Intervista a Giovanna Strada a cura di Maurizio Vitiello.

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Intervista a Giovanna Strada

a cura di Maurizio Vitiello

 

D – In questo momento di forte crisi l’arte non si ferma, comunque. Credi che si potrà superare la crisi “a breve”? 

R – Non sappiamo quanto durerà questo momento difficile, certamente ha un impatto sul nostro stile di vita, sul nostro modo di pensare e di essere, stiamo imparando a distinguere l’essenziale dal superfluo secondo la nostra scala di valori, in fondo come dice Antoine De Saint Exupéry nel  piccolo principe “l’essenziale è invisibile agli occhi.”

 

D – Privilegi contatti con artisti europei nella programmazione delle tue mostre?

R – I contatti di qualità sono tutti da privilegiare, ognuno di noi può uscire dai propri limiti, dando e ricevendo dagli altri, arricchendo la propria esperienza professionale e di vita, l’importante è conservare sempre un atteggiamento di umiltà nel guardare il lavoro altrui.

Ho avuto la possibilità di partecipare a più mostre in ambito internazionale ed il confronto tra colleghi nell’affrontare il linguaggio geometrico esplicandolo ognuno in modo singolare, unico e irripetibile è sorprendente.

Le potenzialità del pensiero sono davvero infinite.

 

D – Con quali nomi hai maggiori contatti? 

R – Con gli artisti ci si conosce soprattutto attraverso il lavoro esposto nelle mostre, attraverso i cataloghi ed i testi critici che spesso aiutano a capire meglio il percorso di un artista.

 

D – Quale ricordo hai della tua terra siciliana?

R – La LUCE …  il paesaggio dei Monti Iblei con i caratteristici muri a secco che delimitano i campi coltivati, i profumi delle erbe spontanee.

La cultura, la natura, l’architettura, la storia sono aspetti che caratterizzano fortemente la Sicilia rafforzando l’identità di chi ci vive e invitano a guardare spesso indietro, ma è giusto anche sapere guardare avanti.

 

D – Quale sicurezza ti ha dato Milano e quali cognizioni ti hanno precisato e reso il design e l’arte contemporanea?

Milano è la città in cui mi sono formata professionalmente. Aver studiato alla Scuola Politecnica di Design mi ha dato la possibilità di conoscere molti protagonisti dell’arte, del design e della cultura contemporanea.

Ricerca artistica e design sotto alcuni aspetti sono strettamente legati e complementari.

Nello studio di Milano, con Salvatore Micieli, che è anche mio marito, condividiamo lo spazio dove si sviluppano e si intrecciano i nostri progetti.

Lui designer, progetta prodotti di consumo, elettronici e beni strumentali, con tutte le implicazioni produttive, ed il nostro lavoro si incontra nella progettualità del processo creativo dello spazio e della forma.

La mia ricerca artistica, che affonda le sue radici nel Basic Design, rappresenta il legame con il substrato che alimenta la progettazione dei prodotti tridimensionali. Vi è un continuo scambio dialettico per comprendere i meccanismi generativi della forma.

La concezione della forma fa parte di un sistema di relazioni delle attività della mente umana e del sistema psico-percettivo in cui l’osservatore partecipa al processo di creazione delle forme.

Avere consapevolezza di questi processi gestaltici ci consente, in un certo senso, di prevedere meglio l’impatto che una configurazione può avere sul fruitore. 

 

D – Qual è il tuo maggior e miglior ricordo nella frequentazione del campo artistico?

Prendo atto con tristezza, che alcune persone significative che sono state un punto di riferimento importante nella mia vita professionale, oggi non ci sono più, Alberto Veca, persona di grandi qualità umane, storico dell’arte ed esperto di comunicazione scomparso di recente è uno di questi.

 

D – Quali maestri ricordi, e perché?

Nino Di Salvatore è stato il maestro che mi ha trasmesso l’amore ed i valori per il mio lavoro,

fondatore della prima scuola di design in Italia nel 1954 a Novara e diventata poi nel 1970 Scuola Politecnica di Design di Milano, insegnava “Scienza della Visione”, materia da lui stesso ideata che ha insegnato per quarantadue anni; era materia di un corso di basic design, fondamentale alla progettazione, poiché supportata dai principi della Gestaltpsychologie (psicologia della forma).

Anche Bruno Munari è stato mio professore che ho rivisto più volte per motivi diversi anche dopo la scuola, lo incontravo spesso alle inaugurazioni di Arte Struktura e per i suoi 90 anni gli è stata dedicata una grande festa alla Triennale di Milano “Munaria” dedicata anche ai bambini con i “laboratori Munari” da lui creati; io c’ero.

 

D – Quale  tua mostra ricordi con maggior piacere? 

R – La mostra di Venezia del 2008 nella storica galleria Verifica 8+1 e l’incontro con Sara Campesan tra i fondatori dell’associazione.

A Milano ho sempre frequentato con interesse la galleria Arte Struktura  di Anna Canali che per circa quarant’anni ha avuto la sua sede in via Mercato, in zona Brera; oggi ha aperto una galleria nel centro storico di Brescia.

Sono stata invitata ad esporre, con mia grande emozione, per la prima volta nel 1987 in occasione dei 20 anni della galleria.

Anna ha sempre proposto mostre di “tendenza” di alto livello culturale ed internazionale sull’arte inoggettiva, ha allestito mostre di pionieri e di protagonisti del costruttivismo, del concretismo e del cinevisualismo e si è dimostrata al contempo una persona aperta all’accoglienza delle generazioni più giovani, dando valore a chi inizia un percorso artistico ed ha talento, dando loro possibilità di espressione e visibilità.

Arte Struktura e Verifica 8+1 sono due gallerie storiche di tendenza, che hanno contribuito allo sviluppo dell’arte inoggettiva in Italia.

 

D – Dove sarà la tua prossima mostra, dopo quella alla Bilblioteca della Chiesa Rossa, inaugurata da poco?

Non so ancora dove sarà.

Mi piace che ogni esposizione sia pensata a secondo dello spazio architettonico che si presenta, perché credo che attraverso la forma dell’ambiente si influenzi anche una forma di pensiero interiore.