenne liquefatto, trasparente, lucente, precisamente di colore rubino, mentre la linea del grasso di sopra era un poco sollevata, cioè a livello delle bollicine, e le gocce di sangue, aderenti all’esteriore (dove è la lesione sulla parete dell’ampolla) erano humide”.

San Pantaleone – come ricorda lo storico don Giuseppe Imperato in una delle sue interessanti pubblicazioni – visse nel III secolo, all’epoca di Diocleziano. Apparteneva ad una nobile famiglia, il padre era senatore ed egli medico, e non volle rinnegare il credo in Dio cui era giunto, con convinzione, dopo una prolungata riflessione sui valori del Cristianesimo inculcategli dalla madre.

 L’imperatore Massimiliano, durante la  permanenza a Nicomedia, lo minacciò di morte se non avesse rinnegato la sua fede e, vistosi disatteso nel suo volere, lo fece prima torturare e poi decapitare. “Il sangue  – è detto nella Passio – fluì a rivoli tanto che la terra ne fu inzuppata ma non riuscì ad assorbirlo tutto perché ci fu chi premurosamente lo raccolse sapendo che era di un Santo”.

Secondo la tradizione popolare sarebbe stata una donna a formare ed a custodire la reliquia nella propria abitazione sino a quando alcuni mercanti della Repubblica Amalfitana non riuscirono a farsela consegnare per esporla alla venerazione dei fedeli nella Chiesa del loro paese.  Durante il ritorno in Costiera, furono colti da una furiosa tempesta e la nave dovette riparare nella baia di Marmorata. Da dove non  riuscì più a ripartire se non dopo che l’ampolla venne solennemente portata nella Cattedrale di Ravello. Un segno palese che “San Pantaleone l’aveva prescelta come sua patria di elezione di predilezione”.

Recentemente, agli scritti ed ai dibattiti che hanno interessato gli straordinari avvenimenti legati alla preziosa Reliquia, si è aggiunto il sapiente contributo del ravellese doc Ulisse Di Palma, medico chirurgo e specialista in cardiologia. Egli, infatti, ha studiato a fondo, anche se solo dall’esterno, la composizione del sangue ed il lento fenomeno dello scioglimento, dall’inizio e per tutta la sua durata. Un “racconto” particolarmente emozionante, raccolto in un interessante volume, che fa vivere il “miracolo” sin dal primo istante da quando, verso la fine di maggio, la “massa densa e scura si avalla centralmente e lo strato superficiale diventa giallognolo plasmatico”.

Quindi, la formazione di una “mezza luna chiaroscura” che, a metà luglio, segnerà l’inizio della liquefazione vera e propria e colorerà il sangue di rosso rubino. Un evento che, in passato, si è ripetuto anche in tempi non previsti e che il dott. Di Palma – come egli stesso ne dà testimonianza – ha vissuto in prima persona nel momento in cui, colto da infarto, il sangue del Santo,  a seguito delle preghiere per un intervento taumaturgico, da scuro diventò rosso rubino e rimase tale per circa quindici giorni. Il testo, in italiano e inglese, è integrato da un DVD, prodotto dal cav. Andrea Carrano, realizzato da Umberto ed Andrea Gallucci e supportato dalle musiche composte dal maestro Giancarlo Amorelli.

Luigi de Stefano