Una interminabile campagna elettorale combattuta a colpi di dimostranti pagati e occupazioni di piazza fittizie ha avuto il solo effetto di allontanare ulteriormente la gente comune dalla casta oligarchica al potere in Ucraina. Le interruzioni per la pubblicita' elettorale hanno raggiunto punte di 20 minuti ininterrotti ogni 15 di trasmissione televisiva regolare. Il Presidente Jushchenko, che ha condotto in prima persona la campagna elettorale, domani alle 21 violera' apertamente il regolamento che vieta l'agitazione politica ad urne aperte intervenendo a canali unificati. La gente é fondamentalmente indifferente, sono moltissimi coloro che considerano il voto inutile, o che lo reputano una prestazione a pagamento, il che ha spinto le Chiese ad un intervento televisivo unificato contro la "vendita dei voti", con un'ingerenza in politica che ha scarsi precedenti nel mondo ortodosso.
Intanto varie fonti segnalano che un'eventuale vittoria del "fronte democratico" non farebbe che ripetere lo scenario che ha visto Julija Timoshenko prima acclamata premier e poi deposta subito dopo la "Rivoluzione Arancione". Sul piatto della discordia, questa volta, oltre al transito del gas c'e' anche la privatizzazione del terreno agricolo, potenziale fonte di miliardi di euro per chi occupa le posizioni di controllo. L'intervento del Presidente, dunque, non sara' gradito neppure ai suoi alleati. La stessa Timoshenko, ieri in diretta televisiva, ha stigmatizzato il comportamento di Jushchenko come "fragrante illegalità". Timoshenko intanto annuncia "espropri" ai danni del partito di maggioranza uscente, capitanato da Viktor Janukovich, e un esponente di punta della frazione di Jushchenko (l'ex-socialista Luzenko) dichiara di considerare inevitabile un confronto di piazza immediatamente dopo le elezioni.
Qualche agenzia intanto inizia a diffondere "grida" sul panico bancario. Durante la Rivoluzione Arancione conti, bancomat e prelievi in contanti furono congelati per giorni. Se si dovesse ripetere sarebbe un'occasione d'oro per chi gestisce i cambi al mercato nero. La hrivna é ancorata al dollaro, la cui caduta la sta trascinando in basso e causando una costante perdita di potere d'acquisti tra la gente. Salari e stipendi sono fissati in genere in dollari, mentre a dettare i prezzi sono le importazioni in euro.
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