Platini vuole fermare Perez Pronto un tetto per il mercato

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 Decisione politica a settembre, entrata in vigore dei provvedimenti entro due o tre anni. Aspetta e spera. Da Vilnius, capitale della Lituania e sede dell’esecutivo Uefa, Michel Platini ha tuonato contro gli eccessi di Florentino Perez e il mercato folle del suo Real Madrid scandendo l’agenda dei provvedimenti da adottare sotto il titolo impegnativo di «fair play finanziario». Prima di iscrivere all’ordine del giorno la delicatissima materia, Platini ha dettato a l’Equipe un affondo polemico, come per preparare il terreno all’iniziativa politica.
«Sentire queste cifre è qualcosa di anormale, che mi dà fastidio. Personalmente non capisco come si possano spendere 90 milioni di euro per un giocatore» la solenne scomunica del presidente dell’Uefa: ogni riferimento a Cristiano Ronaldo e all’affare del secolo è voluto, con l’aggiunta di un codicillo che accende i riflettori sul bilancio madridista. «Ma i club che realizzano questi colpi sul mercato hanno davvero il denaro per farlo?» è la domanda fintamente ingenua del dirigente francese. Dagli interrogativi, pertinenti, Platini è passato al progetto, difficile da realizzare. Già, perché l’idea è quella di procedere a un salary cap per i calciatori e al tetto degli acquisti per i club che vogliono partecipare alle coppe. Fissato, sulla carta, il principio ispiratore della riforma Uefa: «Bisogna ricompensare quei club che non vivono al di sopra dei loro mezzi economici, ingaggi e trasferimenti devono diventare cifre proporzionate agli introiti generali». Tutto giusto, a parole. Le società possono spendere quel che fatturano e non iscrivere a bilancio debiti dovuti a anticipazioni dei propri patron (è il caso di Manchester, Chelsea e Liverpool), oppure chiedere e ottenere dall’azionista di riferimento assegni a copertura del disavanzo (è il caso di Inter e Milan, più Moratti che Berlusconi in verità).
Ma è sulle regole da fissare che sorgono le difficoltà: finirebbero per compromettere il libero mercato. «Può essere uno strumento adatto» è la fiduciosa attesa di Beppe Marotta, ad della Sampdoria. «Il 75% del fatturato se ne va in costo di lavoro: qualsiasi azienda, con queste dimensioni, fallirebbe» l’aggiunta del dirigente sampdoriano. «Io lo vado ripetendo da anni, inascoltato: ormai i buoi sono scappati» è il commento amaro di Adriano Galliani, vice-presidente esecutivo del Milan, tra i primi a segnalare la concorrenza sleale costituita dal diverso regime fiscale della Spagna che di fatto ha ingigantito le possibilità del Real. Che sia questo in particolare il tema-chiave della vicenda, cioè gli stipendi garantiti ai giocatori, lo conferma la rivelazione di Jean Michel Aulas, presidente dell’Olympique Lione reduce dalla cessione di Benzema al Real Madrid (35 milioni di euro). «Karim triplicherà il suo salario in Spagna passando da 4,5 milioni lordi a stagione a 8,5 milioni netti all’anno per sei anni, cioè 708mila euro al mese» la documentazione passata dal dirigente sul conto del suo centravanti.
«Sono gli stessi presidenti che ci chiedono di intervenire perché possedere un club calcistico costa troppo, non è questione di frenare le società ma di aiutarle» è l’ultima spiegazione fornita dallo stesso Platini. Appuntamento al 14 e 15 settembre, a Nyon, allora. Ma che la situazione sia grave lo testimonia anche l’ultimo studio pubblicato da Il Sole 24 ore

a proposito dei debiti della serie A: ammontano a ben 2 miliardi, mentre i patrimoni netti arrivano a 600 milioni. È il caso di fermarsi o di andare contro le rocce?

CORRIERE.IT    Inserito da michele De lucia