Alimuri, il ministero dell´Ambiente: si può rivedere l´accordo
ROMA — Qualche dubbio sul proprio operato deve aver sfiorato il ministero per i Beni culturali se ha deciso di avviare «ulteriori verifiche giuridico-amministrative per accertare se vi siano percorsi tecnico-procedurali che risultino più vantaggiosi per lo Stato e gli enti interessati e consentano di migliorare ulteriormente lo scenario». Gli approfondimenti in questione riguardano il protocollo sottoscritto a luglio in pompa magna, nella sala Verde di palazzo Chigi, tra il ministro Francesco Rutelli, il presidente della Campania Antonio Bassolino e le parti interessate al destino dell'ecomostro di Alimuri, a Vico Equense, che si affaccia, deturpandola da un lato, sulla spiaggia di Meta di Sorrento. La precisazione è stata data dal sottosegretario Andrea Marcucci in risposta ad un'interpellanza presentata da alcuni senatori della sinistra radicale, capofila l'esponente di Rifondazione comunista Tommaso Sodano. E' toccato al parlamentare campano illustrare il testo e, dopo aver ripercorso l'intera vicenda del manufatto, dopo aver ricordato che per l'abbattimento (decisione seguita ad un provvedimento della Soprintendenza del 1971) è stata preventivata una spesa di un milione e 100 mila euro, di cui mezzo milione a carico della società proprietaria Sa.An. e il resto a carico di ministero e Regione; dopo aver sottolineato che i proprietari saranno anche risarciti dell'abbattimento con la costruzione di un nuovo albergo delle stesse dimensioni nel territorio equense, previa variante del piano regolatore (il che farebbe presupporre, aggiunge Sodano, sia stata scelta una zona vincolata) e anche di poter costruire strutture ricreative più «leggere» sul tratto di costa dove ora sorge l'ecomostro; dopo tutto ciò Sodano ha chiesto al governo: perchè ministero e Regione hanno cofinanziato l'abbattimento del manufatto abusivo e hanno concesso ai proprietari di costruire una struttura risarcitoria? Infine Sodano, anche a nome dei colleghi, ha chiesto lumi circa i vincoli paesaggistici dell'area destinata al nuovo albergo. Marcucci, ovviamente, ha risposto a ciascuno dei punti dirimenti dell'interpellanza e ha ripercorso sia la vicenda autorizzativa dell'ecomostro che quella del protocollo siglato nel luglio scorso. In sostanza il sottosegretario ha difeso l'operato del governo e della Regione, compresa «l'ammissibilità della riedificazione di una nuova struttura edilizia» sulla base della «legittimità della costruzione esistente». Quindi ha aggiunto che sì, l'area per il nuovo albergo è vincolata e poichè la nuova localizzazione non è contemplata nell'accordo di luglio (in occasione della conferenza stampa il nostro giornale tentò, invano, di ottenere notizie precise in merito all'area destinata alla struttura risarcitoria, ndr) «il ministero si è fatto carico di impegnare le amministrazioni firmatarie dell'atto alla costituzione di un tavolo tecnico finalizzato a valutare la proposta relativa alla delocalizzazione della volumetria da demolire che potrà essere ricostruita esclusivamente nelle zone territoriali 4 e 5 del piano urbanistico della penisola Sorrentina-Amalfitana». Infine la notizia sulla decisione di rivedere i termini del protocollo. Contenti? Niente affatto. Sodano, pur apprezzando la decisone del governo di approfondire la vicenda, ha confermato i forti dubbi sullo scambio ecomostro-nuovo albergo e ha quindi aggiunto: «Non sfuggirà al governo che la società proprietaria dell'albergo ha legami di parentela molto stretti con un esponente di spicco della giunta regionale». Il riferimento all'assessore Andrea Cozzolino era implicito, ma è rimbombato nell'aula di palazzo Madama. Rosanna Lampugnani