
Meta di Sorrento Schettino libero le reazioni in Spiaggia
A Meta la notizia, e la notifica, sono arrivate a ora di pranzo. Il ritorno alla libertà (Positanonews pubblica un video con i giornalisti sotto casa e un video in spiaggia in fondo a questo pezzo) fa il paio con le ultime rivelazioni dele perizie. «Mi rincuora vedere che i dati emersi dall'analisi della scatola nera confermano le mie dichiarazioni rese quando sono stato interrogato»: lo scrive il comandante Schettino in un memoriale ai suoi legali, anticipato da Mediaset: il documento sarà trasmesso stasera su 'Quinta Colonnà a Canale 5. «Come ho sempre detto - scrive Schettino - ho applicato un piano che man mano si disegnava nella mia mente. Altrimenti non avrei potuto nè riferirlo ne ricordarlo. Attaccare me e il mio comportamento è stata la cosa più facile fin dall'inizio. Questa vicenda ha responsabilità e dinamiche molto più complesse. Io sono stato sempre sicuro delle mie dichiarazioni, tanto che ho sperato fino all'ultimo che fossero salvati i dati della scatola nera».
Schettino scrive anche che la sera del 13 gennaio «la nave si è ribaltata di colpo. Ha fatto mancare il terreno sotto i piedi a me e a tutti coloro che erano con me sul lato destro. È triste per un comandante dover ricorrere alle testimonianze di altri per essere creduto». Sempre nello stesso memoriale Schettino scrive anche che «oggi mi fa rabbia e tristezza ascoltare il contenuto della scatola nera, osservare il radar degli attimi prima dell'incidente. Ma ogni mia pena e rammarico è in minima parte alleviato dalla consapevolezza di avere evitato, virando, una strage». «Non è mio costume biasimare gli altri - continua Schettino - voglio solo precisare che fino all'ultimo, e anche dopo l'incidente, è stato negato che stavamo percorrendo una rotta che ci avrebbe portato direttamente sugli scogli». Il gip di Grosseto ha revocato gli arresti domiciliari al comandante della Costa Concordia Francesco Schettino. Dovrà osservare solo un obbligo di dimora a Meta. Il gip, nel motivare la sua ordinanza, diffusa dalla stessa difesa del comandante, ha ritenuto che le esigenze cautelari sono «tuttora persistenti» ma possono «essere adeguatamente salvaguardate con la diversa e meno gravosa misura dell'obbligo di dimora nel comune di residenza, tenuto conto del presumibile effetto deterrente ricollegabile alla detenzione sin qui sofferta, peraltro prossima alla scadenza del termine di durata massima in relazione alla fase processuale».
Il giudice ha così accolto l'istanza proposta in via subordinata dalla difesa, «considerate le attuali esigenze relative alle indagini in corso nonchè l'agevole possibilità per le forze dell'ordine di sottoporre ad adeguato controllo la condotta dell'indagato in considerazione delle prescrizioni aggiuntive imposte e della dimensione territoriale del luogo di dimora».
"MANO DIVINA SULLA MIA TESTA" -«In quel momento una mano divina si è sicuramente posata sulla mia testa. Se avessi continuato su quella rotta, avremmo colpito lo scoglio con la prua. Sarebbe stata un'ecatombe». Lo scrive il comandante della Costa Concordia, Francesco Schettino, ricostruendo le fasi della manovra davanti al Giglio, in un memoriale inviato ai suoi difensori, secondo le anticipazioni diffuse da Mediaset che stasera proporrà in esclusiva il documento nella trasmissione su Canale 5 Quinta colonna.
«Il dilemma - scrive ancora Schettino sul naufragio della Costa Concordia - era: evacuare o non evacuare la nave? Evacuare oltre 4.000 persone con una nave in movimento ha i sui rischi. Disporlo sarebbe stato quasi una liberazione per me, ma la coscienza non mi ha concesso di farlo a cuor leggero...».
Perciò, prosegue Schettino, «il rischio che le vittime fossero maggiori nessuno lo ha messo in conto, nessuno ne ha parlato ma era una concreta possibilità». Inoltre Schettino evidenzia nel memoriale che «a causa del black out, non ho potuto utilizzare il computer dedicato al calcolo dei parametri nautici in caso di falla. Non averlo ha reso ogni scelta più gravosa e difficile».
"ALLUCINATO? HO AVUTO FIUTO" - «C'è chi, a verbale, ha dichiarato che l'impatto con la poppa è stato causato da una mia allucinazione, un'allucinazione che mi avrebbe fatto virare a destra provocando la scodata verso sinistra... Altro che allucinazione! Piuttosto è stato il mio fiuto, il mestiere, il saper riconoscere il mare a farmi fare quella sterzata repentina a dritta». «Nessuno - afferma Schettino nel suo memoriale - fino a quel momento, mi aveva avvisato che avevamo superato il punto di accostata fissato sulla rotta». Ma, continua, «per fortuna ho visto della schiumetta bianca sulla mia sinistra. È stato un segno che mi ha fatto dare ordine di virare a dritta, per puro istinto».
Schettino ricostruisce la manovra ricordando «l'iniziale curva a destra per evitare l'ostruzione, poi la curva a sinistra per rallentare la scodata della poppa e poi la virata a dritta che porta la nave a disimpegnarsi dall'isola». «Il successivo scarroccio (cioè l'avvicinamento verso terra) non è stato interrotto gettando l'ancora ed è lì - scrive il comandante della Costa Concordia - in quel momento, che ho compiuto la scelta definitiva che oserei definire 'solenne'».