
Due kick-boxer in azione
“Ero giovane, da poco avevo compiuto 16 anni, e ogni domenica accompagnavo mio padre allo Stadio per vedere le partite della nostra squadra del cuore. Durante il girone di ritorno del campionato di serie A però, decidemmo di seguire il Napoli in trasferta a Milano insieme ad altri amici. Al termine dell’incontro, forse per via della grande calca nei pressi del San Siro, restammo soli io e il mio papà, in attesa che l’autobus ci venisse a raccogliere per tornare a casa. Nel giro di pochi minuti, fummo però accerchiati da alcuni Ultrà della tifoseria avversaria, i quali, inveendo e insultandoci ferocemente, strinsero cerchio intorno a noi. Furono attimi, furono secondi, poi vidi una cortina di fumo alzarsi in cielo e la vista mi si offuscò. Nemmeno il tempo di riprendere conoscenza, che subito sentii le urla di mio padre aggredito ferocemente da quattro tifosi che, a suon di schiaffi e pugni, l’avevano ridotto in ginocchio a terra. Subito allora, preso dall’ira e da una fortissima scarica di adrenalina, mi tuffai su uno di loro, atterrandolo e facendo franare anche gli altri. Mi rialzai subito, e mentre costoro ancora non si erano resi conto della mia presenza, mollai un calcione in viso al primo che mi venne incontro, lasciando così il tempo a mio padre di allontanarsi e fuggire via. Fu così che quindi a gambe levate corremmo verso la polizia, poco distante da noi ma ignara di tutto.”
Pietro, dimmi la verità, dove trovasti il coraggio per reagire? “Il coraggio lo trovai in me grazie alla Kick-boxing, che all’epoca già praticavo da due anni. Per me è stata una scuola di vita più che uno sport, mi ha insegnato ad aver fiducia nelle mie possibilità, ad essere leale con gli altri e a difendere chi è più debole di me. Di fronte poi l’aggressione di un genitore, credo chiunque avrebbe reagito alla mia stessa maniera.”
Da quanto insegni ora arti marziali? “Bè, posso dire di essere oramai un veterano dell’arte. Sono sensei da oltre 22 anni, ed insegno in alcune palestre qui a Napoli da altrettanto. Nei miei allievi infondo sicurezza verso se stessi, lealtà e intelligenza, valori quasi appassiti al giorno d’oggi.”
Cosa rende la Kick diversa dalle altre discipline marziali? “Secondo il mio punto di vista, oltre ad essere completa come stile di combattimento, in quanto unisce alla noble art l’ausilio delle gambe, è anche una pratica che rafforza molto dal punto di vista mentale, facendo maturare l’individuo e permettendogli di usare prima il cervello e poi tutto il resto.” Pietro F., 56 anni, maestro di Kick-boxing.
Simone Ambrò