RAVELLO JACQUELINE KENNEDY CON LEE RADZIWILL E CAROLINA A VILLA EPISCOPIO

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Positanonews vuole dare uno sguardo alla “storia” del successo turistico di Ravello in Costiera amalfitana come abbiamo fatto per due anni (e ringraziamo i ravellesi per averci voluto bene e fatto lavorare nella loro splendida città dandoci l’onore di dirigere il loro periodico) con il Ravellotime, ma già da un ventennio abbiamo seguito come cronista la Città della Musica, dal Mattino al Corriere a Positanonews. Il Ravellotime era  un prodotto eccellente dell’azienda di soggiorno e turismo, una guida ed un servizio informativo per i turisti, che purtroppo, dopo sei anni (dal 2003 al 2008 è uscito ora quotidiano ora settimanale), quest’anno non si è realizzato. Questo, con opportuni adattamenti, lavoravamo in squadra con comunicazione e territori, sarebbe stato un articolo per il Ravellotime..

Siamo nell’estate del 1962. Jacqueline stava con la sorella Lee Radziwill  e la figlia Carolina a Ravello, a villa Episcopio, ogni mattina scendeva ad Amalfi sulla giardinetta scoperta che l’avvocato Gianni Agnelli le aveva messo a disposizione. In paese i negozianti la chiamavano «Jacchelì», qualche volta col motoscafo andavano tutti a Conca dei Marini dove Sandro D’Urso, amico di famiglia, li portava a scoprire delle grotte che conosceva solo lui e insegnava ad aprire i ricci.

Altre volte arrivava la barca di Agnelli, l’Agneta e andavano a Positano, Punta Campanella e soprattutto Capri, con l’avvocato e Marella. Al ritorno cantavano Volare, oh, oh , canzone del momento e poi felici godevano del tramonto dalla Città della Musica con le note che contribuivano a  rendere memorabili quelle giornate .Questa è la meravigliosa, straordinaria Ravello..la “bellissima”.

Michele Cinque

Ndr Il ricordo è stato tratto dal libro di memorie “Happy Times”  della sorella di Jacqueline Kennedy, riportiamo anche un articolo di Gaetano Afeltra uscito sul corriere nel 1994


La vacanza semplice e felice di una mamma con i suoi bambini Un’ accoglienza da festa di paese tra i coriandoli e le bandierine Ogni giorno al mare con la giardinetta fornita da Agnelli Il soggiorno a Villa Episcopio di fronte al mare dove si incrociano e si mescolano i due Golfi Entrava nei negozi toccava le stoffe comprava cianfrusaglie come le mattonelle di ceramica con le scritte spinte Hillary, come la Kennedy 32 anni fa: le passioni e gli incontri in una cornice mediterranea

di GAETANO AFELTRA

Hillary, arrivata a Napoli, prima di ufficializzarsi per i grandi riti del G7 e’ voluta andare nella costa amalfitana, a Ravello, Amalfi, Positano, sulle orme dell’ indimenticabile americana famosa: Jacqueline Kennedy, che nel ‘ 62 con i suoi bambini John John e Carolina vi passo’ la vacanza piu’ bella della sua vita, come lei stessa diceva. Vi arrivo’ qualche mese dopo il viaggio del marito in Italia. Un viaggio che aveva entusiasmato Kennedy per l’ accoglienza ricevuta: pioggia di coriandoli sulla carovana presidenziale, in un’ atmosfera di gioiosa festa di paese, in un tripudio di bandierine italiane e americane.

La folla aveva rotto i cordoni e le guardie del corpo non potettero far nulla per frenare l’ ondata della gente che voleva vedere il Presidente da vicino, che voleva toccarlo. Il corteo riusci’ a malapena a raggiungere l’ aeroporto dove gli uomini della Casa Bianca arrivarono stremati, con gli abiti scomposti, i capelli arruffati, in condizioni di vero stordimento. Due cartelli colpirono Kennedy fra le migliaia agitati dalla folla. Uno diceva “Torna l’ anno prossimo con Jacqueline” e un altro “Tanti baci a John John e Carolina dai bambini di Napoli”.

