L’Arte del trio: strategie narrative

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Francesco Nicolosi, Stefano Bartoli e Luca Signorini stregano il pubblico dei Concerti d’Estate di Villa Guariglia con una intensa interpretazione di pagine di Schumann e Brahms

 

La musica del trio composto da Francesco Nicolosi al pianoforte, Luca Signorini al violoncello e da un giovanissimo Stefano Bartoli al clarinetto ha stregato il numeroso ed esigente pubblico della XII edizione dei “Concerti d’Estate a Villa Guariglia”, avendo la meglio anche sul teso vento di ponente, che non ha abbandonato il palcoscenico, splendidamente addobbato da cornucopie di gerbere gialle e rosse, con un’emozione musicale nata dal pensiero. La serata è stata inaugurata dal duo Nicolosi-Bartoli, protagonisti di una personale lettura dei Phantasiestucke op.73 di Robert Schumann, caratterizzata da un confronto dialettico molto aperto. Francesco Nicolosi, sottraendo aggressività e “quantità” all’esecuzione, rivelando possibilità straordinarie di canto, in una raffinata ricerca di sonorità adatte all’atmosfera schumanniana, controllando, in particolare nei pianissimo, la quantità di armonici, per cui il suono si è espanso anziché schiacciarsi e decadere, ha creato un terreno pudico e fecondo, affinché la voce preziosa del clarinetto si è potuta esprimere al meglio, ricamando questo grande catalogo del canto, con quel suo Adagio straordinariamente liquido e misterioso. E’ senza dubbio il suono italiano del violoncello quello di Luca Signorini, che ha dimostrato con l’esecuzione degli Stucke im Volkston, per intero l’autentico amore che il violoncellista nutre per il suo strumento. Un amore espresso attraverso l’instancabile ricerca di mirati pesi sonori, per schizzare queste strane cinque pagine soprattutto nel proprio lato strofico. Un gioco di specchi che si è concretizzato in un miracoloso incremento linguistico, dove tutte le idee del compositore, non solo quelle musicali, ma quelle poetiche, leggendarie, quotidiane, così come le figure, i caratteri, la vita nel suo multiforme fluire è stata restituita nella sua “purezza” all’ascoltatore. La seconda parte della serata ha salutato l’esecuzione del trio con clarinetto op.114 di Johannes Brahms , che ha regalato momenti di rara intensità musicale, con il primo movimento che ci ha introdotto in un mondo denso di una complicità interiore, in cui la semplicità tematica è apparsa ora chiara, vicina, palpabile, ora lontana e indecifrabile, in un gioco di rincorse, attese e rivelazioni timbriche, le quali hanno condotto segretamente l’uditorio alla conclusione in cui i tre musicisti hanno restituito, come sospeso nel vuoto, per autentica magia, l’inizio del secondo movimento. Immerso in quest’atmosfera, Brahms giunge fino agli aspetti più intimi della sua identità emotiva: gli strumenti si sono lanciati alla ricerca dei colori e del profumo della natura. Serenità e dolcezza, gli elementi caratterizzanti il terzo movimento, che ha presentato un mondo nuovo dalla chiara vena popolare, giocosa e virtuosistica. Applausi calorosissimi per i tre interpreti che si sono congedati dalla ribalta di Villa Guariglia con l’ intenso Adagio del trio di Ludwig Van Beethoven op.11.

Olga Chieffi