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21/11/2007

Ravello, “Le verità” di Amalfitano

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Riprende da articolo del 12/11/07 Ravello:Amalfitano è fuori dalla maggioranza clicca qui per leggere

L’estromissione di Secondo Amalfitano dalla maggioranza amministrativa di Ravello, votata dal consiglio comunale presieduto dal Sindaco Di Martino il 3 agosto 1991 (vedi articolo pubblicato in precedenza), apre un nuovo scenario nella vita politica ravellese. Dopo 6 anni di collaborazione si arriva ad un’irreparabile rottura tra i due amministratori che, come vedremo, condizionerà il governo di Ravello fino ai giorni nostri.

____________________

Intervista di Gino Amato

D.- Dr. Amalfitano, nel corso del consiglio comunale del 3 agosto scorso, che ha sancito la sua uscita dalla maggioranza, le sono state rivolte, per grandi linee, due tipi di accuse. Quelle del Sindaco erano prevalentemente rivolte alla sua persona, indipendentemente dal colore politico di appartenenza. Accuse più politiche che personali le sono state invece mosse dal consigliere Amato. Quali le sono risultate più indigeste?

R. – Fare una graduatoria è difficile perché quel consiglio comunale ha avuto tutta la parvenza di una recita ben orchestrata, di un copione ben studiato, con entrate e uscite tutte ben preparate. Con un unico punto fermo che era la mia cacciata dalla maggioranza.

Sta di fatto che l’intervento del consigliere Amato Giovanna, ammantato di una veste politica, era permeato invece di insinuazioni gravi e profonde. Per cui io colgo l’occasione per rivolgere l’invito al consigliere Amato a esplicitare meglio il concetto, riportato anche dal numero precedente di E’costiera, quando dice che: “…l’assessorato era considerato da Amalfitano un orticello nel quale non si poteva entrare, ed in cui tutto si faceva tranne l’interesse e l’immagine del paese”. Per quanto mi riguarda l’interesse e l’immagine del paese è documentato da ampi e abbondanti servizi radiofonici e televisivi, e da un’ampia rassegna stampa dove emerge Ravello e solo Ravello. Farebbe anche bene a spiegare un’altra cosa, uscendo fuori dall’ambiguità e dall’ipocrisia, e cioè se la sua presenza in seno a quel raggruppamento è una presenza a titolo personale o se in rappresentanza di un partito. Perché se è rappresentante solo di se stessa allora forse è anche più giustificabile il suo comportamento, che ha visto un’inversione di tendenza dalla sera alla mattina, inversione di tendenza che può essere giustificata solo con un contentino datole all’ultimo momento e che le consentisse sì di coltivare il suo orticello. Se poi la sua rappresentanza lì è in nome e per conto del partito al quale lei dice di appartenere, il PDS, allora farebbe bene a ponderare di più le proprie parole, i propri interventi e il proprio operato, per evitare di screditare il partito che, al di la delle posizioni politiche che mi vedono differenziato, è una bandiera prestigiosa che ha dato e continua a dare lustro all’intera nazione.

D.- Le accuse che le sono state mosse tuttavia sembrano precise e circostanziate. Mancanza di collegialità; assenze prolungate alle sedute di Giunta; mancato rispetto di accordi presi in sedute di preconsiglio; gestione diciamo “allegra” del “Premio Favole”; pressioni psicologiche sul Sindaco e sui membri della Commissione Edilizia per condurre a buon fine una pratica di finanziamento, (Italia ’90), a favore del complesso VI.PA. Albergo Giordano e Villa Maria.

Da dove vogliamo cominciare?

R.- Dal principio. E’ semplicemente ridicolo, pretestuoso e falso parlare di mancanza di collegialità. Gli operatori turistici, ad esempio, possono testimoniare che tutte le scelte operate nel campo da me delegato, quello turistico, sono state scelte scaturite sempre da accordi, da incontri, da dibattiti. Tutte le più importanti manifestazioni e attività del mio assessorato sono state improntate alla massima collegialità. Per quanto riguarda le presunte diserzioni dalle sedute di Giunta io ho partecipato a tutte le Giunte alle quali sono stato convocato. Tranne tre sedute, per motivi personali. Sarebbe interessante piuttosto che il Sindaco spiegasse come avvengono le convocazioni di Giunta e non voglio dire come avvengono le sedute di Giunta.