Ma Jacqueline torno’ in Italia molto prima. Per lei la vacanza a Ravello fu una vacanza bella, semplice e felice, una vacanza d’ agosto di una mamma con i suoi due bambini, senza nessun apparato di sicurezza: e se vigilanza c’ era bisogna dire che era una vigilanza invisibile. Per intenderci una vacanza come una qualsiasi signora milanese di condizione agiata che va a passare le ferie con i figli piccoli in una casa in pineta a Forte dei Marmi.

Jacqueline e i bambini, con un ridotto personale di servizio, abitavano alla villa Episcopio, e non Piscopio come e’ stato scritto in modo sbagliato: Episcopio perche’ nel 1300 era la casa del vescovo, poi comprata dal duca di Sangro e recentemente acquistata da Alfredo Ajello, albergatore del grande Hotel Cappuccini di Amalfi. La villa Episcopio posta in alto, di fronte all’ immensa distesa azzurra del mare dove si incrociano e si mescolano due golfi: quello di Napoli e quello di Salerno. Con lo sguardo da una parte si arriva a vedere, dopo Palinuro, la Calabria; e dall’ altra si scorgono i Faraglioni di Capri.

La villa appartiene anche alla storia patria perche’ , quand’ era di proprieta’ del duca di Sangro, ospito’ fino al 1945, durante il governo di Salerno, Vittorio Emanuele III, con la regina Elena. E fu li’ che il vecchio re si convinse, su consiglio di Orlando e di De Nicola, a firmare l’ atto di abdicazione a favore del figlio Umberto. Ravello e’ a meno di 300 metri sul mare.

Jacqueline tutte le mattine verso le 10 scendeva ad Amalfi per fare il bagno con i bambini. Tutti e tre usavano come veicolo una giardinetta scoperta foderata di vimini, con una tenda che li copriva dal sole. Gliel’ aveva fatta trovare l’ avvocato Agnelli. Ogni volta, dopo che l’ autista aveva posteggiato la macchina, Jacqueline veniva aspettata da Marietta che aveva con se’ due bambini, un maschietto e una femminuccia, figli del marinaio Orsi, lo stesso marinaio che accompagnava piu’ tardi a Conca dei Marini dove andavano a fare il bagno con il motoscafo i tre Kennedy nella baia sotto la casa della sorella di Jacqueline, principessa Lee Radziwill che vi viveva d’ estate con il marito.

Marietta, una bella ragazza del posto, mezza cameriera e mezza bambinaia, prendeva in consegna John John e Carolina che si mettevano subito a giocare con i due coetanei amalfitani. Marietta seguiva passo passo Jacqueline. La chiamava “Signora” e quando la “Signora” le diceva qualcosa con il suo inglese distinto ma tradotto e semplificato dai gesti, lei rispondeva sempre con le due sole parole che conosceva: “yes” e “thank you”. Ma si capivano. Sullo “Stradone”, come e’ chiamato il lungomare, Jacqueline andava a prendere nella cartoleria Savo i giornali americani che arrivavano da Napoli, poi andava al Bar Savoia a bere un caffe’ freddo.

Intanto faceva segno a Marietta di avviarsi “Da Tatore”, a pochi passi dal bar. Tatore era per John John e Carolina (e naturalmente anche per i due bambini Orsi) l’ attrazione piu’ sfrenata di Amalfi: una piccolissima botteguccia, sotto l’ arco della piazzetta, di fronte al pescivendolo, con una bancarella con sopra esposti giocattoli di poche lire, coloratissimi, che li faceva sognare e li rendeva capricciosamente vogliosi di averli. E ogni giorno ne avevano uno: questo si’ , quello no, alla fine Jacqueline per strapparli da quella magica attrazione doveva portarli via con la forza. Amalfi voleva bene a Jacqueline e Jacqueline voleva bene agli amalfitani. Girava per le vie talvolta a piedi scalzi. La chiamavano “Jaccheli’ “.

