
CONDONO EDILIZIO PRONTE TRE LEGGI
La storia è vecchia, quasi antica, e si chiama condono edilizio. Ogni tanto questa storia torna a galla ora con le sembianze di un emendamento, ora sotto forma di ordine del giorno, ora con i crismi di un disegno di legge. In un modo o in un altro, insomma, si prova a far entrare dalla finestra quello che non è entrato dalla porta. Ieri al Senato si è scritto l’ultimo capitolo di quella che è ormai diventata una telenevola: i senatori del Pdl Carlo Sarro, Gennaro Coronella e Nitto Palma (quest’ultimo è commissario del partito in Campania) hanno presentato in commissione Ambiente tre disegni di legge per riaprire i termini del condono edilizio del 2003. L’iniziativa fa discutere e riapre il solito vespaio di polemiche tra chi (centrosinistra e ambientalisti) si oppone a ogni forma di sanatoria e chi (centrodestra e molti sindaci di tutti gli schieramenti) ritiene che riaprire i termini faccia giustizia di un torto subito dalla Campania, quello di non aver potuto usufruire del condono del 2003. Il Pd in commissione Ambiente preannuncia battaglia. «È surreale che in un Paese come il nostro assediato da condizioni diffuse di dissesto idrogeologico e abusivismo il Pdl tenti ancora una volta di riproporre uno strumento che ha alimentato le costruzioni illegali», denuncia il senatore Roberto Della Seta. Per il centrosinistra non vi sono i margini per riaprire i termini del condono, tanto più che, accusa il Pd, «il tentativo è di allargare la sanatoria» agli immobili abusivi costruiti nelle aree vincolate. «Gli abusi vanno perseguiti e demoliti. Solo nel 2010 - rivela Della Seta - le forze dell’ordine hanno stimato la costruzione di 26.550 nuovi immobili privi di licenza. La strada del condono risponde solo all’idea di premiare i furbi e di legalizzare l’illegalità, e contro l’iniziativa del Pdl ci sarà dal Pd la massima fermezza». La storia è vecchia ma val la pena ricordarla. Nel 2003 il governo Berlusconi approva un nuovo condono edilizio e demanda alle singole Regioni il compito di emanare entro sessanta giorni le norme per recepire la legge e definire i procedimenti amministrativi. Ma il consiglio regionale, a maggioranza di centrosinistra, legifera in maniera del tutto opposta stabilendo che in Campania non è ammessa la sanatoria delle opere abusive. Ne scaturisce un lungo conflitto istituzionale tra governo e Regione che termina nel febbraio 2006 quando la Corte Costituzionale dichiara illegittima la legge regionale. Sta di fatto che mentre le altre regioni applicano il condono, la Campania resta fuori. Ma non solo. Molti cittadini, nel frattempo che i ricorsi seguissero i rispettivi iter, hanno presentato la domanda di condono e pagato i relativi oneri. Insomma, un pasticcio. Per il Pdl «è insopportabile che i cittadini campani debbano essere considerati figli di un dio minore». E appena sceso in Campania a guidare il partito Palma annuncia, presente il segretario nazionale Alfano che concorda, una proposta di legge per riaprire i termini del condono. «Io pongo una questione giuridica e di giustizia. Il Pdl - incalza l’ex ministro della Giustizia - si batte per garantire il pari trattamento tra i cittadini della Repubblica».
C’è da dire che quello del condono edilizio è un tema molto sentito sui territori perchè, sanatoria a parte, vivono ordinanze per oltre 67.000 abbattimenti. Una cifra da brividi che spaventa i sindaci per le ripercussioni sociali. Tuttavia per il Pd non vi sono alternative: il condono non va applicato e le demolizioni vanno eseguite. «Sarro, Coronella e Palma, avanzando pretestuosamente la necessità di ”riparare” il danno subito dai cittadini dalla decisione della Corte Costituzionale - dice Della Seta - vogliono dare il via al quarto condono edilizio nazionale».
Fonte:ilmattino