ITALIA, SCONFITTA STORICA CON L´EGITTO. ORA RISCHIA DI USCIRE DALLA CONFEDERATION CUP

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Anche i lettori di Positanonews, la testata della Costiera amalfitana e Penisola sorrentina, sono rimasti incollati e sbigottiti davanti alla tv ieri sera. Beffata dall’Egitto per 1-0, la Nazionale campione del mondo faticherà moltissimo a procedere verso le semifinali della Confederations Cup. Servirà una partita miracolosa contro il Brasile (vittoria con due gol di scarto) o un mezzo suicidio degli africani contro gli Stati Uniti: due eventualità difficili da realizzarsi anche perché in tre giorni non immaginiamo come la compagnia dei celestini, tale è il colore delle divise genialmente pensate per l’occasione, recupererà la grandezza dello squadrone capace di qualsiasi impresa. Quanto agli egiziani hanno confermato le impressioni contro il Brasile: hanno perso l’innocenza, hanno conosciuto un calcio tecnico e quasi europeo. La sconfitta di ieri all’Ellis Park è una botta all’immagine per l’Italia: non ricordiamo che si sia mai verificata contro una Nazionale africana in un torneo importante. Ma come fu ingannevole la larga vittoria di lunedì contro gli americani, portata dalla gioventù di Rossi più che dal gioco, questa volta si può valutare l’Italia con più clemenza di quanto porterebbe a fare il risultato. Colpevoli per aver preso un gol di testa a difesa schierata su una delle due comclusioni tirate verso Buffon, i celestini hanno sbattuto contro le magie di Essam El Hadary, un portiere matto e guascone come quelli di una volta, capace di respingere i palloni persino stando di profilo come un antico geroglifico: ne ha levati dalla porta almeno quattro nel secondo tempo, ha ingaggiato e vinto una battaglia personale con Iaquinta che un po’ gli sparava addosso e un po’ ha provato a sorprenderlo in controtempo senza riuscirci. Se fosse sempre così El Hadary andrebbe preso al volo da un club italiano, altro che Egitto o gli svizzeri del Sion. Quando non ce l’ha fatta lui, ci ha pensato la traversa, al 41’, pure essa ostile al Iaquintone dormiente nel primo tempo e assatanato nella ripresa. Il pareggio ci poteva stare. Detto questo l’Italia è stata lontana dall’idea di una grande squadra cui spettano i favori del pronostico nel prossimo Mondiale. Lippi aveva annunciato una formazione studiata ad hoc per infilzare i campioni d’Africa. Tutto si limitava al parto di un tridente più offensivo del solito: tre punte vere, con Giuseppe Rossi al centro e lesto a rientrare a prendere palla, Quagliarella e Iaquinta ai lati con il dovere di creare cross o accentrarsi al tiro. Rossi confermava di essere un talento che non si spaventa a cercare la porta ma non è Gesù Bambino. Così come sembrava lento il titic-titoc a centrocampo, concluso troppo spesso da fiondate lunghe e prevedibili. Il primo tempo dei celestini era comunque più decoroso del bagno inconsistente preso tre giorni prima contro gli Stati Uniti, con un uomo in meno, fino alla rete di Rossi. Altra qualità l’Egitto rispetto agli americani: più mobile che potente, più sgusciante che tosto con un centrocampo che ricordava il gioco delle tre carte manipolate dagli abili truffatori nei vecchi mercati: Hosni, Homos e Shawki si scambiavano di posto con rapidità. Non aveva, l’Egitto, la consistenza delle punte vista contro il Brasile. Al temutissimo Zidan mancava la “e” in fondo per confermarsi un fuoriclasse, perdipiù alla mezz’ora si stiracchiava la coscia e in pratica non lo si vedeva mai. Il decollo africano arrivava soltanto negli ultimi cinque minuti,con tre azioni pericolose e l’ultima era letale. Angolo di Aboutrika, De Rossi non arrivava di testa sulla traiettoria e Homos spuntava dietro a lui per la deviazione vincente che in Egitto ricorderanno a lungo con gloria.ALippi la responsabilità di incartare il Brasile. Se non una vittoria, ci aspettiamo almeno una prova che non renda questa Confederation Cup un fantasma con cui combattere per un anno.

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