AFGHANISTAN, SALMA DEL PARA´ SARA´ RIMPATRIATA DOMANI

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ROMA  – Slitta a domani mattina il rimpatrio della salma del caporalmaggiore Alessandro Di Lisio, previsto in un primo momento per la tarda serata di oggi: l’arrivo del C-130 dell’Aeronautica militare a Ciampino è attualmente in programma intorno alle 9. Rientreranno invece in Italia all’alba, a bordo di un Falcon 900, sempre dell’Aeronautica militare, i tre paracadutisti rimasti feriti (ora ricoverati in ospedale, ma non più in quello americano da campo di Farah, dove erano stati trasportati subito dopo, bensì a Kandahar). Giunti a Ciampino, saranno subito trasferiti all’ospedale militare del Celio.

Anche i medici di questo ospedale, secondo quanto si è appreso, hanno confermato che nessuno dei tre feriti – il tenente Giacomo Donato Bruno, il primo caporal maggiore Simone Careddu e il primo caporal maggiore Andrea Maria Cammarata – è in pericolo di vita.


ROMA – ”La guerra e’ uno sporco lavoro… ma qualcuno dovra’ pur farla…” aveva scritto. E Alessandro Di Lisio, il para’ di 25 anni morto oggi nei pressi di Shewan, nella provincia di Farah, nell’attentato che ha provocato anche tre feriti tra i militari italiani della missione Isaf, non si era tirato indietro. Era partito a meta’ di aprile dalla caserma ‘Bricese’ di Legnago che ospita l’8/o reggimento Guastatori Paracadutisti Folgore. Era alla sua prima missione in Afghanistan. Sarebbe tornato a casa presto: ”mancano soltanto tre mesi di guerra” aveva sottolineato nel suo profilo su facebook il 25 giugno scorso. E’, invece, il quattordicesimo militare italiano morto in Afghanistan dall’inizio della missione nel 2004.

Gli attentatori, dopo gli attacchi che si sono ripetuti negli ultimi due mesi senza vittime, grazie anche ai blindati ‘Lince’ che hanno retto a urti violentissimi, hanno alzato il tiro. L’ordigno rudimentale esploso oggi al passaggio del convoglio italiano era ad altissimo potenziale. La vittima, Alessandro Di Lisio, nonostante la giovane eta’, era nato il 15 maggio del 1984 a Oratino (Campobasso), era un esperto artificiere. Era gia’ stato in missione fuori area in Iraq nel 2005. Questa mattina era uscito con la sua pattuglia per una missione di bonifica di ordigni esplosivi. Un lavoro di routine ma rischioso, per ‘ripulire’ e mettere in sicurezza le strade che vengono successivamente percorse dai convogli militari. La pattuglia oggi era composta da due blindati ‘Lince’ e da un ‘Coguar’, un altro mezzo con particolari protezioni antimina. Ma l’esplosione, causata da uno Ied, un micidiale ordigno esplosivo improvvisato, e’ stata violentissima ed ha coinvolto il mezzo su cui viaggiava Di Lisio. Il militare e’ morto subito dopo il ricovero nell’ospedale militare da campo americano di Farah. A rimanere feriti sono stati il tenente Giacomo Donato Bruno, il primo caporal maggiore Simone Careddu, e il primo caporal maggiore Andrea Maria Cammarata. Nessuno di loro e’ in pericolo di vita, anche se uno e’ in condizioni piu’ gravi degli altri.

