
LIMA - Due lunghe scosse di terremoto a distanza di pochi minuti l'una dall'altra hanno seminato ieri pomeriggio morte e terrore in gran parte del Perù: 330 i morti finora accertati e poco meno di mille i feriti. Anche se il numero delle vittime sembra destinato ad aumentare, il sisma di ieri non è fortunatamente dei più catastrofici come quello che colpì il paese nel 1970 e che fece oltre 50.000 morti seppellendo la città di Yungay. Subito dopo le scosse, per Perù, l'Ecuador, il Cile e la Colombia è stato lanciato un allarme tsunami, rientrato dopo qualche ora. L'epicentro del sisma è stato individuato a Pisco non lontano da Ica nella zona costiera.
La prima scossa, con una magnitudo di 7.7 sulla scala Richter, si è verificata a 33 km a ovest di Chincha Alta e a una profondità di 18 km, come ha rilevato l'Istituto Geologico americano (USGS). La seconda scossa ha avuto una magnitudo di 7.5. Gli edifici di Lima hanno tremato per almeno 20 secondi provocando il panico fra la popolazione che è corsa in strada. Molti gridavano, piangevano e si abbracciavano per darsi coraggio. Le sirene delle ambulanze hanno risuonato tutta la notte per le strade della città. L'area più colpita dal terremoto è Ica, località turistica a circa 350 chilometri a sud di Lima, per tutta la notte totalmente immersa nel buio, dove la gente, disorientata ed impaurita per il timore dei gruppi di sciacalli che sono entrati in azione, si è raccolta in zone aperte con le poche cose che ha potuto recuperare dalle case crollate.
Qui è inoltre crollata la chiesa del Senor de Luren mentre era in corso una liturgia religiosa e i soccorritori parlano di eprsone ancora intrappolate sotto le macerie. A ica, e nella vicina Canete, "gli ospedali sono ormai al collasso". Il presidente peruviano Alan Garcia ha dichiarato "l'emergenza ad Ica", ed oggi, dopo le condoglianze espresse alle famiglie delle vittime del terremoto, ha detto che il paese, devastato in passato da altri terremoti, è scampato a una tragedia maggiore. "Fortunatamente non c'é stata una catastrofe con un immenso numero di vittime".
NON RISULTANO ITALIANI COINVOLTI
Il ministero degli Esteri e l'Unità di crisi della Farnesina già da stanotte hanno attivato la rete diplomatica in Perù per verificare se cittadini italiani siano stati coinvolti nel terremoto che ha colpito il Paese: lo ha ricordato il capo dell'unità di crisi, Elisabetta Belloni, precisando che "al momento non risultano connazionali feriti per il sisma". Viste le difficoltà esistenti in queste prime ore dopo il terremoto sul fronte dei contatti telefonici e delle comunicazioni via terra, la Farnesina chiede di rivolgersi al ministero solo nel caso della presenza di italiani nei luoghi dove ci sono state le scosse e si sono registrati i danni, principalmente quindi nell'area di Ica. "Tramite la nostra ambasciata e il consolato stiamo in queste ore cercando di raggiungere tutti gli alberghi e gli altri luoghi maggiormente frequentati dai turisti", ha d'altra parte sottolineato Belloni all'ANSA. "La Farnesina sta dando priorità assoluta alla verifica e all'assistenza degli italiani coinvolti", ha aggiunto il capo dell'unità di crisi, ricordando inoltre che il ministero "ha naturalmente preso contatto con le associazioni di categoria dei tour operator, che hanno assicurato la massima collaborazione con la Farnesina per gli spostamenti ed i soggiorni degli italiani non direttamente coinvolti, ma presenti nel paese". Fin da subito dopo la notizia del terremoto - ha d'altra parte concluso Belloni - l'unità di crisi della Farnesina si è messa in contatto con le strutture analoghe in sede Ue.
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MICHELE DE LUCIA