POSITANO, LA MOSTRA DI ROBIN BAGIER "Positano anni Sessanta"

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Un altro tassello si aggiunge al percorso metastorico dell’arte a Positano con ROBIN BAGIER “Positano anni sessanta” la mostra che si inaugura oggi nello spazio espositivo del Mediterraneo di Vincenzo Esposito nella magica suggestione di Fornillo. Filo conduttore di questa ricerca che Esposito sta facendo, e che ha avuto negli ultimi anni come perno Peter Ruta, è l’art work shop, la mitica scuola di Edna Louise, alla quale il Comune ha dedicato proprio a pochi metri dal Mediterraneo uno spazio con una targa di fronte alla Chiesa di Santa Caterina. Il percorso di Enzo Esposito è chiaro a chi conosce la storia di Positano e la mostra di oggi si rivela una vera e propria “chicca” per gli amanti della perla della Costiera amalfitana, ma anche per gli appassionati di arte tout court, perchè siamo alla presenza di un personaggio di notevole spessore. Dalle 18 di oggi, e fino al 19 luglio, si potrà ammirare un’ampia antologica dedicata a uno degli artisti che maggiormente hanno segnato, per originalità ed esiti creativi, il panorama artistico della Amalfi Coast. Giunto a Positano poco più che ventenne, nei primi anni 60, Bagier trova subito il clima ideale per approfondire le sue tematiche artistiche e al contempo renderne partecipi i suoi giovani allievi della scuola d’arte “Positano artworkshop” di Edna Lewis, dove aveva immediatamente trovato lavoro come insegnante. Durante il suo ventennale soggiorno italiano , tornerà negli statiuniti nel 1981, Bagier ha modo di sviluppare un suo originale percorso artistico che lo porta a realizzare varie esposizioni in diverse importanti gallerie italiane e internazionali. L’esposizione, amorevolmente voluta e curata da Maria e Gianni Ummarino, ed Enzo Esposito, è incentrata su una cinquantina di opere, di piccolo formato in tecnica mista su carta, datate anni sessanta e realizzate tra Positano e New York. Di particolare interesse un’opera collocata in uno dei “luoghi” storici di Positano, il bar Internazionale della famiglia Collina, alla Chiesa Nuova. Il percorso così diventa da culturale-storico anche culturale-geografio un percorso che dall’intangibile passa al tangibile con il probabile obiettivo finale, non tanto velato da parte di Enzo Esposito per gli osservatori attenti, di farne lasciare una traccia nella memoria, quanto più possibile indelebile, ai posteri.

Michele Cinque

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