BIAGIO AGNES, DA ISCHIA ALLA COSTIERA AMALFITANA CON L´ AMALFI COAST MEDIA AWARD

0

Da oggi a domani il gotha del mondo del giornalismo si troverà in Costiera amalfitana, anche se toccerà solo Ravello e Amalfi escludendo altre località come Positano, Praiano e Cetara che avrebbero potuto organizzare eventualmente degli eventi o proporli come ha fatto Ravello. L’ Amalfi Coast Media Award vedrà premiati Giorgio Bocca, Davide Desario, Petra Reski, Sergio Romano, Bruno Vespa, Franco Bucarelli, Elia Zamboni, Barbara Serra, Laura Delli Colli, Sandro Provvisionato, Arrigo Petacco, Gianni Letta e Sergio Zavoli. Sono i vincitori che riceveranno stasera l’”Amalfi Coast Media Award 2009″, un premio presieduto e fortemente voluto da Biagio Agnes. I riconoscimenti, nelle varie sezioni, sono andati, spiegano gli organizzatori, «ad alcuni dei nomi più rappresentativi del mondo di un’informazione celebrata e riconosciuta nelle sue molteplici e diverse forme di espressione». Il premio consiste in una scultura dal titolo “Comunicazione”, a firma di Bartolomeo Gatto. La consegna avverrá alle 21, in piazza Duomo. La cerimonia, condotta da Milly Carlucci andrá in onda, su Raiuno, il prossimo il 25 giugno. Così come Positanonews, la prima testata della Costiera amalfitana e Penisola Sorrentina, ha fatto con altri grandi eventi in questa occasione dedichiamo il primo piano a questa manifestazione (i programmi sono nella sezione eventi Costiera amalfitana). Ecco l’intervista di Gabriele Bojano sul Corriere del Mezzogiorno a Biagio Agnese. «Generoso e forte» come la sua verde Irpinia da cui probabilmente ha attinto il segreto della longevità, fisica e creativa, Biagio Agnes si appresta ad apporre la sua firma su un’ennesima sfida. Dopo esser stato per decenni deus ex machina del Premio Internazionale di Giornalismo Ischia, domani sera l’ex direttore generale della Rai tiene a battesimo l’«Amalfi Coast Media Award», un riconoscimento che può contare su un parterre di tutto rispetto: i direttori delle principali testate italiane in giuria (tra cui Giulio Anselmi, Maurizio Belpietro, Mario Calabresi, Ferruccio De Bortoli, Ezio Mauro, Roberto Napoletano, Mario Orfeo, Gianni Riotta e, di diritto, i presidenti dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti Lorenzo del Boca, della Rai Paolo Garimberti, della Regione Campania Antonio Bassolino, coordinati dallo stesso Agnes) e, assoluta novità, un comitato di garanti, composto dal segretario generale onorario della Presidenza della Repubblica Gaetano Gifuni, dal presidente onorario Rcs Cesare Romiti, dall’economista Pellegrino Capaldo e dal rettore dell’Università di Salerno Raimondo Pasquino, che assicura il necessario rigore alla manifestazione. La serata presentata da Milly Carlucci sarà ripresa da Rai Uno che la manderà in onda il 25 giugno in seconda serata. Calcheranno le scene amalfitane gli Stadio, Peppe Servillo (cantante degli Avion Travel) con il Solis String Quartet, Simona Molinari, una delle rivelazioni di Sanremo 2009, il tenore Piero Mazzocchetti, Alessandro Siani e il Balletto dell’Accademia Nazionale di Danza. Direttore, ma c’era bisogno di un altro premio di giornalismo? Non ce ne sono già troppi in giro? «Le rispondo prendendo a prestito le parole del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano quando alla Giornata dell’informazione disse: ‘‘premi di più antica data e premi di nascita recente concorrono tutti a valorizzare, in rapporto alle diverse problematiche e diverse specializzazioni, la professione giornalistica’’. Ben vengano dunque i premi quando vengono assegnati a giornalisti che oltre alla tessera abbiano cervello e professionalità». Questo è il suo primo anno senza Ischia, ha nostalgia di quell’altro Premio? «Avere nostalgia del tempo passato significa invecchiare prima. Bisogna guardare avanti cercando di migliorare quanto di buono si è fatto nel passato. A questo Premio poi mi sento affezionato maggiormente, è come se ne fossi il nonno, me lo posso godere con quella consapevolezza antica che un padre non ha». Amalfi riporta automaticamente alla mente Gaetano Afeltra. C’è qualcosa del grande giornalista scomparso nella cerimonia di domani sera? «Credo che in qualche modo lo ricorderemo. Mi manca molto Afeltra, avrei voluto averlo sul palco, al mio fianco. Così come avrei voluto Emilio Rossi, il direttore del Tg1 che fu gambizzato dalle Brigate Rosse». Tra gli altri riconoscimenti domani sera verrà assegnato il Premio alla carriera a Giorgio Bocca. Un modo per farlo riappacificare con il Sud? «Credo che Bocca venga ad Amalfi con piacere. Sa qual è la cosa bella? Che l’indicazione del nome di Bocca è venuta dai 25 allievi della Scuola di giornalismo dell’Università di Salerno. Ho detto loro: vi do 24 ore di tempo per farmi il nome di un giornalista al quale dare l’appellativo di maestro. E loro hanno scelto Bocca, che onora il giornalismo nazionale e internazionale». A proposito di maestri, le piace il giornalismo al tempo di Noemi? «Non voglio assolutamente fare il santone che difende la sua categoria, dico solo che i giornalisti sono per loro natura sacerdoti della notizia, non spettatori ma interpreti di ciò che avviene. Nessuno può dire di fare in questo modo o in quest’altro modo, il giornalista, quando è convinto di ciò che avviene intorno a sé, è padrone assoluto della sua coscienza e della sua penna». Però quand’era direttore generale della Rai, esplose lo scandalo delle amanti di Craxi… «Sì, ma non c’era la stessa enfasi di oggi. Possibile che il privato debba diventare argomento e perdita di tempo per i giornalisti? Non è etico scrivere pagine intere sulla diciottenne di Portici, i giornalisti devono anche educare i lettori. E i lettori chiedono serietà». Ha condiviso le ultime scelte del suo amico Ciriaco De Mita? «Ho condiviso in pieno quello che ha fatto: è stato messo al bando, alla porta dal nuovo centrosinistra del mio amico Veltroni e ha dimostrato a 81 anni di essere così giovane da fare invidia ai giovani. E poi mi faccia capire: perchè doveva lasciare la politica? È stato sempre coerente con se stesso, ora va avanti nel suo progetto centrista». Però che tempra voi ottantenni irpini… «E non ha visto Antonio Maccanico che è anche più grande di noi. Se sarà con noi al Premio, lo conoscerà e si accorgerà quanto è in gamba. Quasi tutti gli irpini che hanno un’età lavorano e lavorano anche bene». Insomma, viva il vecchio che resiste. E il nuovo? «Il nuovo se guarda al vecchio forse non fa male. La grande lezione del giornalismo è non essere mai presuntuosi nel giudizio ma umili e capaci». Tutte le informazioni sul premio si trovano su http://www.amalfimediaaward.com