SALERNO, ASTROFISICO SCOPRE UN PIANETA MA PER L´UNIVERSITA´ RESTA UN PRECARIO

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Nel gruppo di astro­fisici che ha scoperto la possibile presenza del primo pianeta al di fuo­ri della Via Lattea, c’è anche un ricer­catore precario dell’università degli studi di Salerno a Fisciano. Si chiama Sebastia­no Calchi Novati, 38 anni, assegni­sta di ricerca presso il dipartimento di Fisica della facoltà di Scienze ma­tematiche fisiche e naturali dell’ate­neo salernitano. Originario di Mila­no, ha conseguito la laurea a Roma ed è giunto a Salerno per l’assegna­zione del dottorato che, però, ha svolto a Parigi. Non un caso di fuga di cervelli, come spiega lo stesso Se­bastiano. «Inviare i dottorandi pres­so istituti di ricerca all’estero – dice – è una politica di questo diparti­mento di Fisica, diretto dal professo­re Gaetano Scarpetta. Un modo per attivare collaborazioni ed un arric­chimento per il dottorando». E, proprio a Parigi, ha conosciuto il gruppo Agape, con cui nel 1999 ha iniziato ad osservare l’M31, una galassia relativamente vicina e mol­to simile alla nostra, che si trova nel­la costellazione di Andromeda. Suc­cessivamente con «PoitAgape» e, ora, con il coordinamento Plan, affi­liato all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare sezione di Napoli, di cui fanno parte i professori Gabriele In­grosso e Francesco De Paolis del gruppo di Lecce e con la collabora­zione di colleghi svizzeri, spagnoli e russi, ha continuato l’attività di os­servazione. Nel 2003 venne pubbli­cato il primo articolo. Nel 2004 ci fu un’ulteriore analisi più approfondi­ta su questo evento in particolare, ma ancora non si parlava di pianeta, semmai di sistema binario. Adesso, invece, grazie ad un modello teori­co costruito da Ingrosso tramite una simulazione dell’esperimento, si inizia a delineare una massa di ti­po gassoso che si stima sia più gros­sa di Giove di ben sei volte. Molto probabilmente un piane­ta, anche se Novati pre­ferisce mettere il condizionale, che ruota attorno ad una stella. La scoperta è stata possibile per merito della tecnica cosid­detta «micro lente gravitazio­nale ». Si basa, cioè, sul fenome­no della luce che aumenta quando vi­cino ad una stella pas­sa un’altra massa. Attual­mente sembra che questa sia l’unica tecnica che consente di guar­dare molto lontano nello spazio. «In realtà – spiega Novati – il nostro obiettivo non era quello di dimo­strare che ciò che avevamo calcola­to fosse un pianeta, ma la valenza di questo me­todo ». Una ri­cerca che è sta­ta accettata per la pubblicazione dalla pre­stigiosa rivista britannica Monthly Notices of the Royal Astronomical Society. «Il riconoscimento del lavo­ro da parte della comunità scientifi­ca – ammette Sebastiano Novati – è una bella gratificazione, anche se, la temporaneità del mio stato di ricer­catore precario, innesca una compo­nente di ansia nella visione del futu­ro ». Un futuro che lo vede impegna­to, con l’università di Salerno ed il gruppo di Astrofisica, anche in un ulteriore progetto, il Mindstep, una campagna per la ricerca di pianeti extrasolari con il metodo del Micro­lensing gravitazionale. Paola Florio, Corriere del Mezzogiorno