Zitti e vincenti?

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Gli azzurri in silenzio. Parla solo Lippi: «Vogliamo restare qui dopo l’Egitto, l’unica maniera è vincere»

PRETORIA (SUDAFRICA) – Il 21 giugno di 39 anni fa era domenica, come oggi, e Italia e Brasile si affronta­rono nella finale del Mondiale messicano: (stra)vinsero per 4­-1 Pelè and company contro gli az­zurri stremati dall’altura e dalla sfida infinita con i tedeschi. Lip­pi era un ventiduenne di belle speranze e Riva, che oggi è qui con lui a fare da gran cerimo­niere azzurro, era già Rom­bo di Tuono. «Più che Ita­lia- Brasile, noi italiani di quel Mondiale ri­cordiamo soprattut­to Italia-Germania che è diventata una delle partite storiche del nostro calcio» è l’amarcord del c.t. in risposta ad un in­viato brasiliano. Il 21 giugno di 27 anni fa gli azzurri si stavano arrabattando nella fase iniziale del Mundial spagnolo e Paolo Rossi non era ancora Pablito.

Tre giorni dopo, travolti dalle critiche per la partita con il Ca­merun, avrebbero fatto scattare l’ormai leggendario silenzio stampa che fu alla base della con­quista del mondo. Da quell’esta­te del 1982 non era più accaduto che alla vigilia di un appunta­mento ufficiale i giocatori della nazionale si rifiutassero di parla­re, trincerandosi dietro il para­vento di una non meglio precisa­ta «voglia di concentrazione». È capitato ieri e l’avvenimento è sorprendente perché oggi, do­menica 21 giugno, andrà in cam­po contro il Brasile di Kaká un’Italia muta. Anche se Marcel­lo Lippi nega, è verosimile ritene­re che gli azzurri non abbiano di­gerito le frustate della critica a proposito della storica sconfitta con gli egiziani, inclusa l’etichet­ta di mummie che è stata loro ap­piccicata addosso. «Quando si perde si incassa e si porta a casa — sottolinea il c.t. —. Di sicuro non si è creato alcun contrasto con i giornalisti. Dispiace soltan­to che, pur avendo giocato una partita non brillantissima, con­tro l’Egitto avremmo meritato qualcosa di più». Nessun aggancio ai silenzi del­l’ 82, pertanto, ma stasera, dopo la sfida con i brasiliani («Neppu­re loro sono qualificati, sarà una partita diversa dall’amichevole che abbiamo perduto quattro mesi fa») verificheremo se i cam­pioni del mondo avranno ritro­vato la parlantina. Intanto Lippi corregge il tiro: dopo avere in­quadrato la Confederations co­me un’opportunità per cementa­re il gruppo in vista del Mondia­le sudafricano del prossimo an­no, ora parla apertamente di vit­toria. «Vogliamo provare a resta­re qui e dopo l’imprevisto con l’Egitto c’è una sola maniera: vin­cere ».

In realtà, per il gioco delle combinazioni, l’Italia potrebbe approdare alle semifinali anche perdendo od essere eliminata pur battendo la Seleção. «Contro gli egiziani ho cambiato poco perché ero convinto di vincere — è la leale ammissione di Lippi —. Speravo di arrivare in altre condizioni alla sfida con i brasi­liani ma ora dovremo giocare con la testa: guai a offrire spazi a Kaká, Robinho e Luis Fabiano. Dobbiamo vincere usando le no­stre armi, serve una prova impor­tante ». La scalata all’Everest verdeoro vedrà in panchina Gattuso e Grosso, Montolivo e Dossena al loro posto. Altamente probabile l’utilizzo di Camoranesi e Toni, anche se pure stavolta Lippi cala la saracinesca sulla formazione, proprio come contro l’Egitto. «Ma la mia non è stata pretatti­ca, era un’idea che mi era venu­ta, mettere Rossi centralmente per stanare il loro libero, ma che non ha funzionato. Però se an­diamo a vedere, contro il Brasile l’Egitto ha segnato 3 gol e gli Usa hanno colpito 2 traverse. Buffon invece quante parate ha fatto? In­somma abbiamo giocato due partite non benissimo ma nep­pure malissimo». Però Julio Ce­sar dice che gli egiziani hanno corso più di noi… «Il giocatore dell’Egitto che ha corso di più, da un palo all’altro, è stato il por­tiere. La verità è che quando si perde si può dire tutto e il contra­rio di tutto. Io vi garantisco inve­ce che questa Italia è vogliosa, co­me al Mondiale di tre anni fa».

corriere.it                  Inserito da Michele De Lucia