«Bassolino sleale tre volte: su giunta, sanità e rifiuti»
De Luca da Salerno: «Che scandalo Bagnoli A Napoli non c'è classe dirigente adeguata»
di GABRIELE BOIANO e FELICE NADDEO
SALERNO — «Vi racconto perché dal 1999 tra me e Bassolino non c'è più intesa... » Brandisce il microfono come l'arma preferita per ribadire «io, a differenza di altri, sono un uomo libero e leale», il sindaco diessino di Salerno Vincenzo De Luca, intervistato ieri in una gremita Sala Vittoria dal direttore del Corriere del Mezzogiorno Marco Demarco. L'occasione dell'incontro pubblico, introdotto dal giornalista de La Città, Marco Salvatore, è una riflessione a due voci sul libro di Demarco, «L'altra metà della storia » e sul fenomeno del bassolinismo in Campania. Ma sullo sfondo si staglia la lotta intestina per il Pd e il pluriennale contrasto tra il governatore e il sindaco.
Si è sempre ritenuto naturale che lei, per la grande esperienza politica e amministrativa maturata, potesse essere il successore di Bassolino. Perchè questo percorso si è interrotto?
«La mia formazione culturale e politica è diversa da tanti colleghi napoletani di partito. Io non sono un marxista bensì un liberale gobettiano. E mantengo sempre un rigorismo giacobino. Poi ho incontrato Gramsci e ne ho condiviso i valori. Per me, la verità e la lealtà contano più delle bandiere di partito. Ma Bassolino non conosce il valore della parola lealtà ».
In quali occasioni Bassolino non è stato leale con lei?
«Nel maggio del 2000 ho sostenuto la sua candidatura a presidente della Regione nonostante fosse nata in maniera demenziale. Dopo un balletto durato tre mesi, abbiamo appreso da un comunicato stampa che aveva deciso di candidarsi. Dopo mezz'ora gli ho manifestato il mio sostegno. Qualche giorno dopo parlai con lui facendogli presente che Salerno è la seconda città della Campania e aveva diritto ad un riferimento in giunta. Non un assessore di spesa ma qualcuno che servisse ad accompagnare i processi di sviluppo della città. E invece lui che fa, appena eletto? Si fa la giunta a casa sua con tutti assessori napoletani. Uno scandalo politico, pensate se una cosa del genere fosse avvenuta in Emilia Romagna o in Toscana».
Comunque c'è il vicegovernatore Antonio Valiante che è salernitano...
«Sì però lui non è un diessino, sappiamo a chi risponde».
A De Mita?
«Sì. Proprio De Mita. Poteva rappresentare un elemento di rinnovamento ma, nonostante ne avessimo parlato per due anni alla Camera, ha fatto solo finta di voler cambiare le cose per contrattare qualche manager sanitario o qualche altro ruolo di potere per il suo orticello. Poteva far prevalere altro, invece che tatticismo e compromessi di potere».
Torniamo a Bassolino, ci sono stati altri momenti di incomprensione?
«Nel novembre del 2000, quando stava per chiudere la discarica di Parapoti, chiesi dove avremmo dovuto sversare i rifiuti. Nessuno, con irresponsabilità inaudita, mi rispose e fu l'inizio del disastro ambientale».
Si è mai chiesto come mai ai suoi ripetuti attacchi Bassolino non ha mai risposto?
«Mi preoccuperei se Monica Bellucci non rispondesse ad un mio invito! Bassolino immagina di fare bene seguendo la strategia comunicativa di qualche sfessato che ha intorno. Poi non parla perché non ha nulla da dire nel merito».
C'è però Mauro Calise che da sempre è ritenuto consigliere e stratega di Bassolino. Lei lo conosce bene?
«In politica il comando è in mano a chi fa politica. Immaginare che a guidare i processi sia un sociologo è una fesseria. Calise ha cercato di dare una giustificazione intellettuale e sociale al partito personale di Bassolino. Che non è modernità ma arretratezza e continuismo del notabilato meridionale. Proprio per questo c'è crisi a Napoli: c'è carenza di innovazione amministrativa e politica. Si è lavorato molto sulla cultura dell'immagine e dell'annuncio. Nel primo periodo Bassolino ha fatto anche bene, ma sapeva che c'erano elementi critici: non poteva reggere una proiezione di dinamismo da vendere come immagine mentre non c'era nulla nei grandi quartieri di Napoli. Si era fermata la lotta alla camorra, si erano creati comitati di affari ».
Qual è stato l'ultimo punto di rottura tra lei e il governatore?
«C'eravamo incontrati per discutere del rinnovamento della sanità e per nominare manager che rispettassero le professionalità territoriali. E Bassolino che fa? Nella notte dell'antivigilia di Capodanno, come tanti ladri, decidono di mandare a Salerno, nella logica della lottizzazione politica, tale Di Palo, un cancelliere di tribunale socialista. Da quel momento ho deciso di sparare a zero. Le ragioni sono di merito: slealtà, mancato rispetto di Salerno, irresponsabilità per i rifiuti e gestione clientelare nella sanità».
Lei, a differenza di Mitterand che è stato definito «forza tranquilla », rappresenta per il suo impeto amministrativo una «forza che squilla». È quello che manca a Napoli?
«In Campania, e anche a Napoli, c'è una democrazia malata. Quando si governa bene si ottiene la qualità del consenso. Questo rapporto in Campania è spezzato, la ramificazione del potere rende impermeabile la vita democratica. Poi a Napoli non c'è una classe di governo adeguata. Non sanno amministrare. Eclatante il caso Bagnoli, incredibile che parlino solo della metropolitana. Se in 15 anni hai da far vedere solo la metro, il bilancio è davvero povero».
Lei ha sempre criticato le società miste della Regione. Ma anche al Conmune di Salerno c'è questo sistema di sottogoverno.
«Le nostre miste funzionano. Non abbiamo società con venti amministratori e un dipendente. La Regione deve legiferare, non gestire. Questo spetta a comuni e province».
Qual è la sua opinione sul caso Abate, il funzionario regionale che sollecitava, previo rimborso spese, la partecipazione dei dipendenti alle manifestazioni di Bassolino e del suo assessore regionale Enzo De Luca?
«Una porcheria tardo-democristiana. Sono solidale con Abate, ha sbagliato ma l'hanno mandato al massacro. Mica poteva muoversi da solo senza l'ok del suo capo?»
Il suo ex amico Mario De Biase recentemente l'ha definita un peronista.
«Ognuno dà alla parola dignità il valore che ritiene».
Chi vincerà in Campania alle primarie per il Pd?
«Io vinco o perdo se mi candido, qui non sono candidato. In ogni caso continuerò la mia battaglia. Una già l'ho vinta: De Mita non si è candidato alla segreteria regionale del Pd».
Si candiderà alla Regione?
«Sto bene dove sto. Ma non rinuncio alla battaglia sui contenuti e sulla rottura di questo sistema malato in Campania. Perciò, quando faccio appello a tutti gli elettori, di destra o di sinistra, è perché prima delle distinzioni politiche ci sono le persone perbene e libere. E servono queste per salvare la Campania».
Corriere del Mezzogiorno