La salutavano dai balconi e dalle finestre con i fazzoletti, buttavano baci ai bambini. Dai suoi occhi e dal suo sorriso si capiva che gradiva la confidenza. Entrava nei negozi, toccava le stoffe, misurava i sandali e le scarpe di corda e talvolta comprava anche cianfrusaglie locali, per esempio le mattonelle di ceramica con scritte spiritose anche se un po’ spinte. Robetta da turisti. Ma tale Jacqueline voleva essere considerata. Delle mattonelle si faceva tradurre le parole e poi sceglieva. Ne comperava parecchie ma di una, quando capi’ il vero significato, scoppio’ a ridere e ne prese tre. La scritta era: ‘ Ca nisciuno ‘ e’ fesso.

Dopo la passeggiatina nelle vie e nelle viuzze, tra file di negozi, negozietti e boutiques, si fermava a guardare le bancarelle di pesce che erano tutte infiocchettate di alghe marine e di limoni con le foglie: un miscuglio di colori bellissimi, stravagante tavolozza della natura: l’ ostrica nera, la triglia frangiata di rosa, l’ occhiobello rossissimo, il pescespada lungo e dall’ aspetto assopito ma vigilante con la sua lancia in testa, i polipi che si muovevano, frutti di mare sparsi in disordine, ricchezza variopinta e a buonmercato. Una volta si fece fotografare al mercatino della frutta con dietro cocomeri ammucchiati sul selciato, verdi e ludici con in mezzo, come trofei, 4 o 5 cocomeri spaccati a meta’ per mostrare il rosso dell’ interno.

Dopodiche’ si avviava al piccolo molo con Marietta e i quattro bambini e, accolta dal marinaio Orsi, si dirigeva con il motoscafo a Conca dei Marini, dalla sorella Lee. Spesso vi trovava degli amici. Insieme a loro faceva il bagno, si stendeva al sole e all’ ora giusta mandava i bambini con Marietta a mangiare a casa della sorella, una casa che si raggiungeva salendo 42 gradini.

Lei e le persone che si accompagnavano a lei molte volte raggiungevano a nuoto la vicina spiaggia della “Tonnarella”, piu’ che una spiaggetta era un’ insenatura di una ventina di metri dove c’ era una baracchetta che preparava a richiesta, sempre li’ per li’ , un solo piatto, ma che piatto!: spaghetti o penne con zucchine, una ricetta che indichiamo nelle dosi valevoli per quattro persone: tritare una cipolla fresca in cinque cucchiai di olio (mia madre diceva: uno a persona, l’ altro per la padella) insieme a mezzo etto di pancetta magra, tagliata a dadini. Fare rosolare il tutto senza che prenda colore e unire un mezzo chilo di zucchine molto tenere, tagliate a cubetti, ed una bella manciata di basilico.

Sale quanto basta e una spruzzata di pepe nero (a chi piace). Far cuocere tutto lentamente (15 20 minuti: perche’ le zucchine cuociono presto). Far cuocere a parte gli spaghetti o le penne e scolarli quando sono al dente e condirli con quanto preparato prima: il tutto va rimesso in padella cosparsa di abbondante parmigiano e aggiungere (se si vuole) una noce di burro fresco da far sciogliere. Essenziale e’ che tutto sia mantecato bene sul fuoco.

Ancora oggi quel piatto alla “Tonnarella” e’ chiamato: “Spaghetti alla Jacqueline”. Un riposino dopo cena e poi di nuovo con la giardinetta a Ravello. Non sempre, ma qualche volta, dopo cena, insieme agli amici suoi ospiti Jacqueline scendeva di nuovo ad Amalfi. Si fermava o ad Atrani da “Chez Chicco”, un minuscolo ritrovo tenuto da una nigeriana nazionalizzata americana; o andava a Positano alla “Buca di Bacco”; o a Praiano “All’ Africana”.

Lasciare Ravello e Amalfi dispiaceva. Al momento della partenza non si trovava piu’ John John. Gira e rigira il bambino si era nascosto sotto il letto. Non voleva partire e Carolina aveva le lacrimucce.