D.- Il finanziamento all’albergo Giordano sarebbe stata la causa che l’avrebbe indotto ad esercitare quelle famose pressioni psicologiche sui membri della Commissione Edilizia e sul Sindaco stesso. Come mai tanto interesse per quella pratica?

R.- Se per pressioni psicologiche si intende sollecitare gli organi preposti a fare il loro dovere, a farlo tempestivamente e bene, allora pressioni psicologiche ci sono state. Se si vuole intendere altro ritengo che sia offensivo per chi le ha ricevute. Vale a dire che gente che non sa fare il proprio mestiere se si lascia influenzare da semplici pressioni psicologiche. Di pressioni invece, ne sono state fatte da ben altra parte. Basti pensare l’ultimo consiglio comunale per capire chi è che fa pressioni, (e mi limito a dire pressioni e non minacce), avendo la sfrontatezza di farle in pubblico in una seduta ufficiale di consiglio comunale.

La pratica di finanziamento del complesso VI.PA. rappresenta una grossa conquista per Ravello. Quello che si tace all’opinione pubblica è che in quella pratica è prevista la realizzazione di una sala congressi di 250 posti, interrata, e che non danneggia l’ambiente e che a Ravello manca, precludendo la possibilità di avere quella grossa fetta di turismo congressuale che porterebbe un’enorme beneficio economico per tutta la collettività e non, come si vuole contrabbandare, solo interesse privato. Come assessore al turismo avevo il dovere di sostenere l’opportunità, offerta da una legge speciale, di incrementare in modo serio l’offerta turistica di Ravello. Non mi si vorrà certo incolpare se fra tutte le pratiche approvate a livello comprensoriale, il legislatore abbia trovato questa pratica la più rispondente ai requisiti di legge. Si è detto invece in giri che addirittura l’albergo Giordano sarebbe per metà del sottoscritto. E’ l’occasione buona, questa intervita, per invitare chiunque, dalla magistratura ai cittadini qualsiasi, ad avere il coraggio di sporgere denuncia se avesse solo poco più di un sospetto. Si continua invece, nell’anonimato, a portare avanti la solita tecnica dell’illazione, dell’ingiuria, dell’infangare la correttezza e la moralità delle persone.

D.- Per quanto riguarda la gestione del “Premio Favole” giudicata “troppo personale”?

R.- I miei ex colleghi di maggioranza mi hanno abituato a sobbarcare da solo l’onere di una macchina organizzativa di questa portata, senza che essi muovessero un dito, fingendo impegni dell’ultima ora o malesseri dell’ultima ora. Poi, quando ha fatto loro comodo, hanno finto meraviglia nel vedermi lavorare da solo. Da quattro anni a questa parte hanno disertato puntualmente tutti i più grossi appuntamenti che Ravello ha avuto. Di questo mi sono testimoni prima di tutto i cittadini di Ravello, poi tutte le numerose personalità che si sono susseguite, senza avere neanche il “piacere” di conoscere fisicamente certi personaggi.

D.- La sua verità in tutta questa vicenda.

R.- La mia verità conta poco. Credo che sia più importante la verità che serpeggia tra i cittadini di Ravello, che è questa: Amalfitano era un personaggio scomodo, la verità è che bisognava tagliare le gambe a chi dimostrava di saper camminare, di mantenere bambino chi aveva abbondantemente dimostrato di essere adulto. Molto più adulto di tanti altri.

D.- Tutto questo non è potuto accadere all’improvviso. Perché non ha pensato di dimettersi alle prime avvisaglie?

R.- In un contesto politico serio e soprattutto con persone corrette mi sarei dimesso già parecchio tempo fa. Poiché era una chiara e precisa volontà la loro di cacciarmi, ho ritenuto di non dovermi dimettere per far capire meglio alla gente da che parte stava il giusto e da che parte stava l’errore. Infatti tutti si sono resi conto che è stata una cacciata.

Ma, come dissi in consiglio comunale, il tempo è galantuomo.

Prossimamente la riedizione dell’articolo pubblicato su “E’costiera” nel settembre 1992 dal titolo “Di Martino – Amalfitano: il braccio di ferro continua.

(clicca qui per la continuazione della vicenda VIPA)




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