Gio, 9 Febbraio 2012

Logo Positano News

Utenti online: 21
scelta lingua italiana scelta lingua inglese rss A.N.S.O.
Icona Web TV
Icona Mercatino
Icona Meteo Icona Casa.it
          
 NEWS:  Positano|Costiera Amalfitana|Penisola Sorrentina|Ravello|Capri|Prov. Salerno|Vico Equense|Campania|Italia e Mondo|Cultura|Sport|Motori|Tutte...
 EVENTI:  Costiera Amalfitana|Penisola Sorrentina|Salerno e prov.|Campania              Comunicati Stampa     Aggiungi PN ai Preferiti     Imposta PN come Home
Letto: 981 volte
Invia ad un amico Stampa articolo Crea PDF dell'articolo Bookmark and Share
26/10/2007

Amalfi - NAPOLI MILIONARIA – Cantata dei giorni dispari -

Commedia in 3 atti di Eduardo De Filippo

 

Amalfi Antichi Arsenali della Repubblica, nei giorni 27, 28, e 31 ottobre e il  3 e 4 novembre alle ore 19.00.

 

La Trama -

I atto -

Il sipario si apre su un povero “basso napoletano”, una casa ricavata in un seminterrato di un

palazzo, abitato dalla famiglia Jovine. Siamo nel 1942, secondo anno di guerra.

Tra un bombardamento e l’altro l’intraprendente ed astuta Donna Amalia vende a peso d’oro generi

alimentari che le procura il suo socio in affari, Enrico Settebellizze. Don Gennaro, uomo onesto e

saggio, non approva i traffici illeciti che si svolgono in casa sua, ma non ha l’energia e proposte

valide per contrastare sua moglie. Viene da tutti considerato un inetto, perfino dai suoi figli Amedeo

e Maria Rosaria. Pur protestando subisce passivamente e si presta a fingersi morto quando il

brigadiere Ciappa fa irruzione in casa volendo arrestarli per contrabbando.

 

II atto -

Napoli è stata liberata dagli alleati. Il “basso” è rinnovato e ristrutturato. Donna Amalia e

Settebellizze si sono arricchiti grazie alla borsa nera, ma il denaro facile li ha disumanizzati. Maria

Rosaria e’ rimasta incinta di un soldato americano, Amedeo è diventato ladro di gomme

d’automobili insieme a Peppe ‘o Cricco, “specialista” ad alzare le auto con la spalla per sfilare le

ruote. E’ questo il quadro della famiglia che Don Gennaro ritrova al suo improvviso ritorno dalla

guerra. Manca da casa da 14 mesi, quando nel corso di un bombardamento, mentre si trovava per

strada, viene ferito e deportato in Germania in un campo di lavoro. Quando riappare nessuno esulta,

nessuno vuole ascoltare le sofferenze patite, tutti lo esortano a dimenticare, come se nulla fosse

accaduto.

 

III atto -

La più piccola dei Jovane, Rituccia, è gravemente malata e non si riesce a trovare per tutta Napoli la

medicina che può salvarla. Don Gennaro viene messo al corrente del comportamento che ha tenuto

la sua famiglia durante la sua assenza. Ma non insorge: la guerra l’ha profondamente cambiato. Si

rende conto che quanto accaduto in casa sua rientra tra gli sconvolgenti effetti di una catastrofe che

si è abbattuta su tutta l’umanità. Per la moglie e per i figli trova soltanto parole di comprensione e di

perdono.

 

 

Napoli milionaria fu rappresentata per la prima volta nel 1945. Questa commedia, un lungo

articolo sulla guerra e sulle sue deleterie sofferenze, fu scritta da Eduardo poche settimane dopo la

liberazione, quando l’autore avvertì il disagio di raccontare storie dal contenuto frivolo e, al

contrario, sentì l’esigenza di scrivere una commedia che non dovesse estraniarsi dal presente e non

potesse ignorare la realtà che l’Italia stava vivendo.

Mentre il primo atto si allaccia ancora allo stile farsesco delle precedenti produzioni, dal secondo

atto avvertiamo le nuove intenzioni della sua scrittura, composta ormai con un mutato stato d’animo

e immersa appieno nelle atmosfere del neorealismo. In questa commedia, infatti, vita quotidiana e

Storia irrompono sulla scena teatrale. Chi volesse sapere cosa successe a Napoli e ai napoletani

mentre terminava la seconda guerra mondiale non dovrà far altro che assistere o portare in scena

Napoli milionaria. Ciò che capitò all’immaginaria famiglia Jovine, accadde veramente in tante

altre famiglie napoletane.

In questa prima commedia “dispari” Eduardo offre la sua poesia alla dolorosa realtà

contemporanea. La battuta finale “Ha da passa’ ‘a nuttata” vuole essere un invito a reagire di

fronte alle difficoltà del Paese, contribuendo attivamente alla loro soluzione. Questa presa di

coscienza espressa da un personaggio del popolo come Gennaro Jovine creò un caso teatrale

inedito e impose Eduardo come il maggiore autore del novecento italiano.

 

A cura di Antonella Anastasio




Articolo segnalato da un utente.



Invia ad un amico
Invia
Stampa articolo
Stampa
Crea PDF dell\'articolo
PDF
Visualizza i commenti 0 commenti presenti Inserisci un commento
 


Articoli correlati


 

TRANSLATES

Pubblicità

Pubblicità

Pubblicità


Pubblicità Positano News

Pubblicità Positano News

Pubblicità Positano News

Pubblicità Positano News

Scambio Banner

Sostieni Positano news

Pubblicità Positano News

Salviamo il Vallone Porto

NAPULITANO

Scambio Link

Sezione by Nicola Prisco



Questa testata aderisce all´Associazione Giornalisti Cava Costa d´Amalfi “Lucio Barone”
Visita i siti con gli articoli dedicati direttamente alla tua città
Ravello News Capri News Costa d'Amalfi News
Penisola Sorrentina News Vico Equense News