
Tonni a Cetara che sta succedendo? Le gabbie si faranno o no? Il tormentone della primavera scorsa, che ha visto intervenire associazioni da tutta Italia, sembra non finire. Gabbie per l'ingrassaggio dei tonni avversate da tutte le associazini ambientaliste e persino dalla Slow Food che sembravano archiviate ritornano in auge. Chi punta il dito su un impianto che porterebbe danni alla Costiera come se fosse la cosa più grave del territorio, chi mette in evidenza come un ex assessore familiare dei titolari delle societa che impianteranno le gabbie di ingrassaggio si sia sentito accusato ingiustamente. In tutto questo bailamme quello che ci interessa è capire se gli impianti si faranno o no e che effetti avranno nell'ecosistema della Costiera Amalfitana, nel dubbio, concreto e reale, sulla base di dati scientifici, sarebbe stato meglio rinunciare almeno nel nostro territorio (sindrome Ninmby direbbe qualcuno cioè not in my back yard.. ). Comunque facendo un po di chiarezza in tutta questa emotivita e scontro politico (fra Maiori e Cetara che sono confinanti e hanno molte controversie in sospeso a cominciare dalle spiagge e differenti visioni politiche anche con equlibri che riguardano la Comunità Montana) diciamo a tutto tondo come la pensiamo. Ebbene crediamo che per tutelare l'ambiente della Costiera mettere impianti di ingrassaggio sia a dir poco una iattura, cha si abbiano tutti i permessi non importa, se pensiamo che la sciagura che sta per colpire Positano, una sciagura verso la quale non sembra si abbiano le forze per reagire, con la distruzione dell'oasi Vallone Porto, area sic, per delle inutili briglie, è stata autorizzata da tutti, allora ci rimane almeno la libertà di pensiero e opinione. Nello stesso tempo non è un'ottima idea mettere in ginocchio l'economia cetarese basata sulla pesca e di certo ci sono tanti abusivi nel mediterraneo e porti franchi (non in Costiera Amalfitana, ma in Francia e Spagna) che non vengono controllati come pure paesi del Mediterraneo senza regole ai quali pure Greenpeace ha l'obbligo di intervenire. Ma non crediamo che la mancanza di queste gabbie a Cetara mettera in ginocchio l'economia cetarese... Noi ci occupiamo di stampa locale e lasciamo le filosofie ed i massimi sistemi agli altri. Tornando a noi sull'impianto di Cetara.. Si trova in un posto troppo soggetto a correnti e antropizzato (barche che ne rompono le reti) e il rischio di un incidente è più concreto che teorico, un incidente (con sangue e pesci riversi sulle spiagge) danneggerebbe l'economia turistica del territorio per milioni di euro a favore solo di un privato. Questo è il punto per il nostro territorio ineccepibile e incontestabile, fermo restando le nobili valutazioni etiche, che condividiamo di cuore, sui tonni e tutto il resto. Volendo pur mettere da parti problemi etici (che pur contano) è dunque ovvio che, se non si è disonesti intellettualmente, un minimo di dubbio bisogna pur porselo. Facendo il punto della situazione cosa sta succedendo? I Della Monica vincono il ricorso al Consiglio di Stato un mese fa e Greenpeace ha presentato una denuncia alla Commissione Europea contro l’impianto di ingrasso di tonni di Cetara, la querelle Tonni sembra non finire in Costiera Amalfitana. Ad oggi ancora non sono stati impiantati i tonni nelle gabbie di ingrasso, ma lo scontro si fa sempre più duro. Una postilla a Della Monica capiamo che ci si lamenti di essere stati perseguitati però oggettivamente l'imprenditore riceve fondi pubblici, seppure dallo Stato e dalla Regione, e ricopre un ruolo pubblico, seppure solo come assessore di un comune, una incompatibilità morale, almeno secondo alcuni, ci sarebbe. Dunque bene ha fatto il politico a dimettersi e bene ha fatto l'imprenditore a cercare di ottenere il suo scopo, ma sentiamo cosa dicono gli ambientalisti. «La denuncia - sostiene Greenpeace - si basa su una memoria al Consiglio di Stato, dove la De.Mo.Pesca s.a.s., proprietaria dell’impianto, sostiene che su questa attività si è basata tutta la sua campagna di pesca che avrebbe impegnato un centinaio di pescatori e circa settecento altri posti di lavoro nell’indotto. Ovviamente, un giro d’affari non da poco per un quantitativo di tonni che, dai dati del sito internet dell’impresa, si potrebbe stimare in 400 tonnellate di tonni. Sulla base delle dichiarazioni della De.Mo.Pesca s.a.s. il Consiglio di Stato ha emesso un’ordinanza contro la decisione della Regione Campania di bloccare l’impianto di Cetara, considerando che la doverosa comparazione degli interessi coinvolti induce a preferire la prosecuzione dell’attività economica intrapresà».
«Tuttavia - aggiunge Greenpeace - quest’impianto non è presente nè nella lista degli impianti autorizzati per l’ingrasso di tonno nel 2007, di cui al Decreto ministeriale 20 settembre 2007, nè nel database Iccat degli impianti autorizzati. Sull’Italia pende già una procedura d’infrazione presso la Commissione Europea per aver pescato circa 500 tonnellate di tonni oltre il consentito, nel 2007. A questa cifra andrebbero sommati i tonni ingrassati nell’impianto di Cetara - prosegue l’associazione - occultati in tutte le statistiche di pesca. La Rainbow Warrior di Greenpeace quest’estate ha visitato l’impianto di Cetara per una pacifica dimostrazione: in pieno agosto, con la stagione di pesca chiusa da un mese e mezzo, in quelle gabbie non sembrava esserci alcun tonno. Greenpeace, tuttavia, non si è immersa per verificare la presenza di tonni sul fondo delle gabbie».
«O la De.Mo.Pesca s.a.s. ha dichiarato il falso al Consiglio di Stato - dichiara Alessandro Gianni, responsabile della Campagna Mare di Greenpeace Italia - e quest’attività non è mai iniziata, o sono estate eluse tutte le norme relative alle statistiche di pesca dell’Unione Europea. Questo è proprio un impianto fantasma: sarebbe interessante anche un accertamento fiscale su una sedicente attività economica che avrebbe mantenuto qualche centinaio di pescatori e altri operatori dell’indotto, ma di cui non esiste nessuna notizia ufficiale». Greenpeace chiede «che tutte le Autorità a qualsiasi titolo competenti si attivino immediatamente per chiarire il mistero dell’impianto fantasma di Cetara, con gli opportuni controlli amministrativi e fiscali».
Greenpeace chiede inoltre controlli per escludere l’esistenza di altri impianti fantasma per l’ingrasso tonni in Italia, di verificare la reale consistenza dei quantitativi di tonno pescati dall’Italia nel 2007 e di verificare se a quest’impianto fantasma sono stati erogati contributi economici pubblici». In tal caso, Greenpeace chiede «se non sia il caso di revocare tali contributi ove venisse accertata o la falsa deposizione al Consiglio di Stato o l’abusivo inizio dell’attività dell’impianto. Greenpeace è a disposizione di tutte le Autorità che volessero aver copia del materiale probatorio a sua disposizione».
Michele Cinque