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18/09/2007

LA SIGNORA DELLA PALMENTA

LA SIGNORA DELLA PALMENTA
Una statua, scesa da una soffitta, nel secolo scorso, ancora oggi è venerata per i suoi miracoli in una cappella a Pregiato.
Il 16 settembre la comunità è in festa.

Rosanna Di Giaimo

Per la Chiesa è Maria SS Vergine dei Martiri, per le genti di Pregiato a Cava de Tirreni, provincia di Salerno, è la Madonna della Palmenta.
La sua storia comincia nei primi decenni del secolo scorso, legando a sé la storia di Mastro Peppe il ciabattino, di Carmine il lattaio, di Salvatore il restauratore e del piccolo Salvatore caduto dal carretto e salvato dalla “Signora dal manto azzurro”.
Personaggi e storie che, nel racconto di Gennaro Bisogno, ritornano a vivere e a narrare i miracoli di questa Vergine che ancora oggi è oggetto di venerazione e devozione.
Siamo a Pregiato, alla località Palmenta. Una cappella, adiacente all’abitazione di Salvatore Pianura, ospita, in una nicchia, una statua lignea il cui destino si è intrecciato con quello di tanti devoti. Erano gli anni Venti e la statua, dimenticata in una soffitta di una dimora borghese lungo la strada che porta al Monte Castello, fu buttata via in seguito a dei lavori di ristrutturazione.
Un ciabattino, Mastro Peppe, la raccolse e, perché gli facesse compagnia, la tenne con sé, nella sua umile bottega. Ma era troppo bella per rimanere in quell’antro e troppo orgoglioso lui di quella scoperta, così, durante i pellegrinaggi al Monte, Mastro Peppe cominciò ad esporla alla venerazione dei passanti.
Non ci volle molto: un altro luogo della religiosità popolare era sorto.
A tutto aveva pensato il ciabattino, anche a designare chi avrebbe dovuto prendersi cura di Lei, in caso di morte, che purtroppo giunse presto. Era Carmine il lattaio che, miracolato perché scampato ad una granata durante la Grande Guerra, al suo ritorno decise di donare alla Madonna una dimora più degna per cui avviò la costruzione di una cappella.
Ma Carmine nascondeva nel profondo un’altra convinzione: lui, abbandonato in una cesta, ritrovato in una fredda giornata di marzo, era stato accolto ed amato dalla famiglia Pianura.
Carmine era “figlio della madonna”! e, quella madonna, la sentiva madre più di chiunque altro fedele. Lei gli aveva dato la vita e ora lui la dava a lei. Così, spinto da un fervore irrefrenabile, decise anche di restaurare la statua, rovinata dal tempo, affidando “il legno” a Salvatore Cataldi. Era costui un uomo altezzoso e fiero del suo lavoro e reso duro dalla necessità di mantenere la sua famiglia. Per ben tre volte lo stucco preparato per otturare i buchi dei tarli si sciolse, inspiegabilmente. Una sfida? Così la interpretò Salvatore, scoprendo in sé una fede di cui non era stato mai consapevole.
Era il 16 settembre 1927. La cappella era pronta, la Madonna pure. La processione dei fedeli accompagnava la statua dalla chiesa di Pregiato alla Palmenta. Il parroco del paese apriva il corteo, il vescovo officiava il rito della Santa Messa.
Nel giorno tanto atteso, tutti erano pronti ad ascoltare la storia di una Madonna scesa da una soffitta per entrare nella vita di tanta gente. E ci entrò tanto che salvò il piccolo Salvatore, figlio di Carmine, dalle ruote di un carretto che gli erano passate sul ventre. Nessuno gridò al miracolo, perché tutti sapevano come grande è l’amore di quella Mamma. Né gridarono al miracolo quando Salvatore Pianura – il piccolo miracolato – vinse un bel gruzzolo al totocalcio: quei soldi servivano per ingrandire la cappella.
Ancora oggi, la statua è lì, in quella cappella abbellita e curata, perché possa ancora accogliere i devoti.
“Il suo sguardo è sempre gentile” dice Salvatore Pianura, figlio di Carmine, attuale ma non ultimo custode. Poi ci guarda e dice: “Che volete, è la nostra Madonna della Palmenta”.

Da Il Lavoro Tirreno Giugno 2007




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