”Il peggior timore che avevamo purtroppo si e’ verificato” ha dichiarato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, appena appresa la notizia dell’attentato e facendo riferimento all’escalation di attacchi avvenuti negli ultimi mesi contro i militari in Afghanistan. ”Ora – ha sottolineato La Russa – sara’ necessaria un’ulteriore riflessione sui mezzi e sulle attrezzature” in dotazione al contingente italiano. Inoltre, il ministro ha ipotizzato un diverso utilizzo dei cacciabombardieri Tornado schierati ora solo con compiti di ricognizione. Secondo La Russa e’ forse giunto il momento di ”riflettere” su un eventuale loro impiego per copertura aerea armata per aumentare la sicurezza dei militari impegnati in Afghanistan. ”Devo confermare che la natura della missione non cambia”, ha detto ancora La Russa che anticipera’ una sua missione a Herat, che aveva programmato per i prossimi giorni, per ”verificare di persona” la situazione sul campo. Gli attacchi ai militari italiani si sono infatti intensificati negli ultimi due mesi diventando sempre piu’ subdoli e imprevedibili a mano a mano che il clima nell’area si surriscalda per l’avvicinarsi della data delle elezioni in Afghanistan, il 20 agosto. Gli attentati come quello di oggi pero’, secondo il generale Marco Bertolini, capo di Stato maggiore della missione della Nato in Afghanistan, non sono ”azioni mirate contro le unita’ italiane in quanto tali ma contro le forze della Nato in generale”. Lo dimostrano, afferma Bertolini, ”le numerose perdite subite da altri contingenti negli ultimi giorni con specifico riferimento alla vicina provincia di Helmand”. In particolare, spiega, ”l’unita’ alla quale apparteneva il primo caporal maggiore Di Lisio era impegnata per il controllo di un difficile tratto di strada utilizzato dagli insorti per effettuare imboscate esplosive contro le unita’ afgane e di Isaf. Nella provincia di Farah, come Bala Morgab ed a Kabul, nelle aree di responsabilita’ italiana, le nostre unita’ sono impegnate a supporto dell’esercito afgano per garantire la liberta’ di movimento alla popolazione locale lungo importanti assi stradali”. Intanto domani il ministro della Difesa riferira’ alla Camera sull’accaduto in una informativa urgente, mentre la Procura di Roma ha gia’ aperto un fascicolo per omicidio, tentato omicidio e attentato per finalita’ terroristiche. Dolore per la morte di Di Lisio e il ferimento dei tre militari e’ stato espresso dal presidente della Repubblica, Napolitano che ha anche auspicato ”larga comprensione e condivisione nell’opinione pubblica italiana per quel che riguarda la necessita’ di portare avanti l’impegno in Afghanistan, insieme alla comunita’ internazionale nell’ interesse di ciascun paese, che e’ sempre esposto ai colpi del terrorismo internazionale e lo sara’ finche’ non saremo riusciti a sradicare alcune centrali e a rimuovere alcune cause”. L’importanza e la necessita’ ”di proseguire nella missione di pace in Afghanistan per la stabilita’ di un’area strategica” e’ stata ribadita anche dal presidente del Consiglio, Berlusconi. Il Papa, a Les Combes dove si trova per un periodo di riposo, ha pregato per la vittima, i compagni feriti e i familiari.

GIORNO NERO PER FORZE STRANIERE
Nel mese più drammatico per le forze britanniche in Afghanistan, 15 i militari uccisi in 30 giorni in scontri con i talebani, e mentre continuano a cadere i marine americani impegnati nell’offensiva ‘Colpo di spada’ nella provincia di Helmand, due i soldati uccisi ieri da una bomba, anche l’Italia paga oggi il suo tributo di sangue. Questa mattina a circa 50 chilometri a nord-est di Farah, nell’ovest del Paese, una pattuglia di paracadutisti della Folgore e del reggimento Bersaglieri è stata attaccata con un ordigno posizionato lungo la strada. Nell’esplosione, che ha coinvolto il primo mezzo del convoglio, un militare è morto e tre sono rimasti feriti.

Qualche ora prima, nello schianto di un elicottero nella provincia meridionale di Helmand, hanno perso la vita almeno sei persone: a bordo del velivolo si trovavano gli impiegati di una società che lavora per le forze internazionali. Un portavoce dei talebani, Yusuf Ahmadi, ha rivendicato l’azione: “Abbiamo abbattuto noi” l’elicottero, ha detto. La tensione è crescente nel Paese in vista delle elezioni presidenziali del 20 agosto, per garantire le quali le forze internazionali hanno inviato sul campo ulteriori rinforzi. L’offensiva, in particolare statunitense e britannica, si concentra nella valle di Helmand, bastione dei talebani e centro mondiale della produzione di oppio. Si tratta di uno dei dieci distretti in mano ai ribelli dove al momento è difficile prevedere condizioni per un regolare svolgimento del voto presidenziale, come chiesto a più riprese dalla commissione elettorale afghana. Nell’area sono stati schierati quattromila marine Usa e 800 soldati di Sua Maestà che, coadiuvati dall’esercito afghano, hanno dato vita ad una delle più imponente operazioni militari del dopoguerra. Centinaia i talebani uccisi dall’inizio delle operazioni, anche se non esiste una stima precisa delle vittime.

Con il militare italiano ucciso oggi, sale a 196 il numero di soldati stranieri che hanno perso la vita nel Paese dall’inizio dell’anno, secondo le stime del sito icasualties.org. Per la Gran Bretagna, che conta 184 morti dall’inizio delle operazioni nel 2001, si tratta di un bilancio peggiore del conflitto in Iraq: nei sei anni dell’operazione rimasero uccisi 179 soldati di Sua Maestà.

ansa.it            inserito da Michele De Lucia